i dati di asl e ospedali pubblici

Nel 2023 oltre 11mila medici in fuga dal Servizio sanitario nazionale

di Ernesto Diffidenti


(WavebreakmediaMicro - Fotolia)

3' di lettura

Cinque anni ancora e il Servizio sanitario nazionale dovrà fare i conti con la mancanza di 11.800 medici. Un esercito che si aggiunge all'attuale carenza di organico, costante in qualunque struttura sanitaria. A pesare non è l’età: secondo un report della Federazione di Asl e ospedali (Fiaso), infatti, un medico su tre lascerà il servizio pubblico non per andare in pensione. Magari per transitare nel privato. E c’è anche chi accetterà il prepensionamento perché, ormai, è diventato un miraggio l'avanzamento di carriera.

Il quadro è delineato da un report del Laboratorio Fiaso sulle politiche del personale presentato oggi in occasione dell'Assemblea annuale della Federazione delle aziende sanitarie pubbliche. «Le uscite anticipate dei medici dal servizio pubblico hanno varie ragioni, come la paura dell'innovazione organizzativa e tecnologica e di veder cambiare in peggio le regole del pensionamento, oppure – spiega il presidente Fiaso, Francesco Ripa di Meana- il dimezzamento necessario dei posti di primario, che ha finito per demotivare tanti medici a proseguire una carriera oramai senza più sbocchi».

Le specialità mediche con più carenze di organico
Le criticità variano comunque da una specialità all'altra. Nei prossimi otto anni ad esempio i medici dei servizi sanitari di base si estingueranno, mentre gli igienisti si ridurranno del 93% e i patologi clinici dell'81%. Internisti, chirurghi, psichiatri, nefrologi e riabilitatori si ridurranno a loro volta di oltre la metà, anche se il maggior numero di cessazioni dal lavoro in termini assoluti si avrà tra gli anestesisti, che lasceranno in 4.715 da qui al 2025.
Anche se poi non sempre questi numeri corrispondono alle criticità segnalate dalle Aziende sanitarie, che in cima alla lista delle specialità mediche con carenze di organico più critiche mettono nell'ordine anestesia, medicina e chirurgia d'urgenza e pediatria, che pure figura nella parte bassa della classifica per cessazioni in numeri assoluti. Questo perché evidentemente il tasso di ricambio dei pediatri ospedalieri è ancora più basso che in altre specialità. Probabilmente per la tendenza dei giovani specializzati ad optare per la professione in regime di convenzione, anziché di dipendenza.

I problemi “in entrata”
Se un medico su tre lascia il servizio pubblico per motivi diversi dai sopraggiunti limiti di età, uno specializzato su quattro, secondo Fiaso, opta anche lui per altro, come il lavoro nel privato, in convenzione o magari all'estero. Questo, più i contratti di specializzazione contingentati, crea un gap crescente dal 2017 in poi tra medici neo-specializzati e medici che lasciano il posto. Gli 11.800 medici in usciti creeranno un gap maggiore nell'Igiene pubblica (- 2.670), nella medicina interna (-1.638), nella medicina d'urgenza (-1.080) e nella chirurgia generale (-1.039).

Ma la soluzione del problema non sembra tanto, come da più parti auspicato, nell'ampliare il numero di accessi alle scuole di specializzazione. A ben vedere infatti i giovani laureati in medicina coprono infatti già oggi a malapena i posti messi a disposizione per le specializzazioni se a questi si aggiungono i circa mille per la formazione dei medici di medicina generale. E abbattendo il numero chiuso nelle Facoltà di medicina bisognerebbe attendere 9-10 anni per vederne gli effetti in termini di reali disponibilità in organico.

Le proposte Fiaso per uscire dall'emergenza
«I numeri forniti dallo studio - sottolinea Ripa di Meana - più che un segnale di allarme devono rappresentare uno stimolo al cambiamento delle politiche del personale e all'innovazione dei modelli organizzativi. Ad esempio valorizzando maggiormente figure della dirigenza, inclusa quella proveniente dal comparto». «O ancora - conclude il presidente Fiaso - modelli di integrazione tra pediatri e medici di medicina generale da un lato e ospedalieri dall'altro. Oppure potenziando il raccordo tra specialisti ambulatoriali e gli stessi medici ospedalieri coinvolti in nuovi percorsi di carriera che valorizzino le professionalità. Innovazioni già in atto in molte nostre Aziende e che insieme alle altre elencate nelle conclusioni dello studio possono trasformare in opportunità di miglioramento dei servizi la criticità del fabbisogno di medici nel nostro Paese».

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