Save the Duck

«Nel 2021 supereremo la quota del 50% di materiali riciclati»

Moda

di Alessia Maccaferri

2' di lettura

«Negli anni 90 avevo visto lo sfruttamento minorile nelle fabbriche tessili in giro per il mondo. E anche come avveniva il trattamento di pelli e pellicce. Inoltre in famiglia abbiamo una cultura animalista. Così dopo la recessione del 2008 avevo in mente tutto questo quando decisi di rilanciare l’azienda e ideare un prodotto che non c’era ancora» racconta Nicolas Bargi, fondatore di Save the Duck, la prima azienda del settore moda a certificarsi BCorp. Il prodotto nuovo fu un capo tecnico, alternativo al classico giubbotto in piuma, che ha conquistato il mondo animal free e non solo.

All’inizio l’azienda, che ha modificato lo statuto diventando benefit, ha puntato sul riutilizzo del Pet vergine, derivato di scarto del petrolio. Poi ha introdotto lo stesso materiale ma da fonte riciclata, ovvero da bottiglie di plastica. Di recente è stata introdotta la tecnologia che consente di utilizzare materiale riciclato e che può essere riciclato all’infinito. Infine per la prossima stagione sarà utilizzato un materiale completamente biodegradabile. «Nel 2021 riusciremo a superare la quota del 50% del volume di materiali riciclati tra tessuti, imbottiture ecc» annuncia Bargi, che ha fatto di sostenibilità e tecnologia due driver principali per l’innovazione di prodotto. Una strategia premiante se nell’anno peggiore di questo secolo Save the Duck ha chiuso il fatturato a 35,5 milioni di euro, in calo del 7% sul 2019, ben inferiore al 30% medio del mercato.

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Oltre ai materiali l’azienda è concentrata sulla filiera perché il 98% dell’impatto di Save the Duck è dato dalle società terze, con impianti produttivi in Cina. «Noi, come chiunque lavori in maniera seria sulla sostenibilità, influenziamo la crescita della sostenibilità dei fornitori. Utilizziamo associazioni internazionali che fanno audit, monitorando tutti i fornitori una o due volte l’anno e richiediamo loro di migliorare il livello delle certificazioni». Inoltre l’azienda ha aderito al Net Zero Discharge, manifestando così la volontà di giungere a emissione zero (come differenza tra emissioni prodotte e compensate) per il 2030, obiettivo condiviso tra tutte le BCorp.

Ora l’aspettativa è che il mondo della moda sposi le pratiche di sostenibilità. «Il tema è preso in considerazione da tutte le maggiori società - commenta Bargi - non se ne può fare a meno. Le nuove generazioni vivono di questo tipo di consumi. Se un’azienda non considera ora questo tema, da qui a 10 anni può chiudere bottega. Tutto il sistema fashion sta cambiando».

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