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Nel 2020 per le Ipo il vento non sarà sempre favorevole

Per BCG negli ultimi 29 anni in media le Ipo ad un anno dalla quotazione hanno dato un ritorni fino al 23,2%. Nel 2019 i ricavi medi hanno raggiunto 180 milioni di dollari

di Lucilla Incorvati

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(Ruters)

Per BCG negli ultimi 29 anni in media le Ipo ad un anno dalla quotazione hanno dato un ritorni fino al 23,2%. Nel 2019 i ricavi medi hanno raggiunto 180 milioni di dollari


3' di lettura

Da Airbnb alla cinese AntFinacial a Deliveroo. Mentre in Italia si fanno insistenti i nomi di Intercos, Sia, Gvs, Agos e anche di Giochi Preziosi. Sono queste alcune delle Ipo attese nel 2020 a livello mondiale e a Piazza Affari. Quale sarà l’esito di queste operazioni? Secondo gli esperti molto dipenderà dalla storia che arriverà in Borsa perché mai come ora molto è legato al valore della società e alle sue prospettive future.

Negli ultimi 29 anni a livello mondiale le Ipo a un anno dalla quotazione hanno dato un ritorno complessivo medio per gli azionisti del 23,2% qnel caso in cui siano state emesse solo azioni esistenti. Decisamente più basso e pari al 6,5% è stato invece il ritorno medio nei casi in cui la quotazione è stata frutto di un aumento di capitale. Sono le evidenze di uno studio di BCG che ha analizzato 4.785 Ipo avvenute tra gennaio 1990 e settembre 2019, calcolando il rendimento per gli azionisti per ogni quotata a sei mesi, un anno e due anni dall’Ipo.

Le prospettive per il 2020. Se il 2019 è stato l’anno di alcune mega Ipo realizzate sia da unicorni tech sia da imprese tradizionali, nel 2020 la finestra per le quotazioni resta ancora aperta. Ma chi intende raccogliere nuovi capitali con una quotazione potrebbe dover affrontare qualche vento contrario nel ritorno per gli azionisti e un attento controllo degli investitori. Sarà indispensabile una potente storia azionaria e mostrare agli investitori con chiarezza le potenzialità di sviluppo.

Lo scenario. Dopo due anni positivi, il mercato si conferma robusto, anche se le performance delle singole operazioni appaiono contrastanti: le Ipo realizzate esclusivamente per cedere quote esistenti hanno avuto esiti migliori rispetto a quelle utilizzate, almeno in parte, per raccogliere nuovi capitali. Una tendenza confermata dall’analisi storica delle Ipo degli ultimi 29 anni che come detto mostrano risultati decisamente più alti nei casi in cui siano state emesse solo azioni esistenti.

29 ANNI DI IPO

Fonte: BCG in base a 43523 ipo tra gennaio 1990 e settembre 2019

29 ANNI DI IPO

Le performance. BCG nell’analizzare le prestazioni post-listing di 4.786 Ipo tra gennaio 1990 e giugno 2019, attribuisce i diversi rendimenti al fatto che nella raccolta di nuovo capitale, gli investitori si aspettano che questo sia utilizzato per una crescita di valore e richiedono una storia azionaria persuasiva. Se la crescita post-quotazione non appare credibile, il mercato penalizza il titolo. Alcune caratteristiche però aumentano la disparità di performance, perché contribuiscono ad abbattere o a aumentare le preoccupazioni degli investitori prima e dopo la quotazione: l'impulso della crescita, la dimensione del deal, la percentuale di flottante e la tipologia del settore in cui l'azienda opera. In generale, molte startup sono state premiate dal mercato per una potente storia di crescita, spesso esponenziale, di natura sostenibile, spinta da mega trend e dalla natura dirompente del business.

Il bilancio 2019. Il 2019 si è aperto con un rallentamento nel primo trimestre, rispetto allo stesso periodo del 2018. Anno in cui le valutazioni sull’ondata di mega Ipo da unicorni (start-up valutate a oltre 1 miliardo di dollari) come Xiaomi, iQiyi, Dropbox e DocuSign ha contribuito a spingere i ricavi sopra quelli del 2017. Tuttavia, nel secondo trimestre del 2019 alcune mega Ipo come quelle di Uber, Trainline, Lyft e il rilancio di eventi posticipati del 2018 come Traton e Pinterest hanno sostenuto il mercato e i volumi sono aumentati del 50%, spingendo i ricavi medi per Ipo a 181 milioni di dollari, il 30% in più rispetto allo stesso periodo 2018, con un parziale rimbalzo anche nei livelli di valutazione. Nel terzo trimestre, il mercato delle mega Ipo si è leggermente raffreddato, riducendo volumi e ricavi, ma è rimasto ben al di sopra dei livelli del primo trimestre. Infine , a chiusura d’anno è arrivata la più grande Ipo di sempre con Saudi Aramco.


La spinta degli unicorni. Quasi tutte le mega Ipo dei primi nove mesi 2019 sono state realizzate da unicorni tech. Mentre i settori tradizionali come l’industria hanno mostrato un ritardo, le offerte realizzate da operatori tecnologici hanno registrato i risultati più significativi dal 2004 raggiungendo il 20% del volume complessivo e un impressionante 31% dei proventi raccolti. Le Ipo tech hanno generato proventi così grandi perché il sostegno dei Venture Capital sembra aumentare la fiducia degli investitori, con maggiore probabilità di ricevere una valutazione “premium”.
Le performance. Nonostante i buoni risultati, se si guardano le prime dieci grandi Ipo dei primi 9 mesi 2019, le performance sono contrastanti. Le ragioni della differenza risiedono spesso nelle motivazioni: molte mega Ipo di successo del 2019 sono state tentativi di fondi di venture capital di generare una sorta di exit, senza aumento di capitale.


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