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Nell’agroalimentare la svolta digitale riduce gli sprechi fino al 70%

Sempre più start up con indicatori climatici e modelli previsionali per avere pieno controllo della gestione agronomica, ottimizzare le irrigazioni e gestire al meglio la filiera in chiave sostenibile

di Gianni Rusconi

 L’utilizzo di tecnologie sempre più sofisticate è indispensabile per analizzare le caratteristiche di una pianta o di un terreno

3' di lettura

Il concetto di “precision farming” è molto vasto. «La digitalizzazione è un cambiamento sociotecnico e per questo richiede infrastrutture di accesso alla rete che permettano alle aree rurali e montane di stare al passo con il resto del Paese». Lo ha detto Gianluca Brunori, professore presso il Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali dell’Università di Pisa, e coordinatore del progetto europeo Desira (Digitisation: Economic and Social Impacts in Rural Areas), la cui finalità è l’evoluzione delle aree rurali in una chiave di sviluppo sostenibile in occasione dell’ultima edizione dell’Internet Festival di Pisa.

Per essere realmente di precisione e analizzare puntualmente le caratteristiche del suolo o di una pianta o di un animale, insomma, l’agricoltura ha bisogno delle tecnologie più avanzate. E in questo percorso la sfida da vincere, secondo Marco Vieri, professore ordinario di Ingegneria Agraria presso l’Università di Firenze, è quella di «adottare le scelte più opportune nel rispetto dell’ambiente e della salute dell’uomo. Attraverso i dati, l’uso di sistemi informatici geografici e l’impiego della geolocalizzazione satellitare – ha aggiunto l’esperto - è possibile esaminare terreni e colture e differenziare la gestione e gli apporti di acqua e nutrienti nella misura necessaria».

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Il risparmio che produce questo approccio può essere inferiore del 70% rispetto all’utilizzo di tecniche convenzionali per la distribuzione uniforme dei nutrienti su tutto l’appezzamento e spiega bene perché il digitale è una risorsa a cui oggi il settore agroalimentare non può rinunciare.

Un ruolo importante nel viaggio verso il paradigma dell’agricoltura di precisione lo giocano sicuramente le start up dell’agritech. In Italia se ne contano alcune decine e una di queste è xFarm, progetto nato nel 2018 per dare vita a una piattaforma aperta (accessibile in modalità “as a service” tramite un software gestionale in cloud) e in grado di accompagnare le aziende a digitalizzare i processi passo dopo passo, semplificando la raccolta e l’analisi dei dati. Tante le imprese del mondo dell’agrifood (anche Barilla e Parmalat fra queste) che hanno sposato l’idea della start up alessandrina e l’ultima della lista in ordine di tempo è Andriani, gruppo pugliese che opera nel campo dei legumi. Il progetto partirà a gennaio 2023 abbracciando inizialmente 130 operatori della filiera e prevede l’integrazione fra i dati raccolti dai sensori IoT, indicatori climatici e modelli previsionali per avere pieno controllo della gestione agronomica e una comprensione più precisa dell’impronta ambientale della filiera stessa. A regime, entro il 2028, saranno coinvolti circa 200 produttori su tutto il territorio italiano e verranno digitalizzati settemila ettari di colture.

La necessità di un’innovazione tecnologica sostenibile emerge chiaramente nelle parole di Francesco Urbani di Urbani Tartufi, altra azienda che si è affidata alla piattaforma di xFarm. Il cambiamento climatico, e in particolare la siccità registrata l’estate scorsa, ha imposto un cambio di marcia e l’apertura al digitale è stata la via per trovare uno strumento per ottimizzare le irrigazioni. «Siamo riusciti a brevettare un sistema – ha spiegato Urbani – per monitorare il benessere delle piantagioni grazie alla misurazione dell’umidità, dello stato di saturazione e della temperatura del suolo e tutti i dati raccolti ci consentono oggi di capire meglio quando intervenire, risparmiando risorse sia idriche che economiche».

E se anche Giovanni Pomella, general manager del Gruppo Lactalis in Italia, conferma come la digitalizzazione delle informazioni che regolano l'attività delle stalle dei vari conferenti (i dati relativi al benessere dell'animale e alla nutrizione delle bovine) sia un passaggio obbligato per condividere le soluzioni più opportune a livello di filiera, il salto in avanti per un piccolo imprenditore è ancora più rilevante.

Ne è convinto Uberto Resta Pallavicino, fondatore della rete di imprese agricole BluMartesana, secondo cui «la raccolta dei dati delle variabili terra, aria e acqua è fondamentale per monitorare e misurare con precisione i parametri agronomici sulla base dei quali ottimizzare il processo di produzione e applicare tecniche di coltivazione più precise e sostenibili». Con una precisazione di fondo: «L’aspetto decisionale è sempre appannaggio dell’uomo, che può e deve sapere interpretare i dati per evolvere nei processi di produzione, ma senza stravolgere l’ecosistema».

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