il nodo leadership

M5S: Di Maio sotto attacco. Alta tensione tra accuse e addii

Il retroscena del Fatto quotidiano di un passo indietro del leader seccamente smentito dallo staff, le ipotesi di guida collegiale e gli stati generali di marzo

Tra cartellini rossi e porte sbattute, ecco chi ha lasciato il M5S

Il retroscena del Fatto quotidiano di un passo indietro del leader seccamente smentito dallo staff, le ipotesi di guida collegiale e gli stati generali di marzo


3' di lettura

Nel Movimento Cinque stelle la tensione è altissima. Dopo il caso rimborsi, gli ultimi addii verso la Lega e il gruppo misto e dopo il documento sottoscritto da tre senatori in cui si criticano i doppi incarichi di Di Maio e la piattaforma Rousseau, oggi è arrivata la prima pagine del Fatto quotidiano (giornale vicino al Movimento) ad agitare le acque. Titolo di prima pagina: «Di Maio vicino a lsciare la guida dei Cinque stelle».

Il restroscena del Fatto e la smentita dello staff di Di Maio
Il quotidiano diretto da Marco Travaglio sostiene che l’addio di Di Maio potrebbe arrivare ancor prima dell’appuntamento cruciale rappresentato dalle regionali emiliane i cui sondaggi sui Cinque stelle sono a dir poco sconfortanti.

Ma a stretto giro, lo staff del capo politico ha smentito la voce in modo secco e duro: si tratta di «un retroscena che riporterebbe il pensiero di svariate “fonti” interpellate che sembrano però fare il tifo per una certa narrazione, quando nel pezzo alle fonti dirette viene riservato mezza riga di smentita. Appare anche singolare la scelta di aprire il giornale con questo falso retroscena quando lo stesso Di Maio in queste ore è impegnato in importanti dossier di politica estera, come la Libia, di forte interessa nazionale e che interessano la sicurezza del nostro Paese. È un fatto gravissimo, che ci sorprende».

Guida collegiale?
Ciò che sembra certo è che nel Movimento siano in arrivo cambiamenti significativi. Dopo l’era di Grillo, quella del direttorio, quella del capo politico solo, si sta preparando una nuova fase. E l’annuncio dovrebbe coincidere con gli Stati generali M5S, in programma dal 13 al 15 marzo. L’appuntamento è stato pianificato durante una riunione che si è tenuta fra lo stesso Di Maio e il cosidetto “Team del Futuro”.

“Cordone sanitario”
Intanto intorno al leader si è formato una sorta di “cordone sanitario”. E i suoi fedelissimi si sono fatti avanti difendendolo a spada tratta. «L’ipocrisia è un male ma l’irriconoscenza è peggio. Combatto per il M5S da principio e riconosco i volti di chi al mio fianco ha fatto crescere quel
progetto. Tra questi c’è quello di Luigi Di Maio. Ora siete liberi di scegliere se fare di questo momento un facile j’accuse contro Luigi, o più onestamente aiutarci a riprogettare il nostro futuro grazie a Luigi - ha scritto su facebook il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano -. Siete persino liberi di credere alle favole che stanno raccontando i parassiti che ci stanno succhiando il sangue dall’interno, ma a questo non c’è cura se non la psichiatria».

Una dichiarazione che la dice lunga sul clima interno al Movimento. «In 20 mesi il M5s è riuscito a raggiungere i migliori risultati e lo ha fatto con Di Maio capo politico» ha rilanciato il sottosegretario Riccardo Fraccaro.

Dello stesso tenore le prese di posizione dell’ex capogruppo Francesco D’Uva e del portavoce del M5s alla Camera Giuseppe Buompane. Altri tuttavia hanno scelto il silenzio.

Oppositori all’attacco
Gli oppositori tuttavia non demordono. Mattia Crucioli, uno dei tre senatori firmatari del documento che chiede collegialità e usa toni duri verso Di Maio e Casaleggio, annuncia: «Porteremo il documento presentato ieri agli stati generali del Movimento. Apriremo l’elaborazione, l’implementazione e l’emendamento delle nostre proposte a tutti i senatori, deputati, portavoce locali ed attivisti su tutto il territorio nazionale. Abbiamo già creato un indirizzo email dedicato a cui far pervenire contributi. Scatta l’operazione “dai voce al Movimento che c’è in te”. Vogliamo migliorare la nostra casa comune, il M5s».

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