assicurazioni

Nel calcolo del periodo di esposizione valutabili anche gli anni di scuola

Riconosciute le ragioni di un odontotecnico che lamentava l’esposizione ai fumi e alle polveri di berillio

di Mauro Pizzin


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(ANSA)

2' di lettura

Nella valutazione dei tempi di esposizione a sostanze nocive - almeno decennale per ottenere una rendita da malattia professionale da parte dell'Inail – possono pesare anche gli eventuali anni di studio nel caso in cui in quel periodo sia stata accertato che il richiedente è stato sottoposto al rischio professionale.

La sentenza n. 2592/2020 della Corte di cassazione

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Il contenzioso
Lo ha sottolineato la Cassazione con la sentenza n. 2592/2020, depositata il 5 febbraio, in cui è stata chiamata a pronunciarsi su un contenzioso tra un odontotecnico e l'istituto assicurativo per una fibrosi polmonare causata dall'esposizione al berillio nell'esercizio della sua attività.
Dopo che la richiesta di una rendita da malattia professionale era stata riconosciuta in primo grado, la Corte d'appello, a cui aveva fatto ricorso l'Inail, aveva invece respinto la domanda ritenendo, fra l'altro, che l'esposizione del lavoratore al rischio professionale non fosse stata dimostrata nel periodo di frequentazione della scuola per odontotecnico, in quanto non costituente attività lavorativa.

Il nodo del nesso causale
Con ciò escludendo la sussistenza del nesso causale in base alla considerazione che la durata dell'esposizione – detratto il periodo scolastico – fosse inferiore ai 10 anni. E ciò nonostante la Ctu avesse riconosciuto la probabilità che il periziato avesse contratto la fibrosi polmonare «in virtù della concreta possibilità e probabilità di un lungo periodo espositivo ai fumi e alla polveri di berillio».
Nel riconoscere la ragioni dell'odontotecnico, i giudici di legittimità hanno sottolineato che con la sua decisione la Corte d'appello ha violato l'articolo 4 del Testo unico delle disposizioni per l'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali (Dpr n. 1124/1965) nel momento in cui ha preso in esame solo gli anni in cui il ricorrente ha svolto attività lavorativa.

Coperto il rischio specifico
Nel ricordare i tratti salienti dell'articolo 4, la Cassazione ha evidenziato come la giurisprudenza di legittimità abbia più volte precisato (tra tutte, Cass. 2887/04 e 19495/09) che in tema di infortuni sul lavoro, con riguardo a quelli occorsi nello svolgimento dell'attività didattica, la norma in questione limiti la copertura assicurativa agli insegnanti e alunni che attendono a esperienze o a esercitazioni pratiche o che svolgono esercitazioni di lavoro. La copertura assicurativa copre, dunque, solo tale rischio specifico e non anche quello generico: in questo contesto la tutela è operante quando l'evento lesivo si sia verificato nel corso o in conseguenza di tali esperienze tecnico-scientifiche o di tali esercitazioni pratiche, ovvero quando sia legato con nesso di causalità allo svolgimento di tale attività.

Escluse le prove testimoniali
Tutti elementi, quest'ultimi, di cui il giudice di merito non ha tenuto conto, così come delle prove testimoniali del ricorrente, dimostrative delle esercitazioni tecnico pratiche svolte dal lavoratore presso l'istituto frequentato dal 1988 al 1993 con l'uso di «mescole e resine per la preparazione delle protesi».
Da ciò la cassazione della sentenza impugnata con rinvio alla Corte d'appello in diversa composizione per un nuovo esame della controversia alla luce dei principi sopra esposti.

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