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Nel territorio c’è una miniera di startup e giovani imprenditori

di Vera Viola

3' di lettura

Prima regione del Mezzogiorno e quinta in Italia per numero di startup innovative: 569, pari al 7,4% del totale nazionale (elaborazione The European house-Ambrosetti su varie fonti 2017). Seconda regione italiana per imprese di under 35, dopo la Lombardia (fonte Infocamere). Parliamo della Campania, dove il dinamismo di giovani e università trova riscontro nel varo di numerose nuove attività e nel rafforzamento di altre.

È nota a esempio Megaride, la startup in grado di proporre un sistema per misurare l’usura di pneumatici usati nella Formula 1, che ha recentemente ricevuto un’importante commessa da Ducati. Oppure Pertinet, in testa alla Start Cup Campania per i suoi studi sulla rigenerazione di cellule umane. E ancora Buzoole, piattaforma per la gestione degli “influencer” che svolgono attività di promozione online. Ma si tratta solo di pochi casi tra tanti.

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E una prova di tanta voglia di impresa è anche nella risposta al bando emanato dalla Regione e intitolato “Campania Startup innovativa” per la creazione e il consolidamento di nuova imprenditorialità ad alto contenuto innovativo: in un solo giorno sono state presentate ben 190 domande per progetti che prevedono investimenti per 70 milioni.

I progetti superano per valore di circa cinque volte la dotazione iniziale di “Campania Startup innovativa”, pari a 15 milioni a valere sul Por Campania Fesr 2014-2020. E, proprio per rispondere alle numerose domande, la Regione sta valutando l’opportunità di destinare alla misura un secondo finanziamento di almeno 10 milioni. È in corso l’esame delle proposte avanzate, che si collocano nelle diverse “aree strategiche”: il 25% si concentra nell’area “Biotecnologie, salute dell’uomo, agroalimentare”; un altro 25% è nell’ambito di ”Beni culturali, turismo e edilizia sostenibile”. A seguire per numero di proposte troviamo le aree strategiche “Trasporti di superficie e logistica avanzata”, “Aerospazio”, “Energia e ambiente”, “Materiali avanzati e nanotecnologie”.

Le startup campane poi possono godere di altri sostegni: in primis la defiscalizzazione Irap, misura attivata sui redditi 2016 e quindi al decollo in questo periodo.

Altro supporto è offerto da “Erasmus per Startup”, che facilita le esperienze estere dei giovani imprenditori campani che vogliano acquisire competenze per far crescere il proprio progetto di business. La Regione assegna voucher del valore da 700 a 1.000 euro al mese per il soggiorno di studio all’estero. Ha anche parallelamente stipulato convenzioni con importanti hub dell’innovazione internazionali a cui gli imprenditori possono fare riferimento, con relazioni soprattutto in Cina, Israele, Germania, Regno Unito e Cile. A breve verrà definita anche una convenzione con istituzioni americane. Sono partiti i primi gruppi di giovani imprenditori per Londra, Berlino, Olanda, Svizzera.

«Dopo un primo intervento di sensibilizzazione del territorio – racconta l’assessore regionale alle Startup Valeria Fascione – stiamo per far partire un’altra iniziativa analoga con “Campania In.Hub 2”, con una dote di 2 milioni e in cui coinvolgeremo università, centri di ricerca, incubatori e acceleratori». Intanto per la fine di questo mese dovrebbe partire l’attesa piattaforma “Open Innovation”, su cui le imprese potranno pubblicare le proprie esigenze in termini di ricerca e di innovazione, alle quali le startup potranno dare risposte. Con una chance in più di sfondare sul mercato.

Non mancano rilievi critici sulla politica regionale di settore: fanno perno sullo scarso coinvolgimento del mondo del private equity e sostengono che vengano di fatto escluse dagli aiuti le micro realtà che talvolta sono anche molto valide e bisognose di assistenza. «Il mondo del private equity finora è stato debole – replica Fascione – ma potremo dialogare sempre meglio».

Intanto sono partiti due nuovi fondi: sono arrivate al primo closing le raccolte di “Vertis Venture 2 Scaleup” (VV2) e “Vertis Venture 3 Technology Transfer” (VV3), che fanno capo alla Vertis di Amedeo Giurazza, Sgr con sede a Napoli. I due fondi opereranno su startup attive nei settori robotica, meccatronica, automazione e tecnologie digitali con una dote di partenza di circa 70 milioni da investire, che potrà raggiungere anche i 120 milioni. Il VV2 investe in aziende (ex startup) innovative che hanno superato la cosiddetta “valle della morte”, cioè sono sul mercato da 2 o 3 anni, hanno già un prodotto validato dal mercato, fatturano almeno un milione di euro e hanno intenzione di crescere a livello internazionale. Il VV3, invece, investirà in spin-off universitari o in innovazioni provenienti da centri di ricerca pubblica.

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