Istruzione

Nel cantiere scuola vanno istruiti i prof

Solo il 22% dei docenti sa insegnare a distanza. Il Governo vuole trasformare le aule in laboratori all'avanguardia

di Eugenio Bruno

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(Photographee.eu - stock.adobe.com)

Solo il 22% dei docenti sa insegnare a distanza. Il Governo vuole trasformare le aule in laboratori all'avanguardia


3' di lettura

Dotazione informatica delle scuole e formazione dei prof. Sono i due binari su cui il Recovery Fund si muoverà alla voce scuola digitale, in parallelo con la diffusione della banca ultralarga nelle pubbliche amministrazioni italiane, così da intervenire sui due principali punti di debolezza manifestati nei mesi scorsi dal mondo dell’istruzione che nell’arco di 15 giorni - da quando il coronavirus ha fatto la sua comparsa nel nostro Paese fino al momento in cui il governo ha chiuso tutte le scuole lungo la penisola - è dovuta passare dalla vecchia e ultradecennale didattica frontale in presenza alla nuova frontiera dell’e-learning. Con tutti i limiti in termini di studenti raggiunti, device a disposizione e preparazione degli insegnanti che abbiamo conosciuto e che in parte il ministero dell’Istruzione sta già cercando di rimuovere. Con risorse nazionali o comunitarie. Del resto, il ritorno alle lezioni online su larga o larghissima scala - vista la dimensione del contagio e le ultime scelte adottate dal governo e dalle Regioni, è un’eventualità tutt’altro che remota.

Digitalizzazione in crescita

L’ultima fotografia del ministero dell’Istruzione è aggiornata al 20 marzo. Il quadro dal punto di vista tecnologico era confortante: il 96% degli istituti comunica online con le famiglie, il 94% delle classi utilizza il registro elettronico e il 93% delle aule ha una connessione wi-fi mentre il 91% è dotato di una lavagna interattiva (Lim). Il nostro problema è stato piuttosto la scarsa sperimentazione avviata sul campo delle esperienze di e-learning. Prima del lockdown, appena il 22% delle scuole aveva già fatto didattica a distanza mentre il restante 78% ne era a digiuno. Per alcuni istituti spostarsi dalle aule al web è stato facile; per molti altri meno. In questo solco si è inserito il decreto cura Italia di marzo che ha stanziato 85 milioni di euro per la didattica a distanza con cui sono stati acquistati circa 300mila tablet e Pc per gli studenti che ne erano privi. Sommandosi così ai circa 1,2 milioni di device che i presidi avevano acquistato negli ultimi tre anni con le risorse del Piano nazionale scuola digitale (Pnsd).

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Formazione in affanno

Le statistiche nazionali e internazionali indicano da tempo nella scarsa formazione dei prof alle nuove tecnologie l’anello debole della catena. A fine 2019 meno di uno su due prof delle superiori risultava essersi formato all’uso degli strumenti digitali. Per invertire la rotta il ministero ha lanciato - sempre nell’ambito del Pnsd - nel luglio scorso il programma “Formare al futuro”, che è stato sviluppato in collaborazione con i 28 poli per la formazione alle didattiche innovative, i “Future labs”, presenti in tutte le regioni italiane, che hanno avviato le loro attività formative a gennaio 2020. Durante il periodo estivo sono stati 8.811 i docenti, distribuiti in 97 corsi di formazione, che si sono formati sulla produzione di contenuti didattici in 3D e realtà virtuale, sulla cittadinanza digitale, su gaming e gamification (escape room didattiche), sull’insegnamento delle Steam con il digitale. Da settembre l’attività di “Formare al futuro” si è spostata sulla robotica, sul coding, sulla flipped classroom.

Per l’anno scolastico 2020-2021 il programma coinvolgerà circa 120.000 docenti sulla didattica digitale, mentre verranno lanciate due nuove azioni: una sullo sviluppo di percorsi di formazione sulle competenze digitali dei docenti; l’altra sulla formazione alla transizione digitale per il personale delle segreterie scolastiche. Temi che torneranno in auge con il Recovery Fund. Le priorità della ministra Azzolina sono chiare: trasformare di tutte le aule in ambienti di apprendimento innovativi, con strumentazioni all’avanguardia; creare 2.700 “Digital Labs” (uno per ogni scuola secondaria di secondo grado) disseminati sul territorio dove formare il personale e organizzare attività didattiche innovative per gli studenti; digitalizzare al 100% i sistemi informatici, le banche dati e le infrastrutture amministrative dell’istituzione scolastica. Senza dimenticare i piani di aggiornamento professionale ad hoc peer rafforzare le skills tecnologiche degli insegnanti, dei dirigenti scolastici e del personale amministrativo. Insomma di tutto il mondo della scuola. Senza eccezioni.

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