leonardo labs

Nel capoluogo ligure il super cervellone dei laboratori italiani

La macchina pone il Paese tra le prime 10-20 realtà a livello internazionale

di Raoul de Forcade

default onloading pic
Roberto Cingolani. Il chief technology & innovation officer di Leonardo: «Un supercomputer capace di garantire una potenza di calcolo e di storage che ci porta subito a un livello di leadership internazionale».

La macchina pone il Paese tra le prime 10-20 realtà a livello internazionale


3' di lettura

L’Europa sente la necessità di ritagliarsi un ruolo più efficace nei settori di innovazione, informatica e robotica, rispetto ai grandi player, che sono soprattutto statunitensi e cinesi, e che spesso vincono gare anche all'interno di progetti nati in Ue. Si è aperta dunque una partita significativa tra i centri di ricerca europei che puntano, anche con collaborazioni trasversali, a intaccare le posizioni oligopolistiche che finora hanno avuto Usa e Cina.

In questa corsa, l’Italia schiera una serie di eccellenze che in Liguria si concentrano sulla robotica e sull’intelligenza artificiale e che si giovano di realtà quali l’Iit e Leonardo, che è tra le prime dieci società al mondo nei settori di aerospazio, difesa e sicurezza e il 15 ottobre installerà un supercomputer proprio a Genova (si veda anche Il Sole 24 Ore del 29 settembre 2020). Si tratta dell’elaboratore che è al centro del progetto Leonardo Labs, un piano indirizzato alla creazione di sei laboratori trasversali al servizio delle varie divisioni del gruppo, ciascuno dedicato a un particolare ambito hi-tech, collegato alla vocazione tecnologica e produttiva delle Regioni di riferimento. I Labs saranno strutturati, infatti, in diverse aree: Genova, Milano, Torino, Roma, Napoli e Taranto.

Per popolare i laboratori è stata lanciata una call for recruitment a livello internazionale per assumere 68 giovani ricercatori con competenze nei filoni artificial intelligence e autonomous intelligent system, big data analytics, high performance computing, electrification of aeronautical platforms, materials and structures e quantum technologies. Alla call hanno risposto in 900 e ora sono in corso le selezioni.

Il computer genovese, peraltro, è realizzato dal colosso europeo Atos che, ricorda Roberto Cingolani, chief technology & innovation officer di Leonardo (ed ex direttore scientifico dell’Iit), si è aggiudicato la gara internazionale per l’assegnazione della commessa, lasciando, una volta tanto, al palo i competitor di Usa e Cina. Atos ha appena vinto anche la gara per il supercomputer del Cineca (Consorzio interuniversitario per la ricerca) di Bologna.

La scelta di Leonardo, sottolinea Cingolani, è stata quella di creare a Genova «un supercomputer capace di garantire una potenza di calcolo e di storage che ci porta subito a un livello di leadership internazionale». La macchina, di ultimissima generazione e con una potenza di calcolo complessiva superiore a 5 milioni di miliardi di operazioni al secondo e un sistema di archiviazione con una capacità di memorizzazione di circa 20 milioni di gigabyte, prosegue Cingolani, «ci mette, infatti, al livello delle prime 10 realtà a livello internazionale».

Inoltre, chiarisce lo scienziato-manager, «questo computer ci apre la strada a tre grandi filoni. Il primo riguarda la capacità di fare progettazione e di sviluppare algoritmi e intelligenza artificiale con una potenza e una velocità che oggi è inaccessibile ai più. L’obiettivo è inserire l’intelligenza artificiale nelle filiere di produzione, anche nei sistemi complessi, come aerei ed elicotteri. La rivoluzione è rendere intelligente la progettazione. Se hai delle supermacchine di ultima generazione, diventi velocissimo nella modellazione e nella simulazione. E poi, in tema di sostenibilità, si riduce l’utilizzo di materie prime e lo spreco di materiali, ad esempio nei prototipi».

Il secondo filone, spiega ancora Cingolani, «attiene alla potenza di calcolo e storage: se hai grande potenza puoi diventare predittivo per esempio sulla manutenzione, sul customer service e sul customer support. Oggi, ad esempio, sistemi complessi come gli aeroplani producono, mentre volano, una quantità di dati enorme che se, non viene analizzata, resta sepolta e inutile. Se invece siamo in grado di analizzarla attraverso macchine con capacità di storage molto grandi e di calcolo molto potenti, con algoritmi sofisticati, questa quantità di dati offrirà una larga serie di informazioni in anticipo, predittive, che permetteranno di avere non solo un prodotto ad alta tecnologia ma anche una serie di servizi digitali associati a questo prodotto: training, manutenzione in realtà virtuale, capacità di intervenire prima del guasto, prevedendolo quando ancora si deve verificare».

Il terzo filone, conclude Cingolani, «riguarda i big data analytics ed è legato all’immensa capacità di accumulare dati con il cloud computing. Se hai un computer ad alta performance e tanti dati con grande memoria, puoi far girare, in maniera estremamente rapida, algoritmi molto potenti. E questo ti consente di avere un tuo cloud . A quel punto ti sei garantito la flessibilità di avere, per i dati che vanno protetti, uno storage interno, mentre il resto lo puoi mettere anche in un cloud pubblico, magari a pagamento. E ciò garantisce autonomia e resilienza. Il cammino di Leonardo è questo ma è anche lo stesso che dovrebbe intraprendere un Paese avanzato, che si dota di storage e comincia a inserire l’intelligenza artificiale nei gangli del suo funzionamento. Ciò che vale per Leonardo, e che può essere un modello, vale anche per la pubblica amministrazione o per la sanità; insomma per il Paese».

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti