CACCIATORI DI TESTE

Nel Ftse Mib il direttore finanziario arriva dall’interno in un caso su due. E non ha esperienza

Secondo un’analisi di Spencer Stuart sulle società quotate, c’è molto da fare sulla parità di genere: le donne sono solo l’11% in questo ruolo e scendono al 3% in quello di ceo

di Cristina Casadei

(NDABCREATIVITY - stock.adobe.com)

3' di lettura

Oltre due aziende quotate su tre, in Italia, assumono un chief financial officer che non ha esperienza nel ruolo. Il fenomeno, che riguarda soprattutto il nostro paese, è emerso da un’analisi condotta dalla società di head hunting Spencer Stuart, sui profili e i background dei cfo delle aziende quotate al Ftse Mib e dal confronto con gli altri paesi europei.

Corrado Passera e Gianluca Raisoni, consulenti Spencer Stuart, spiegano che «lo studio offre diversi interessanti spunti di riflessione per i manager che sono nel corso del processo di carriera verso il ruolo di cfo, per i cfo stessi e per il consiglio di amministrazione, specialmente nel confronto con il mercato europeo su temi di grande attualità come la diversity, l’internazionalità e la corporate governance».

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Venendo proprio ai dati, innanzitutto va detto che il 57% delle società analizzate del Ftse Mib sceglie il direttore finanziario al proprio interno, ma solo il 27% può contare su un manager che ha già svolto lo stesso ruolo in un’altra società. Questo dato colloca l’Italia allo stesso livello della Germania, ma ben al di sotto della media europea, dove la percentuale sale al 42%. Nelle richieste delle società l’esperienza non viene considerata un parametro fondamentale. Tra i Cfo che arrivano dall’esterno, e quindi non entrano nel ruolo dopo aver fatto un percorso in azienda, la percentuale di chi ha esperienza sale fino al 44% ma rimane comunque sotto la metà e molto lontana dalla media europea che è il 70%. Dall’analisi emerge anche che si tratta di un manager che ha una vita aziendale piuttosto lunga, con un mandato che in Italia dura in media 6,7 anni, contro i 5,2 dell’Europa.

«Per quanto riguarda le esperienze rilevanti propedeutiche al ruolo, i dati suggeriscono che esperienze al di fuori dell’area finanza e controllo sono premianti in coerenza con la crescente centralità del cfo in azienda - interpretano Passera e Raisoni -. I dati ci dicono anche che in un numero rilevante di casi il ruolo di cfo delle quotate italiane è ricoperto da executive che sono alla prima esperienza da numero 1 della funzione e indicano come dalla funzione cfo si possa in casi non isolati anche assurgere al ruolo di ceo».

Se l’esperienza è un tema su cui emerge un dato abbastanza sorprendente data l’importanza del ruolo, quello su cui sembra esserci molto da lavorare sono i temi della diversity e dell’inclusione: in Italia, infatti, le donne Cfo sono circa l’11%, quindi appena una su dieci, meno, anche se di poco, rispetto all’Europa che ha una media del 14%, raddoppiata dal 2013 ad oggi. Il paese dove ci sono più donne in questo ruolo è la Spagna con il 23%.

Se lasciamo da parte il genere e andiamo a vedere la provenienza, le società italiane conducono le ricerche tra manager italiani. Magari con esperienze all’estero, ma italiani. Così se un Cfo su tre in Italia (27%) può vantare di aver vissuto e lavorato all’estero rispetto al 38% europeo, è pur vero che l’89% dei Cfo delle aziende quotate sul Ftse Mib è italiano, un “nazionalismo” superato solo da quello della Spagna (94%) e della Russia (90%) e superiore rispetto alla media europea (75%). Ad essere più aperte a cfo stranieri sono soprattutto Francia, Germania, Paesi Bassi e i Paesi del Nord Europa: Danimarca, Norvegia, Svezia, Finlandia e Islanda.

Il salto successivo del manager diventato cfo non necessariamente porta alla stanza dell’amministratore delegato: infatti quasi un quarto dei ceo in Italia ha un’esperienza pregressa come cfo (23%), un dato più alto della media europea (17%), e che mostra che le competenze finanziarie sono comunque valorizzate nella ricerca di chi deve guidare una società quotata. Salendo nella piramide il tema della diversity si fa molto critico e appena il 3% dei ceo delle aziende analizzate del Ftse Mib è donna. Una situazione che non migliora di molto a livello continentale, dove la quota è del 4%. Quanto alla provenienza geografica, in Italia, i ceo sono italiani nel 75% dei casi.

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