festa del cinema di roma

Nel giorno di Scorsese spicca un piccolo film italiano che sembra fatto a Parigi

Nel giorno di Irishman sorprende invece Deux del nostro connazionale Filippo Meneghetti. Ma per tematiche, ambientazione e toni la storia d’amore tra due donne mature, Nina e Madeleine, sembra girata da un autore francese.

di Eugenio Bruno


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2' di lettura

Tutti i riflettori sono puntati sul colosso Irishman di Martin Scorsese ma c’è un altro piccolo film in programma alla festa del cinema di Roma che merita gli onori della cronaca. Ancora di più perché italiano. Quanto meno per la nazionalità dell’autore, il 39enne Filippo Meneghetti. Perché per tematiche, ambientazione, tono e ritmo Deux sembra invece un’opera intimamente francese. Ed è questo il suo maggior pregio insieme alla tenerezza e alla delicatezza con cui la macchina da presa segue la storia d’amore “differente” tra due donne mature.

Deux di Filippo Meneghetti

Quanto il non detto e le apparenze pesano sulle scelte di vita. Il leitmotiv del film di Meneghetti sembra proprio questo. Insieme all’autocensura spesso dettata dal timore del giudizio altrui. Lo sanno bene Nina e Madeleine, due donne mature che si amano in segreto da decenni. Tutti, a cominciare dai figli di Madeleine, pensano che siano solo vicine di casa, visto che vivono entrambe all'ultimo piano di un condominio parigino. Nonostante le incomprensioni e le scaramucce, derivanti dalla segretezza della loro passione, la menzogna sembra tenere finché la vita e la malattia non si mettono di traverso. Quando la verità viene fuori nulla è più come prima. E il momento delle scelte arriva inesorabile.

Ben scritto, ben diretto e ben interpretato: Deux non sembra un’opera prima. La riuscita del film - che aveva già colpito la critica durante il suo passaggio a Toronto - è dovuta innanzitutto alle due bravissime protagoniste. Nei panni di Nina troviamo uno dei volti più noti del Nuovo cinema tedesco: Barbara Sukowa che ha alle spalle la collaborazione con Rainer Werner Fassbinder (Lola e Berlin Alexanderplatz) e Margarethe von Trotta (Anni di piombo e Rosa Luxemburg). In quelli di Madeleine si cimenta invece Martine Chevallier, che nel 1986 è entrata a far parte della Comédie-Française, diventando una delle attrici più ammirate dei palcoscenici francesi e venendo anche insignita dell'Ordine delle Arti e delle Lettere. Entrambe vengono valorizzate dall’occhio (e dalla mano) discreti di Meneghetti.

Ne viene fuori un lungometraggio all’altezza del miglior cinema d’oltralpe. Sebbene sia italiano di nascita e si sia diplomato in regia a Roma, il 39enne Filippo Meneghetti vive ormai stabilmente a Parigi. Dove sembra essersi calato perfettamente nella sua nuova realtà, almeno a giudicare dalla resa filmica. La capacità di narrare gli eventi con discrezione, con la giusta luce, con pochi e azzeccati cambi di ritmo, insieme alla mano ferma nella direzione del cast, lo collocano una spanna al di sopra della media degli esordienti di casa nostra. E rendono Deux un film francese non solo per il titolo. Ma anche per l’accuratezza dell’ambientazione, la delicatezza dei toni e la puntualità dei dialoghi. Oltre che per la capacità di seguire gli attori. Senza mai precederli e senza frapporsi tra le vicende che scorrono sullo schermo e gli spettatori.

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