corte costituzionale

Nel regime 41 bis possibile scambiare oggetti di modico valore

Incostituzionale il divieto assoluto previsto dalla legge per gli stessi gruppi di socialità. Le limitazioni vanno decise in relazione ai singoli casi

di N.T.

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(Agf)

Incostituzionale il divieto assoluto previsto dalla legge per gli stessi gruppi di socialità. Le limitazioni vanno decise in relazione ai singoli casi


3' di lettura

Cade il divieto assoluto di scambio di oggetti di modico valore, come generi alimentari o per l'igiene personale e della cella, per i detenuti sottoposti al regime previsto dall’articolo 41 bis della legge 354/1975 appartenenti allo stesso “gruppo di socialità”. Il divieto legislativo, comprensibile tra detenuti assegnati a gruppi di socialità diversi, risulta invece irragionevole se esteso in modo indiscriminato anche ai componenti del medesimo gruppo.

Resta fermo che l'Amministrazione penitenziaria potrà disciplinare le modalità degli scambi nonché predeterminare eventuali limitazioni in determinati e peculiari casi, che saranno eventualmente vagliate dal magistrato di sorveglianza.

È quanto si legge nella sentenza 97/2020 depositata il 22 maggio con cui la Corte costituzionale ha dichiarato incostituzionale il divieto legislativo di scambiare oggetti tra detenuti sottoposti al regime dell'articolo 41 bis dell’Ordinamento penitenziario appartenenti al medesimo «gruppo di socialità».

Le regole attuali
Un detenuto sottoposto al regime 41 bis occupa una cella singola, ma ha possibilità di contatti con un massimo di altri tre detenuti che formano lo stesso gruppo di socialità, definito in applicazione di una complessa serie di criteri, al fine di conciliare due esigenze potenzialmente contrapposte: da una parte, evitare che i detenuti più pericolosi possano mantenere vivi i propri collegamenti con i membri delle organizzazioni criminali di riferimento, sia reclusi in carcere che liberi (finalità essenziale del regime detentivo speciale), e, dall’altra, garantire anche a questi detenuti occasioni minimali di socialità.

La sentenza ricorda che gli appartenenti al medesimo gruppo di socialità trascorrono insieme alcune ore della giornata dentro il carcere e tra loro possono ovviamente comunicare, verbalmente e con gesti. Hanno così svariate occasioni di scambiare messaggi, non necessariamente ascoltati o conosciuti dalle autorità penitenziarie.

Stop al divieto
Pertanto, la Corte ha rilevato che, se è ben comprensibile prevedere il divieto di comunicare e scambiare oggetti tra detenuti assegnati a gruppi di socialità diversi, risulta invece irragionevole l’estensione indiscriminata del divieto anche ai componenti del medesimo gruppo. I quali, potendo già agevolmente comunicare in varie occasioni, non hanno di regola la necessità di ricorrere a forme nascoste o criptiche di comunicazione, come lo scambio di oggetti cui sia assegnato convenzionalmente un certo significato, da trasmettere successivamente all'esterno attraverso i colloqui con i familiari.

Le motivazioni
Così, da una parte, il divieto non serve ad accrescere le esigenze di sicurezza pubblica, dall'altra, impedisce una sia pur minima modalità di socializzazione: finisce anzi per presentarsi come regola irragionevole, in contrasto con l’articolo 3 della Costituzione, e inutilmente afflittiva, in contrasto con l’articolo 27, terzo comma, della Carta.

Tra l’altro, forme unidirezionali di scambio di oggetti, sempre in favore di singoli detenuti, idonee a segnalare simbolicamente la loro posizione di supremazia all’interno del gruppo, ben possono essere impedite con l’applicazione delle regole carcerarie ordinarie e condurre alla tempestiva modifica della composizione del gruppo di socialità.

Possibilità di decidere
La Corte ha precisato, infine, che a risultare costituzionalmente illegittimo, per le ragioni illustrate, è l’applicazione necessaria del divieto per previsione di legge. Anche dopo la presente sentenza, dunque, l’amministrazione penitenziaria potrà disciplinare le modalità degli scambi tra detenuti appartenenti al medesimo gruppo, nonché predeterminare le condizioni per introdurre eventuali limitazioni in determinati e peculiari casi.

L’applicazione di queste limitazioni dovrà così risultare giustificata da precise esigenze, espressamente motivate, e sotto questi profili potrà essere eventualmente controllata, in relazione al caso concreto, dal magistrato di sorveglianza.

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