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Nel ex cotonificio Reti dove capitale umano e digitale crescono insieme

di Giampaolo Colletti

Smart building. La sede di Reti è stata realizzata con materiali eco-sostenibili: vetro, acciaio, legno. Non si spreca energia, ma la si gestisce al meglio. Quando non c'è nessuno, in azienda gli impianti vanno in stand-by

3' di lettura

Alberi di arancio con sensori di intelligenza artificiale che misurano lo stato di salute delle piante. Pannelli di illuminazione smart che si adattano alla presenza umana, migliorando l’impatto sull’ambiente. Appendiabiti di design ricavati da colorate palline da biliardo.

Nel varesotto c’è un un’azienda hi-tech che integra tecnologia e sostenibilità. In fondo il digitale non è mai stato tanto reale in Reti, società fondata da Bruno Paneghini nel lontano 1994.

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Siamo a Busto Arsizio, ottantamila anime in una delle aree più produttive del nord-Italia, in quella estesa provincia di Varese nella quale si annidano distretti di innovazione che dall’Italia guardano al resto del mondo. Reti oggi è tra i principali player italiani dell’IT consulting e prima e unica società benefit e B-Corp quotata su Euronext Growth Milan. Lo spazio di lavoro guarda al futuro, ma in continuità col passato. Il cuore dell’azienda è il Campus Reti, un ex cotonificio nel centro storico di Busto Arsizio. Oggi il campus Reti si articola in sei edifici principali, tutti parte dell’ex cotonificio, che si sviluppano da est a ovest oltre alla villa d’epoca e ad una storica foresteria ricavata da una casa operaia di inizio Novecento. Lo spazio complessivo si estende su una superficie di ventimila metri quadrati.

«Si tratta di una struttura industriale rigenerata. Una villa storica collocata in pieno centro città, in passato abbandonata e poi da noi acquistata, recuperata e dotata di tecnologia all’avanguardia. Il nostro obiettivo è sempre stato quello di offrire spazi nuovi per crescere professionalmente e umanamente, dialogando con la comunità», afferma Bruno Paneghini, presidente e ad di Reti. Così il campus diventa luogo di lavoro e di ritrovo. «È uno spazio versatile fonte di ispirazione per tutti coloro che ogni giorno vivono l’azienda in prima persona. All’interno abbiamo realizzato anche un auditorium da 350 posti a sedere aperto alla comunità», precisa Paneghini. Qui si svolgono tornei di e-sport e sfide di gaming, ma si può ammirare anche la collezione d’arte contemporanea Paneghini.

Prima del capitale tecnologico arriva il capitale umano a fare la differenza. Perché questa realtà, messa in piedi da zero da Paneghini ventotto anni fa, da sempre è un melting pot di talenti provenienti dall’Italia e dall’estero. Oggi qui ci lavorano quattrocento persone. Sviluppatori, sistemisti, progettisti. Per loro Paneghini, ispirato dalla passata esperienza in Olivetti, ha messo a disposizione un piano di welfare personalizzato.

«La nostra azienda è un sistema integrato, prende per mano i propri grandi clienti – colossi del mondo delle assicurazioni, energia, telecomunicazioni – e li accompagna nel digitale con applicazioni evolute ed esperienze immersive. In fondo siamo traduttori di questi nuovi mondi. La ricchezza per le aziende sono le persone che ci lavorano. Sin dall’inizio ci siamo fatti interpreti dei loro nuovi bisogni: oltre a condizioni economiche più soddisfacenti, abbiamo promosso un migliore equilibrio tra vita privata e lavoro, percorsi formativi specifici e benefit disegnati partendo dalle singole esigenze», dice l’ad.

Dalle persone agli spazi fisici, quelli vissuti quotidianamente anche in questa fase ancora incerta della pandemia. Il modello di Reti racconta nuovi modi e nuovi luoghi per lavorare.

«Abbiamo realizzato uno smart building fatto solo di materiale eco-sostenibili: vetro, acciaio, legno e nel quale non si spreca energia, ma la si gestisce al meglio. Quando non c'è nessuno, in azienda gli impianti vanno in stand-by. Poi abbiamo voluto iniziare un percorso legato alla bellezza. Da qui la decisione di proporre una nostra collezione con trecento capolavori. Ma la vera opera d’arte è la natura: abbiamo messo negli uffici piante da frutto che vengono alternate a rotazione secondo i dettami delle stagioni», dice Paneghini. Così l’agrume che soffre il freddo durante l’inverno resta all’interno e spostato nei mesi primaverili. «Ed è bello lavorare tra le piante e circondati dal verde. I nostri giovani – qui abbiamo un’età media di trent’anni – apprezzano questo modello, è in linea con un ritorno alla natura che abbraccia le nuove generazioni», conclude. Ancora una volta le aziende d’eccellenza guardano ai giovani talenti per scrivere nuove pagine di futuro.

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