CALCIO, Il bilancio di media e tv

Nel mondiale russo il business del calcio viaggia in streaming

di Marco Bellinazzo

Finale di Russia 2018, il mondo da Putin per Francia-Croazia

3' di lettura

Oggi a Mosca Francia e Crozia si contenderanno la Coppa del Mondo sotto lo suardo vigile di Vladimir Putin che nei Mondiali di calcio del 2018 ha visto l’occasione per celebrare l’ascesa della Russia neo-zarista nello scacchiere glogale e il suo personale trionfo, a pochi mesi dalle elezioni presidenziali nelle quali ha ottenuto il suo quarto mandato.

Ma i mondiali russi hanno segnato anche l’affermarsi di nuovi modelli di business legati al football, in particolare per quanto concerne il settore dei media e delle tv.

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La Russia neozarista

Putin ha difeso il “suo” mondiale respingendo le accuse di brogli mosse soprattutto dai tabloid inglesi, dopo la sorprendente sconfitta nel 2010 dell’Inghilterra che si era candidata da favorita ad ospitare l’edizione del 2018. Anche lo scandalo del doping di Stato di cui la Russia è stata imputata, in particolar modo per la gestione dei Giochi invernali di Sochi, ha creato creando non pochi imbarazzi al Cremlino costretto ad allontanre il ministro dello sport e plenipotenziario di Putin, Vitaly Mutko is . Ma mese dopo mese, dopo l’esclusione della Russia dai Giochi invernali coreani e da altre manifestazioni internazionali, l’indignazione pubblica è scemata.

L’ex funzionario del Kgb, d’altro canto, non ha badato a spese convogliando sui piani di allestimento della manifestazione ingenti risorse. Messe però a repentaglio nell’ultimo biennio da una recessione aggravata dalle sanzioni occidentali e dalla svalutazione del rublo. È stato principalmente il crollo dei prezzi petroliferi dagli oltre 110 dollari al barile del 2014 ai meno 40 dollari di metà 2016, con un Pil russo che per oltre un quarto dipende dalle esportazioni energetiche, a rallentare molti faraonici progetti della Russia.

Il governo di Mosca e la Fifa, che ha la supervisione sugli stadi, hanno raggiunto così diversi compromessi al ribasso. Nella Luzhniki Arena della Capitale dove stasera si gioca la finalissima, costata 350 milioni di dollari, ci si è accontentati di 81mila posti a sedere rispetto a un obiettivo iniziale di 90mila, mentre in altri due stadi la capienza massima è stata abbassata da 45mila spettatori a 35mila. Sono state inoltre cancellate alcune opere come la metropolitana leggera a San Pietroburgo, la torre tv a Samara e ridotti gli hotel di lusso dai 63 previsti a 38.

Rispetto al budget originario sono stati via via tagliati fondi cospicui. Per far fronte alla situazione il presidente ha chiamato a raccolta i suoi amici oligarchi sollecitando generose donazioni. La moral suasion putiniana ha prodotto benefici immediati e nel febbraio 2017 il budget è stato riportato a circa 11 miliardi di dollari (pari a 680 miliardi di rubli). Un totale di 6 miliardi drenati dal bilancio federale, 1,6 miliardi dai bilanci regionali e 3,3 miliardi di dollari da altre fonti.

I costi degli impianti delle 11 città in cui si sono snodate le 64 gare sono mediamente lievitati rispetto a quanto preventivato, con un esborso complessivo di quasi quattro miliardi di dollari. Per la Zenit Arena di San Pietroburgo sono stati spesi 1,1 miliardi di dollari. La Mordovia Arena di Samara è stata costruita con 300 milioni.

Il business dei mondiali

Nonostante l’assenza di nazionali come Italia, Stati Uniti e Cina, i mondiali russi sono stati tra i più ricchi della storia. Solo grazie ai diritti televisivi sono stati incassati 925 milioni di dollari. Inoltre sono stati venduti oltre 2,5 milioni di biglietti. C’è da dire che in riferimento al quadriennio che ha portato ai mondiali russi le entrate complessive della Fifa hanno raggiungo quota 6,1 miliardi di dollari, con un deciso incremento rispetto ai 4,8 del quadriennio che ha condotto al torneo brasiliano. Se dalle sponsorizzazioni sono arrivati 1,6 miliardi è soprattuto dal comparto dei diritti media che la Fifa ha pescato gran parte dei ricavi. I media rights del resto erano già raddoppiati da quota 1,2 miliardi del mondiale coreano-giapponese del 2002 ai 2,4 del 2014, e sono saliti nel 2018 a tre miliardi dopo essere stati venduti in 217 paesi o aree territoriali. Sono state vendute 685 licenze, la maggior parte delle quali (274) in Africa e in Europa (175). Nell’edizione russa è esploso come non mai il fenomeno delle piattaforme streaming , soprattutto in Africa. Il numero delle licenze oer mobile e Internet è commisurabile a quelle degli operatori tradizionali (tv e radio).

Non tutti sono stati fortunati. Ad esempio Fox ha pagato 400 milioni di dollari per i diritti 2018 e 2022 confidando sulla qualificazione degli Usa clamorosamente mancata.

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