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Nel 2022 conti in rosso per il 40% delle strutture ricettive

La stagione estiva è andata molto bene ma margini e profitti sono erosi dai costi dell’energia e per le prossime settimane si prevedono aumenti dei prezzi

di Enrico Netti

(ANSA)

2' di lettura

Una estate andata molto bene non basta a mettere in sicurezza i conti delle strutture ricettive schiacciate dai costi di gestione fuori controllo a causa del caro energia e dell’inflazione. Così la metà delle attività è in difficoltà e il 40% delle imprese prevede di chiudere i conti 2022 in rosso. È quanto rivela l’Osservatorio sull’Economia del turismo delle Camere di commercio, elaborati da Isnart-Unioncamere presentato al Ttg Tavel Experience di Rimini. I dati evidenziano tassi di occupazione molto buoni delle camere con, in media, un 51,5% a giugno, il 72,6% a luglio e il 78,8% ad agosto, con un andamento sostenuto anche rispetto ai valori del 2019. Il 64,2% dei turisti era italiano e il 35,8% internazionale, con gli arrivi dall’estero in netta ripresa rispetto lo scorso anno. Nonostante questi dati superiori a quelli degli ultimi anni l’aumento dei costi è tale che mette in difficoltà 1 impresa su 2, e in questi mesi 1 impresa su 3 prevede di aumentare i prezzi. Da non trascurare un altro gap che negli ultimi anni stanno affrontando gli imprenditori del settore: quello della mancanza di personale stagionale. Un problema particolarmente sentito nelle strutture alberghiere, quasi due su tre, e dal 14% di quelle extra alberghiere. Il turismo rappresentava un quarto di tutti i nuovi posti di lavoro prima di Covid-19. Nel periodo più acuto della pandemia, i lavoratori del travel si sono spostati in altri settori dell'economia e il calo dell’occupazione ha colpito soprattutto i giovani e le donne. Inoltre è diventato un fattore strutturale la difficoltà di reperire le giuste figure. Il sistema informativo Excelsior di Unioncamere e Anpal stima per il 2022 circa 2 milioni di assunzioni difficili di cui 400mila per figure professionali nel settore del turismo, principalmente a causa della mancanza di candidati nel 25% dei casi (+9% sul 2019), mentre nel 10% dei casi emerge un disallineamento rispetto alle competenze richieste. Secondo Randstad, la necessità di sostenere la riconversione e l’aggiornamento delle competenze per fare crescere la massa critica delle opportunità per risorse umane qualificate e per rispondere al fabbisogno delle aziende anche anticipando la domanda di nuovi profili. Tra le nuove figure professionali più richieste: energy manager, social media manager, data analyst, digital marketing manager ed esperti di digital management per prodotti e destinazioni turistiche.

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