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Nel cimitero delle Fontanelle che ispirò ‘A Livella


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Cimitero delle Fontanelle (foto di Enrico Caracciolo)

Se incontrate Myriam, 25 anni, chiedetele chi è lo “schiattamuorto”. È preparatissima: spesso accompagna i visitatori al cimitero delle Fontanelle. Uno degli affreschi dell'ipogeo, quello della morte che vince su tutto, ha ispirato “‘A Livella” di Totò. La descrizione della figura dello “schiattamuorto” è un po' macabra, ma con risvolti a metà tra storia, leggenda e folclore popolare. Nel 1600 era colui che provvedeva alla sepoltura di nobili e uomini di chiesa secondo il rito della “scolatura”: posizionava i cadaveri in nicchie (in napoletano “cantarelle”) in modo che perdessero i loro liquidi. Poi lavava le ossa e le destinava a sepoltura. Nel cimitero delle Fontanelle sarebbero contenuti i resti di milioni di persone (molte le vittime della peste del 1656 e del colera del 1836), forse anche quelli di Giacomo Leopardi. Anime abbandonate lontano dai luoghi consacrati e perciò definite “pezzentelle”. Alcuni teschi (“capuzzelle”) sono custoditi in teche di marmo, di vetro, di cartone, anche dentro scatole di biscotti: negli anni ‘50 si usava “adottarli” e tramandarli di generazione in generazione in cambio di un posto in purgatorio. E magari anche dei numeri da giocare al lotto.

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