occupazione

Nell’agenda di governo subito taglio del cuneo e politiche del lavoro

di Claudio Tucci

2' di lettura

Quello che la decontribuzione e le nuove regole introdotte dal Jobs act potevano fare, in una congiuntura economica ancora il lenta ripresa, lo hanno fatto: il 2016 (dicembre 2016 su dicembre 2015) chiude con 242mila occupati in più, di cui 266mila dipendenti (111mila a tempo indeterminato e 155 a termine). I disoccupati crescono di 144mila unita', ma gli inattivi, tra cui molti scoraggiati, scendono di 478mila unità, a testimonianza di una maggior partecipazione al mercato del lavoro, soprattutto di donne e giovani.

Certo, su questi numeri, ci dice oggi l'Istat, pesa, in parte, anche la componente demografica: nella fascia d'età 15-49 anni l'occupazione è in calo (-168mila unità) perché diminuisce la popolazione di questa fascia d’età (al netto di questa dinamica ci sarebbero +76mila occupati). Tra i 50-64enni, al contrario, la crescita demografica contribuisce ad accrescere l’occupazione (il resto lo fa l'innalzamento dei requisiti pensionistici).

Il punto, però, è che negli ultimi mesi del 2016 la situazione si è assestata: a dicembre su novembre l’occupazione non cresce (le aziende sembrano non aver utilizzato l’ultimo mese di vigenza dello sgravio generalizzato seppur ridotto al 40 per cento). Il tasso di disoccupazione rimane stabile al 12 per cento, e tra i giovani si torna a superare la soglia psicologica del 40 per cento (siamo al 40,1 per cento, peggio di noi solo Spagna e Grecia).

Il fatto è, senza girarci troppo intorno, che a fronte di una maggior partecipazione sul mercato del lavoro la possibilità di conquistare un contratto è limitata: le imprese, soprattutto quelle industriali, stanno attendendo tempi migliori, e intanto rimettono a lavorare a orario pieno personale precedentemente messo in Cig. Ci sono ancora crisi aziendali complicate in atto, e da gennaio gli ammortizzatori si sono ridotti.

Il costo del lavoro resta un tema centrale per le aziende, e da gennaio c’è solo lo sgravio legato all'alternanza. Serve quindi subito un taglio al cuneo, come più volte annunciato dal governo. Inoltre, vanno affrontate le crisi industriali con politiche del lavoro “non difensive”, ma che puntino su formazione e attivazione per aiutare le ricollocazioni. Su questo punto c’è un documento congiunto Confindustria-sindacati di settembre che attende ancora di essere attuato.

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