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Nel pacchetto sicurezza armi private senza licenza a tutti gli agenti di polizia fuori dal servizio

La norma è nella bozza di disegno di legge «in materia di sicurezza pubblica, tutela delle forze di polizia, nonché di vittime dell’usura e dei reati di tipo mafioso» - targata Viminale, Giustizia e Difesa - che approda oggi in Consiglio dei ministri

di Manuela Perrone

3' di lettura

Un corposo pacchetto di misure a tutela di forze di polizia e forze armate, che oltre all’inasprimento delle pene per chi commette violenza o cagiona lesioni agli agenti di pubblica sicurezza o di polizia giudiziaria, “liberalizza” la detenzione di armi: tutti gli agenti saranno autorizzati a portare senza licenza un’arma privata al posto di quella d’ordinanza quando non sono in servizio. Rivoltelle o pistole di qualsiasi misura. Una facoltà sinora riconosciuta da un regio decreto del 1940 soltanto al Capo della polizia, ai prefetti e viceprefetti, agli ispettori provinciali amministrativi, agli ufficiali di pubblica sicurezza, ai pretori e ai magistrati addetti al pubblico ministero o all’ufficio di istruzione.

È destinata a far discutere la bozza di disegno di legge «in materia di sicurezza pubblica, tutela delle forze di polizia, nonché di vittime dell’usura e dei reati di tipo mafioso» - targata Viminale, Giustizia e Difesa - che approderà oggi in Consiglio dei ministri. Nello schema in 31 articoli, che sarà limato fino all’ultimo momento utile, si parte dall’istituzione di due nuovi reati: quello di «detenzione di materiale con finalità di terrorismo», punibile con il carcere da due a sei anni, e quello di «occupazione arbitraria di immobile destinato a domicilio altrui», per cui si rischia la reclusione da due a sette anni. In questo caso, è introdotta anche una specifica procedura penale per la «reintegrazione nel possesso dell’immobile» occupato.

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Si prosegue con un ampio ventaglio di interventi: verifiche antimafia estese alle imprese aderenti al «contratto di rete», giro di vite contro le truffe agli anziani (con pene innalzate fino a 6 anni) e l’«induzione all’accattonaggio», ampliamento del Daspo urbano a chi è stato denunciato o condannato per reati contro la persona o il patrimonio, rinvio facoltativo della pena per le donne incinte e le madri con figli fino a un anno. Non manca una stretta, sempre nell’ottica della lotta al terrorismo, per chi noleggia autoveicoli né il rafforzamento dei livelli di protezione assicurato ai testimoni di giustizia e la razionalizzazione della gestione dei beni confiscati, con un focus particolare sugli immobili abusivi.

Ma sono le novità per forze di polizia e forze armate il cuore del provvedimento, che insieme al fischio d’inizio per i nuovi accordi (si veda l’articolo sopra) sostanzia il segnale di attenzione promesso dal Governo Meloni al comparto. Assieme alla massima libertà sulle armi “private” si potenzia, più in generale, la tutela dell’attività svolta dagli ufficiali o agenti di pubblica sicurezza o di polizia giudiziaria: pena aumentata di un terzo, rispetto a quella prevista per tutti i pubblici ufficiali, per chi commette violenza o resistenza nei loro confronti; da due a cinque anni di carcere per chi cagiona loro lesioni personali, con la reclusione fino a 16 anni in caso di lesioni gravissime. Prevista anche una protezione rafforzata per i beni mobili o immobili in uso alle forze di polizia e per le attività in mare della Guardia di finanza, insieme a sanzioni inasprite per chi non rispetta le prescrizioni della polizia stradale e non si ferma all’alt. Giro di vite contro le proteste in carcere: fino a 8 anni per chi organizza una rivolta, fino a 5 per chi partecipa.

La bozza di Ddl interviene anche sull’intelligence, estendendo il perimetro delle «garanzie funzionali», ossia aggiungendo nuove fattispecie di reato legate al terrorismo alla speciale causa di giustificazione che non rende punibili gli 007, e trasformando da facoltativa a obbligatoria la collaborazione con i servizi, in termini di informazioni e di assistenza, delle amministrazioni pubbliche, delle partecipate e di chi eroga servizi di pubblica utilità. «La modifica si rende necessaria - spiega la relazione illustrativa - per fugare la possibilità di interpretazioni che rimandino a una collaborazione facoltativa da parte dei soggetti cui è richiesta». Nello stesso articolo, si estende a dieci anni il termine entro il quale poter esercitare la revoca della cittadinanza concessa allo straniero in presenza di condanne definitive per delitti legati al terrorismo.

Infine, la bozza introduce tutor iscritti in un apposito albo per accompagnare le vittime di usura o di reati mafiosi beneficiarie di mutui nel percorso di restituzione e fissa il divieto di «doppia elargizione» di benefici economici per chi è colpito da estorsioni e reati di criminalità organizzata.

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