Scuola

Nel decreto Dignità sanatoria per oltre 43mila maestre elementari

di Eugenio Bruno

Nel decreto dignità sanatoria per oltre 43mila maestre non laureate

3' di lettura

Arriva la sanatoria attesa da oltre 43mila maestre elementari. La commissione Lavoro della Camera ha approvato un emendamento dei relatori al decreto dignità che introduce una selezione ad hoc per i diplomati magistrali prima dell’anno scolastico 2001/2002. Il concorso sarà semplificato, perché consisterà solo in un orale. Riservato, perché a parte loro potranno partecipare solo i laureati in scienze della formazione. Regionale, perché al momento della domanda bisognerà indicare la regione di destinazione. Al tempo stesso i 7.500 insegnanti già di ruolo torneranno indietro di un gradino. E si vedranno trasformare il contratto già siglato da tempo indeterminato a tempo determinato fino al 30 giugno 2019.

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L’origine della vicenda e la platea interessata
Facciamo un passo indietro. A dicembre dell’anno scorso quando una sentenza del Consiglio di Stato ha stabilito che il semplice diploma magistrale conseguito prima del 2001/2002 , che era stato considerato abilitante al momento della riforma seppure per un periodo transitorio, non lo era più. Di conseguenza, non era più sufficiente per insegnare a pieno titolo nella scuola primaria. Con due conseguenze pratiche: chi era stato assunto non aveva più diritto all’assunzione; chi era stato inserito nelle graduatorie a esaurimento (Gae) non poteva più essere stabilizzato. Per ovviare al problema già il testo originario del Dl dignità assegnava al Miur 120 giorni per attuare le pronunce dei Tar che nel frattempo si sarebbero adeguati al principio sancito da Palazzo Spada. Che il tema fosse di una qualche rilevanza lo dicono i numeri visto che i diplomati magistrali già assunti, stando a quanto dichiarato dal ministro Marco Bussetti nella sua risposta a un’interrogazione del 4 luglio scorso, sono circa 7.500. A cui vanno aggiunte le 43mila maestre iscritte nelle Gae e in attesa di stabilizzazione.

La trasformazione in supplenza
Con l’emendamento introdotto ieri i relatori adottano due contromisure per scongiurare il caos all’inizio del prossimo anno scolastico. La prima consiste nella trasformazione da contratto a tempo indeterminato in contratto fino al termine delle lezioni (e cioè fino al 30 giugno 2019) per chi è già stato immesso in ruolo. E la stessa scadenza viene stabilita per chi ha avuto una supplenza annuale (cioè fino a fine agosto). Al tempo stesso viene stabilito che i posti da coprire l’anno prossimo per infanzia e primaria - anche per i docenti di sostegno - vadano per il 50% agli iscritti nelle Gae e per il restante 50 per cento ai vincitori di concorso. Sia della vecchia selezione del 2016 sia di quella nuova introdotta per l’occasione.

Il nuovo concorso
Come anticipato avrà tre caratteristiche. Sarà riservato a chi si è abilitato conseguendo una laurea in scienze della formazione oppure ha conseguito un diploma magistrale entro l’anno scolastico 2011/2002. Sarà regionale visto che ciascun insegnante - si legge nella norma - potrà partecipare «in un’unica regione per tutte le tipologie per le quali sia abilitato o specializzato». E sarà semplificato dal momento che 70 punti saranno assegnati sulla base dei titoli (inclusi dottorati di ricerca e vittorie di concorsi precedenti) e i restanti 30 in virtù di una prova orale «di natura didattico-metodologica». Se non è la sanatoria promessa dalla Lega in campagna elettorale poco ci manca.

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