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Nel reddito di cittadinanza il pass da un lavoro all’altro

Il presidente dell’Anpal Domenico Parisi parla delle gravi carenze della rete informatica e annuncia: nuovo sistema operativo entro l’estate per incrociare a livello nazionale, in modo automatico, domanda e offerta di un impiego in base al profilo

di Giorgio Pogliotti

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Il presidente dell’Anpal Domenico Parisi parla delle gravi carenze della rete informatica e annuncia: nuovo sistema operativo entro l’estate per incrociare a livello nazionale, in modo automatico, domanda e offerta di un impiego in base al profilo


5' di lettura

«Nel dibattito sul reddito di cittadinanza finora in pochi hanno evidenziato che questo strumento consente di gestire le transizioni tra un’occupazione e l’altra. Si è posto l’accento solo sul sussidio contro la povertà e poco sulla possibilità che viene data a chi perde un lavoro di avere un sostegno economico per potersi formare ed essere accompagnato verso un nuovo impiego».

Sono parole di Domenico Parisi (54 anni), detto Mimmo, il presidente dell’Agenzia nazionale per le politiche attive che traccia un primo bilancio del lavoro svolto a quasi un anno dal suo insediamento alla guida dell’Anpal che risale, appunto, a febbraio 2019. Professore di Demografia e Statistica alla Mississippi State University, da direttore del Centro nazionale di ricerca strategica di pianificazione e analisi ha messo a punto il Mississippi works system.

LE DOMANDE DI REDDITO DI CITTADINANZA
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«Di Maio nel 2018 mi ha chiesto di tornare in Italia a guidare l’Anpal dopo aver visto i risultati di Mississippi works. Il sistema, con l’utilizzo dei big data rende possibile il contatto, anche senza intermediazione, tra chi cerca il lavoro e l’impresa alla ricerca di manodopera, che in caso di assunzione ottiene un tax credit. Se il profilo corrisponde, il matching avviene in automatico, ma in caso di rifiuto dell’offerta si viene convocati nel Job center».

Il suo nome è spesso associato alla App utilizzata in Mississippi, ma Parisi invita ad evitare semplificazioni: «l’investimento sulla tecnologia è stato preceduto da un grande investimento sulle strutture dei Job center e sul capitale umano, elemento chiave del sistema è la formazione mirata, la App è solo una modalità di fruizione. In Italia vogliamo realizzare un percorso analogo».

LE DOMANDE PER MACROAREE
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È difficile ignorare come sul reddito di cittadinanza ancora prevalgano le ombre sulle luci: se la “fase 1” delle misure assistenziali ha prodotto grandi numeri (oltre 1 milione di nuclei formati da 2,5 milioni di persone coinvolte, anche se una parte consistente della platea di 5 milioni di poveri è rimasta fuori), la “fase 2” delle politiche attive è decollata in ritardo, solo da settembre si sono insediati i navigator, e da metà novembre l’Inps ha pubblicato il modello per l’accesso agli incentivi delle imprese.

Parisi rifiuta questa chiave di lettura: «La macchina è partita - sostiene -, serve tempo per andare a regime, ma in questi mesi siamo riusciti ad ottenere risultati che all’inizio non apparivano alla portata. È un cambiamento culturale che richiede tempo, in Mississippi è iniziato nel 1998, ha avuto il sostegno di due governatori nel 2004 e nel 2008.

La disoccupazione si è assestata tra il 5 e 5,5% e questi risultati hanno contribuito alla riconferma del governatore repubblicano Tate Reevs alle elezioni di novembre. Anche in Italia la scommessa è quella di trasformare i centri per l’impiego in centri per l’occupazione. Qui in media trascorre un anno tra la perdita del lavoro e il nuovo impiego, bisogna abbreviare la transizione, in Mississippi si è scesi da 16 a 8 settimane».

Il problema è che in Italia il sistema informatico per favorire l’incrocio tra la domanda e l’offerta di lavoro presenta ancora gravi carenze. A 10 mesi dall’avvio del reddito di cittadinanza, ancora manca un sistema standard di condivisione tra le regioni; se un’azienda di una regione cerca un tornitore e non ha offerte nell’ambito regionale difficilmente può rivolgersi ad un’altra regione.

Spesso neanche tra province della stessa regione c’è dialogo. Quando avremo un sistema nazionale che permetterà una vera condivisione dei dati su tutto il territorio, in tempo reale, per favorire l’occupazione? «Adesso abbiamo un sistema informativo unitario che lavora in cooperazione applicativa con le regioni nella gestione dei dati amministrativi e anagrafici - spiega-. Entro l’estate puntiamo ad avere un sistema nazionale a servizio delle regioni, come un unico punto per la condivisione di tutte le vacancies e dei dati certificati, lasciando però l’autonomia gestionale ad ogni regione.

In self service si potrà accedere ai dati relativi ai posti disponibili pubblicati dalle imprese e al tempo stesso la vacancy sarà collegata a uno specifico centro per l’impiego. Il sistema, in modo automatico, attraverso un algoritmo, potrà determinare la percentuale di vicinanza tra l’offerta di un impiego e le competenze dell’ex lavoratore, indicando cosa manca per avere il profilo giusto.

Abbiamo il prototipo, dopo aver messo insieme le banche dati di Istat, Inps, Inapp, Unioncamere ed entro luglio sarà pronto, poi si potrà creare una App anche per gestirlo dal cellulare. Vogliamo estendere questo sistema non solo ai disoccupati ma a tutti coloro che vogliono un nuovo lavoro o un lavoro migliore. Non bisognerà recarsi sempre fisicamente nei centri per impiego che potranno dedicarsi meglio alle attività core».

Quanto al futuro di Anpal e alle stabilizzazioni dei precari storici di Anpal Servizi, su cui è in corso un difficile negoziato con i sindacati che contestano duramente le scelte di Parisi: «L’organico Anpal Servizi si sta rafforzando, oltre ai 2.980 navigator assunti con contratti di collaborazione fino ad aprile 2021, ora si avvierà l’assunzione a tempo indeterminato dei precari storici, con una prima tranche di 400 entro l’estate, successivamente il resto.

Il futuro è nel coordiamento dei servizi tra i diversi soggetti del mercato del lavoro, il personale dovrà specializzarsi nei piani individuali di accompagnamento al lavoro per i disoccupati». Parisi cita un’altra area di interesse: «Nel rapporto con le imprese manca l’ultimo miglio, negli Usa abbiamo un sistema diffuso di Academy che certificano le competenze. In Italia le grandi imprese si fanno le Academy in casa, le Pmi sono escluse, e il titolo ha valore solo a livello aziendale.

Ho avuto incontri con Assocalzaturifici a Padova, dove c’è un distretto calzature che rappresenta una punta d’eccellenza, e faticano a trovare manodopera qualificata. Accogliendo la loro richiesta vogliamo creare le Academy collegandole alle politiche di sviluppo, coinvolgendo altre istituzioni, le imprese e gli enti territoriali. Serviranno per attestare che sei “workready” sul versante delle competenze, certificando anche il ivello».

Per Parisi è ora di aprire una riflessione sull’evoluzione del mercato del lavoro. Il presidente di Anpal mostra una serie di dati: il 15% dei posti di lavoro in Italia potrebbe sparire nei prossimi anni a causa dell’automazione. Chi ha esercitato più mestieri ha maggiori possibilità di essere rioccupato con un contratto permanente: ha più chanche chi ha avuto 2 o 3 datori di lavoro diversi, sia nella fascia d’età tra i 25 e 34 anni, che in quella tra i 50 e i 55 anni.

La durata media di un rapporto di lavoro tra lavoratore e la stessa impresa in Italia è di 12,7 anni, rispetto ad una media Ocse di 9,9 anni. Anche la vita media di un’impresa si è accorciata a 12 anni, contro i 40 anni del 1983. «Bisogna cambiare mentalità - afferma- per passare dal posto fisso al lavoro stabile. È l’immobilismo a frenare la crescita».

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