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Nel quadrilatero della cosmetica il make up per i grandi marchi

Tra Milano, Bergamo, Crema e la Brianza 500 aziende realizzano creme, rossetti e mascara in licenza e conto terzi per le griffe: oltre la metà dei trucchi di tutto il mondo arriva da qui

di Marika Gervasio


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Bologna. Cosmoprof Worldwide

3' di lettura

Rossetti, ombretti, mascara, ciprie: oltre la metà del make-up che usano le donne di tutto il mondo arriva dall’Italia grazie a un’eccellenza di produttori conto terzi ai quali i grandi marchi internazionali della cosmetica - da Estée Lauder a Dior a Yves Saint Lauren e Lancome, solo per citarne alcuni- si rivolgono per farsi sviluppare e produrre non solo trucchi, ma anche creme per il viso, prodotti per il corpo e i capelli e profumi.

Lo dimostrano i dati di Cosmetica Italia, l’associazione di categoria, secondo cui l’anno scorso l’export di prodotti di bellezza ha raggiunto un valore di 4,8 miliardi di euro in aumento del 3,5% con una bilancia commerciale record che ha superato i 2,7 miliardi. Francia, Germania, Stati Uniti, Regno Unito e Spagna concentrano più di un terzo delle esportazioni.

Un’eccellenza made in Italy che vede protagonista la Lombardia con sei province altamente specializzate nella produzione di cosmetici sulle dodici totali italiane segnalate da uno studio di Intesa Sanpaolo: Lodi è prima nella classifica con un indice di specializzazione di 16,2 punti, seguita da Cremona (8,6), Bergamo (2,3), Milano (2,2), Monza e Brianza (1,7) e Como (1,6). Le altre della top ten sono Parma (2,8), Roma (2,5), Firenze (2,1), Bologna (1,5), Torino (1,1) e Padova (1 punto). Mediamente, inoltre, secondo l’analisi, nelle aziende di beauty lombarde sono più alti valore aggiunto (63.700 euro contro 54.300 delle altre regioni) e costo del lavoro per addetto (39.400 euro contro 31.500).

«Una serie di fattori ha favorito la nascita di un meta-distretto altamente specializzato, forte di alte competenze chimiche, contaminazione creativa con altri comparti del made in Italy come moda e design, capacità di anticipare le tendenze, di proporre prodotti innovativi, di altissima qualità, fortemente personalizzati e personalizzabili e corredati da packaging accattivanti - spiega Giovanni Foresti della Direzione studi e ricerche di Intesa Sanpaolo -. Attraverso l’utilizzo di un data base interno sui flussi di pagamento gestiti dalla nostra clientela tramite la nostra rete è stato possibile ricostruire la filiera italiana della cosmetica».

E aggiunge: «Dall’analisi di poco meno di 310mila operazioni di acquisto per un controvalore pari a 2,4 miliardi di euro è stato possibile verificare la presenza in Lombardia di un tessuto produttivo specializzato nella cosmesi e organizzato in una filiera ramificata, basata su rapporti di fornitura tipicamente distrettuali. Non a caso le imprese lombarde specializzate nella cosmesi mostrano distanze medie negli approvvigionamenti di beni e servizi molto ravvicinate, pari mediamente a 74 chilometri contro una media italiana di 125 chilometri, con punte minime di 38 chilometri nella provincia di Cremona. Si tratta di valori contenuti e molto simili a quelli osservati nei distretti specializzati nel tessile o nella pelletteria».

In particolare, nel cosiddetto quadrilatero della cosmetica tra Milano, Brianza, Bergamo e Crema si concentrano circa 500 aziende con realtà che registrano fatturati a sei cifre in crescita costante e quote di export che non scendono sotto l’80%. Una ricchezza per il territorio visto che si tratta di imprese ad alto tasso di innovazione e con forti ricadute occupazionali. Stesso discorso per i produttori di profumi: pur non potendo parlare di un vero e proprio distretto, diverse aziende si concentrano nella provincia di Lodi, come Icr, solo per citarne una.

Intercos di Agrate Brianza, fondata dall’imprenditore Dario Ferrari nel 1972 in un sottoscala di Milano con dieci dipendenti e uno stabilimento di 2mila metri quadrati, è la più grande realtà italiana di produzione di cosmetici conto terzi per i grandi marchi del beauty internazionale con 15 stabilimenti nel mondo, 780 milioni di euro di ricavi per il 2018, un ebitda del 16% e una quota export del 90%. Dei 6mila dipendenti 800 si occupano di ricerca e sviluppo con un investimento in R&S che per quanto riguarda il make-up arriva al 13% dei ricavi, con punte del 15%, e sette centri di ricerca tra Europa, Asia e America.

Ma ci sono anche Chromavis, che l’anno prossimo inaugurerà il suo nuovo avveniristico stabilimento in provincia di Cremona, e Ancorotti Cosmetics di Crema che produce il 20% del mascara mondiale (ma realizza anche fondotinta, creme, rossetti, ciprie, terre e fard) e ha chiuso il 2018 a 101 milioni di euro, +10% rispetto all’anno precedente con la previsione per il 2019 di arrivare a 115 milioni. Ha ristrutturato e riqualificato lo stabilimento industriale ex-Olivetti trasformandolo in uno stabilimento green.

Terzisti, ma non solo. Sul tessuto lombardo operano anche molte aziende che producono in licenza, come EuroItalia (si veda articolo a fianco) e Angelini Beauty (tra i brand Trussardi, Laura Biagiotti, Blumarine) o a marchio proprio, come la bergamasca Kiko Cosmetics del gruppo Percassi, la più grande per fatturato tra queste ultime con 592 milioni di euro nel 2018, Pupa, Deborah Italia e L’Erbolario.

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