cicloturismo d’avventura

Nel deserto in bicicletta: dal Golan al mar Rosso, tutta Israele a due ruote

L’Israel Bike Trail offre un’esperienza inedita e avventurosa dei luoghi storici e paesaggistici del Paese. Per ora aperto solo un primo tratto

di Manlio Pisu

default onloading pic

L’Israel Bike Trail offre un’esperienza inedita e avventurosa dei luoghi storici e paesaggistici del Paese. Per ora aperto solo un primo tratto


4' di lettura

Pedalare negli spazi immensi del deserto, percorrendo a tratti l’antica Via delle Spezie, in un luogo estremo, in cui i compagni di viaggio sono il silenzio, il sole, il vento, l’arsura, la luce dorata sulle rocce stratificate e multicolori di arenaria, la solitudine e il cielo stellato.

Può sembrare una pazza idea. Eppure l’Israel Bike Trail offre proprio questo: un lungo itinerario ciclabile che consente di attraversare in sicurezza un ambiente arido, inospitale, dove per decine di chilometri lo sguardo a perdita d’occhio non trova segni di antropizzazione.

Cicloturismo d’avventura
È la nuova frontiera del cicloturismo d'avventura, che si sta affermando tra gli appassionati di viaggi in bici. La mountain bike è di rigore. Non c’è asfalto. Solo sentieri e strade sterrate. Difficoltà tecnica e dislivelli sono contenuti, ma il percorso a tratti è accidentato e presuppone buone capacità di guida nonché un discreto allenamento di base.

Siamo nel deserto del Negev, Sud di Israele, in mezzo a paesaggi biblici che evocano Mosé, le carovane dei cammellieri cariche di spezie, le spedizioni dei crociati. È un territorio roccioso, una Disneyland della geologia, solcata da canyon profondi scavati dall’acqua nel corso di milioni di anni e caratterizzata da enormi crateri erosivi. Pochi i tratti di dune di sabbia.

Lungo la Via delle Spezie
Sono luoghi carichi di storia. Qua e là le emergenze archeologiche raccontano un passato remoto attraverso i ruderi di una fortezza su un’altura o di una cisterna in fondo a un canyon, costruita 2000 anni fa per la raccolta delle acque piovane. Nel 2005 l’Unesco ha dichiarato la Via delle Spezie patrimonio dell’umanità.

È in questo ambiente che il cicloturista di oggi può addentrarsi, seguendo l’Israel Bike Trail. Il progetto è ambizioso: 1200 km di itinerario ciclabile perfettamente segnalato con pietre miliari e cartelli. Una volta completato, il tracciato attraverserà il Paese in 27 tappe da Nord a Sud: dal monte Hermon, al confine con Siria e Libano, fino ad Eilat sul Mar Rosso.

L’idea è di portare il cicloturista a vedere i principali siti di interesse paesaggistico, archeologico, religioso. Il sentiero tocca il Golan, il lago di Tiberiade, i luoghi del Vangelo e di Gesù, Nazareth, Betlemme, Gerico, il fiume Giordano, Tel Aviv e Gerusalemme, il Mar Morto, i deserti del Negev e di Giudea, i parchi nazionali, siti archeologici come Masada, patrimonio Unesco, lo skyline moderno di Eilat.

Dal web una guida di viaggio
Ad accompagnare il viaggiatore non ci sono soltanto pietre miliari e cartelli. Dal web è possibile scaricare le tracce Gpx di ogni singola tappa. Il cicloturista dispone, quindi, di un doppio filo da seguire: la segnaletica sul terreno, di per sé affidabilissima, e le tracce sul navigatore da bici o su smartphone. Perdersi è davvero difficile.

Il percorso è disseminato a intervalli di circa 40 km di accampamenti, dove il viandante trova acqua, cibo, una doccia calda, assistenza meccanica e un alloggio spartano per la notte, per lo più in grandi “tende beduine”, che possono ospitare 50 – 70 persone.

Il deserto del Negev a due ruote

Il deserto del Negev a due ruote

Photogallery9 foto

Visualizza

Il deserto come best seller
L'idea è nata una dozzina d’anni fa su iniziativa della Israel Nature and Parks Authority (Inpa) nell’ambito di un più ampio progetto nazionale di promozione turistica. Nel 2010 il governo ha dato il via libera. Nel 2012 è stato aperto il primo tratto. Oggi sono pedalabili circa 450 km su un totale di 1200: da Arad nei pressi del Mar Morto fino ad Eilat.

«Entro tre o quattro anni l’intero tracciato dovrebbe essere ultimato - commenta Hillel Sussman, project manager dell’Israel Bike Trail presso l’Inpa -. Abbiamo scelto di iniziare il lavoro da Sud, dal deserto, perché è il deserto che contraddistingue Israele. Rendere il deserto fruibile alle bici è stata una grande impresa. Qui i paesaggi offrono un’esperienza unica e radicalmente diversa da ciò che si può vedere in Europa».

Da progetto pioneristico a cult trail
L’accoglienza del mercato sta dando ragione a Sussman, “padre” dell’Israel Bike Trail. «In pochi anni questo itinerario si sta affermando come un cult trail», che attira sempre più visitatori da Israele e dall’estero.

Sono per lo più turisti maturi, di età fra i 40 e i 60 anni, ad alto reddito, che scelgono di provare l’esperienza del deserto in bici, appoggiandosi a operatori turistici locali. Possono contare sul trasporto bagagli, su un servizio di guida, di assistenza meccanica e paramedica.

Ma si sta diffondendo, soprattutto fra i più giovani, anche il fenomeno del bike packing, cioé la traversata del deserto in autonomia, senza assistenza. La segnaletica sul terreno, le tracce Gpx e gli accampamenti ogni 40 km lo rendono possibile, minimizzando i rischi. Del resto il Negev, per quanto offra un’esperienza forte e autentica di deserto, è pur sempre un’area in cui la rete di telefonia mobile assicura una buona copertura. La chiamata d’emergenza da cellulare è (quasi) sempre possibile.

4 milioni di euro per 450 km
Il sentiero, prosegue Sussman, è stato realizzato secondo criteri di sostenibilità ambientale: solo materiali reperiti in loco, niente cemento. La manodopera è stata fornita in parte dal volontariato. Risultato: i 450 chilometri di infrastruttura leggera sono costati ad oggi 15 milioni di shekel, circa 4 milioni di euro. Un'inezia, se si considera il potenziale turistico di questo itinerario.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti