Bilanci culturali

Musei, nel 2020 persi 41mila giorni

The ArtNewspaper stila il primo report sulle chiusure e sul numero di visitatori nell’anno della pandemia. Le 100 istituzioni più visitate al mondo hanno perso il 77% dei visitatori

di Marilena Pirrelli

(AFP via Getty Images)

7' di lettura

Il bilancio di un anno di pandemia per i musei non lascia dubbi: è stato disastroso. A tracciare la direzione di un difficilissimo anno per tutte le istituzioni mondiali è The ArtNewspaper con il solito sondaggio annuale. Se in un anno normale la Gioconda avrebbe avuto oltre nove milioni di visitatori al Musée du Louvre di Parigi nel 2020 questo non è stato possibile con il Covid. Il sondaggio rivela che la partecipazione complessiva dei 100 musei d'arte più visitati al mondo è diminuita addirittura del 77%, da 230 milioni nel 2019 a soli 54 milioni quando i musei di tutto il mondo sono stati costretti a chiudere.

Il flusso di visitatori delle mostre – organizzate prima, dopo e durante i lockdown – di solito al centro del sondaggio ha lasciato spazio al nodo cruciale del rapporto: i dati complessivi dei visitatori del museo che sono stati chiusi per l'incredibile cifra di 41.000 giorni in totale, più di un secolo di visite perse l'anno scorso.

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L'anno è iniziato con le drammatiche cronache sul virus da Wuhan: alla fine di gennaio, la città era bloccata e l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) aveva dichiarato l'epidemia “un'emergenza sanitaria pubblica di interesse internazionale”. Il personale di uno dei più grandi musei di Wuhan, il Museo provinciale Hubei, chiuso dal 23 gennaio al 13 giugno, non era autorizzato a viaggiare per lavoro. Così il suo direttore Fang Qin ha allestito per diversi mesi la sua dimora con più di 70 dipendenti all’interno del museo per occuparsi della collezione. Il Museo nazionale cinese di Pechino, il secondo più popolare del sondaggio con 1,6 milioni di visitatori, ha chiuso per tre mesi dal 25 gennaio, anche in conseguenza dell’annullamento da parte delle autorità di Pechino delle celebrazioni del capodanno cinese. Quando il museo ha riaperto, la sua affluenza massima è stata all’inizio ridotta del 90% - da 30.000 a 3.000 visitatori al giorno - e poi gradualmente è salita sino a 8.000 visitatori al giorno ad agosto. Il secondo museo asiatico più visitato, new entry nel sondaggio del giornale inglese, è il Museo di arte contemporanea del XXI secolo del Giappone a Kanazawa, con 971.000 visitatori nel 2020, chiuso solo per 66 giorni, livello più basso per un paese che ha evitato i rigidi blocchi. Dei musei intervistati più di 280 hanno fornito il numero di giorni di chiusura per la crisi sanitaria: in media per 145 giorni, il che equivale a un totale di 41.000 giorni in totale.

I PRIMI DIECI MUSEI PER VISITATORI
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La crisi in Europa

A metà marzo, quando l'OMS ha ufficialmente dichiarato l’epidemia da Covid-19 una pandemia, circa 250 milioni di europei sono entrati nel loro primo lockdown. Sebbene le risposte dei governi siano state diverse, in media i musei europei sono stati chiusi per 112 giorni in più. Se nel 2019 quasi 83 milioni di persone hanno visitato i primi 100 musei europei, nel 2020 sono scesi a 24 milioni, a causa del forte crollo del turismo internazionale: a Parigi il Louvre, il Centre Pompidou e il Musée d'Orsay hanno registrato un calo complessivo del 73%, passando da 16,5 milioni a 4,5 milioni di visitatori. Circa 2,7 milioni hanno visitato il Louvre che, nonostante la perdita del 72%, si conferma il museo più visitato al mondo, grazie anche alla mostra su Leonardo che ha registrato più di 10.000 visitatori al giorno. Nonostante ciò, il Louvre ha registrato perdite per circa 90 milioni di euro nel 2020.
Il crollo del turismo ha colpito anche i grandi musei spagnoli: il Prado di Madrid ha segnato un calo del 76% dei visitatori (da 3,5 milioni nel 2019 a 852.000) con 85 gironi di chiusura, il Reina Sofía ha lasciato sul campo il 72% (da 4,4 milioni nel 2019 a 1,2 milioni) con 80 giorni di chiusura, riaprendo con solo il 33% dell’affluenza.

I visitatori ai Musei Vaticani, alle Gallerie degli Uffizi e all'Accademia a Firenze sono diminuiti rispettivamente dell'81%, del 72% e dell’81%. Nonostante sia stato chiuso per 193 giorni - uno dei tassi di chiusura più alti tra i musei europei intervistati - l’affluenza al Palazzo Reale di Milano è scesa solo del 48%, a circa 391.000 visitatori.

Musei inglesi a scartamento ridotto

Nel Regno Unito, la Tate Modern di Londra è stato il museo più visitato, una posizione ricoperta dal British Museum (BM) negli ultimi dieci anni ad eccezione del 2018, probabilmente a causa della chiusura per 208 giorni rispetto al 173 della Tate Modern. Molti dei principali musei del Regno Unito fanno affidamento al turismo: il pubblico del British Museum era composto dal 77% da stranieri nell'anno finanziario 2019/20, e quello della National Gallery dal 60%. In media, i musei del Regno Unito hanno registrato un calo delle presenze del 77% con una chiusura in media di oltre la metà del 2020. Quando hanno riaperto, la loro capacità di accoglienza è stata tra il 20% e il 30%, per via delle misure di sicurezza introdotte per limitare i contagi.

Chiusure e conseguente calo dei visitatori hanno prodotto ingenti perdite finanziarie. Il reddito proprio della Tate è sceso da 94 milioni £ nell'anno finanziario 2019/20 a una stima di 38 milioni £ per il 2020/21, con un calo del 60%. Il Victoria & Albert Museum ha perso il 63%: la redditività autogenerata è scesa da 64 a 24 milioni di £. Secondo un portavoce del BM le entrate generate dai visitatori sono crollate di oltre il 90%. La National Gallery ha perso solo 14 milioni di sterline, secondo un portavoce del museo. Il giornale inglese fa notare che, oltre a riflettere la perdita di reddito dovuta al ridotto afflusso di visitatori (biglietti e vendita al dettaglio, ecc.), i dati includono anche le ridotte donazioni.

I casi di successo

La mostra itinerante dei tesori di Tutankhamon del Grand Egyptian Museum del Cairo è stata vista da più di 580.000 persone alla Saatchi Gallery, nonostante il costo dei biglietti a 40 £. La mostra di Olafur Eliasson della Tate Modern è stata vista da più di mezzo milione di persone.

I musei americani

Negli Stati Uniti ogni Stato ha stabilito le proprie restrizioni e protocolli di sicurezza, i musei hanno aderito a regole molto diverse. Il numero di giorni di chiusura variava tra 75 (Crystal Bridges Museum of American Art in Arkansas) a 293 (National Museum of the American Indian a New York). Molti musei californiani hanno chiuso lo scorso marzo e sono rimasti chiusi per la maggior parte dell’anno, mentre il Crystal Bridges ha riaperto a giugno. Il museo di Bentonville ha avuto 353.000 visitatori, la metà del 2019. Il Los Angeles County Museum of Art ha alleviato parte degli oneri finanziari ponendo sul mercato la casa del suo direttore da 2 milioni di dollari.

I musei di New York

Hanno registrato 2,2 milioni di visitatori i quattro colossi dell'arte di New York: il Metropolitan Museum of Art (1,1 milioni), il Museum of Modern Art (706.000), il Whitney Museum of American Art (233.000) e il Solomon R. Guggenheim Museum (154.000) - rappresentano il 91% dei 2,4 milioni di visitatori dei musei della città. Le stesse istituzioni hanno visto 11 milioni di visitatori nel 2019, con il Guggenheim che ha registrato il calo più grave con l'88%. Mentre molti musei di New York sono stati chiusi per circa sei mesi, il Guggenheim per più di sette mesi riaprendo poi solo al 25% della capacità.

La crisi sanitaria ha messo a dura prova le celebrazioni del 150° anniversario del Met contribuendo alla perdita di circa 150 milioni di dollari di entrate con una media di 4.065 visitatori al giorno. I musei di Washington, DC, hanno dovuto affrontare un secondo anno di chiusure inaspettate, essendo già stati afflitti da chiusure governative alla fine del 2018 e all'inizio del 2019. La National Gallery of Art (NGA) è stata chiusa per altri 138 giorni, mentre lo Smithsonian American Art Museum (SAAM) e la National Portrait Gallery (NPG), che condividono l’ingresso hanno perso altri 225 giorni: l’afflusso di visitatori è così diminuito per la NGA dell'82% a 730.000 da 4,1 milioni nel 2019, e per l'ASG e l'NPG dell’81% a 321.000 rispetto agli 1,7 milioni del 2019.

Nei paesi emergenti

In Brasile, epicentro della pandemia, 19 istituzioni brasiliane esaminate, hanno mostrato chiusure per una media di 203 giorni, più di qualsiasi altro paese del sondaggio de The ArtNewspaper. Il Centro Cultural Banco do Brasil, il braccio culturale della più grande banca del paese che ospita mostre a Brasilia, San Paolo, Rio de Janeiro e Belo Horizonte, ha registrato 1,6 milioni visitatori, in calo del 72% rispetto a 5,6 milioni del 2019. Le visite al Museu de Arte de São Paulo Assis Chateaubriand (140.738), al Museu de Arte Moderna de São Paulo (44.176) e alla Pinacoteca de São Paulo (135.518) si sono ridotte rispettivamente dell’81%, del 79% e del 75%. L'Instituto Tomie Ohtake di San Paolo ha visto un calo del 45% delle presenze a 309.760.

Trionfo della Nuova Zelanda

La mostra spartiacque Toi Tū Toi Ora: Contemporary Māori Art è stata la più grande nei 133 anni di storia della Auckland Art Gallery Toi o Tāmaki. I musei neozelandesi sono rimasti chiusi per meno tempo rispetto alla media globale. La Nuova Zelanda è stata una delle grandi storie di successo della pandemia, grazie all'implementazione anticipata delle restrizioni, con diversi blocchi rapidi e severi. I suoi musei sono stati chiusi per meno tempo rispetto alla media globale e nel complesso non hanno ridotto la loro affluenza quando hanno riaperto. Il meno colpito dei suoi principali musei è stata la Christchurch Art Gallery Te Puna o Waiwhetū, chiusa per 54 giorni con un calo di appena il 28% dei visitatori. L'istituzione più popolare del paese, il Museo della Nuova Zelanda Te Papa Tongare-wa a Wellington, ha registrato quasi 838.000 visitatori, il 46% in meno rispetto al 2019.
Insomma in attesa che il vaccino metta in sicurezza la popolazione mondiale, molti musei hanno lavorato a ritmi ridotti, ora le riaperture dovranno riconsiderare molti aspetti legati alle modalità di fruizione e riprogettare la sostenibilità economica dell’offerta cultuale.

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