racconti da parigi

Nel silenzio della neve e dell’assenza, l’ultima sfilata Chanel firmata Lagerfeld

di Nicoletta Polla Mattiot

(AFP)

2' di lettura

PARIGI - Un silenzio perfetto, per un minuto breve e lunghissimo. Parigi, ultimo giorno della moda: inizia la sfilata Chanel, la prima senza Karl. Tutto intorno bianco e neve, preceduto dal suono attutito dei passi e un sottile eco di sonagli che si allontana. Fuori piove, qui la luce riverbera sulla distesa candida come in una giornata di altre latitudini.

Il set della sfilata (foto di Nicoletta Polla Mattiot)

Le modelle escono una alla volta e non sfilano, non subito. Si fermano di fronte allo Chalet Gardenia, Automne Hiver 2019-2020, e attendono. Tutti attendono, in silenzio. Ci vorrebbe Tomas Transtromer, «stanco di tutti quelli che si presentano con parole, parole ma nessuna lingua, sono andato sull'isola coperta di neve». Chissà se il poeta del silenzio e Karl Lagerfeld si sono incontrati sei anni fa, all’Opera de Cologne, al festival cui entrambi furono invitati a parlare: il Nobel per la letteratura e lo stilista ospite non per aver scritto alcune delle più indimenticabili pagine della storia della moda, ma come bibliofilo e proprietario di una sterminata raccolta di 230mila opere.

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Chanel, nel silenzio della neve l’ultimo addio a Karl Lagerfeld

Chanel, nel silenzio della neve l’ultimo addio a Karl Lagerfeld

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Il silenzio è rotto dalla sua voce, che scioglie l'attesa in spettacolo. “The beat goes on” è scritto di suo pugno sul disegno che ogni ospite porterà via con sé insieme al ricordo di questa sfilata. Il silenzio si è fatto suono sotto le volte del Grand Palais, sfilano le modelle con un ritmo che non ha la concitazione di certi défilé senza fiato, è invece ovattato e sospeso, come a prolungare una fine che non vuole finire.

Il disegno di Karl Lagerfeld donato agli ospiti (foto di Nicoletta Polla Mattiot)

Fino all'ultima sequenza, già metafora del vuoto, bianco su bianco, neve su neve. Sulle note di Heroes di David Bowie, sfila anche Penélope Cruz, candido l'abito, candido il fiore che porta il mano. Iniziano gli applausi, un ospite in prima fila si alza, via via tutti sono in piedi, tre, quattro lunghi minuti di applausi, nessuno si muove, tutti aspettano e applaudono, guardano intorno e applaudono. Come se con l'ultima delle sue sorprese, con un mirabile colpo di scena, Karl potesse ancora, in qualche modo, apparire... Ad altri in questa sede il racconto degli abiti. Qui parla solo la forza di una insostituibile assenza.

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