ITS e imprese

Nell’alimentare i marchi creano le alte scuole

di Cristina Casadei

3' di lettura

Ci sono i tecnici dell’organizzazione e della gestione della produzione, i meccanici, gli operai specializzati nelle industrie pastaie, i casari. Nell’alimentare queste sono alcune delle figure che si faticano a trovare nel mercato del lavoro, come emerso da una recente indagine di Randstad research. Per ridurre un gap che il sistema dell’istruzione fatica a colmare, con molto senso pratico, i grandi marchi del settore, da Barilla a Ferrero a Lavazza, e i sindacati, lo scorso febbraio, hanno raggiunto un’intesa che da ieri è diventata una convenzione sull’alta formazione. A partire da settembre darà il via a una serie di corsi biennali o modulari che si svolgeranno per il 30% in azienda. A firmarla sono state Unionfood, AssoBirra, Fai Cisl, Flai Cgil, Uila Uil, l’Università degli Studi dell’Insubria e la Rete Fondazioni ITS Italia.

All’origine di questo percorso, come spiega il direttore generale di Unionfood, Mario Piccialuti, c’è la consapevolezza che «nell’attuale contesto di grande trasformazione dei sistemi produttivi industriali, rappresentare l’impresa significa anche tempestività nel riconoscere i suoi bisogni e creare adeguati strumenti di risposta». La convenzione con gli Its e l’università dell’Insubria è proprio questa risposta ed «è espressione di concretezza dell’azione di rappresentanza - sottolinea Piccialuti -. Aggiornare i temi delle relazioni sindacali significa confermare un dialogo tra sindacato ed impresa che nel settore alimentare ha costituito un punto di forza per la competitività e l’attenzione al capitale umano».

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Prima di entrare nel merito della convenzione, alcuni numeri utili possono essere utili per capire cosa sta accadendo nel settore. Secondo i dati di Unionfood i grandi marchi investono in innovazione circa un miliardo e mezzo di euro ogni anno e considerano la formazione di personale qualificato fondamentale per mantenere alta la competitività. Anche nel 2020 l’occupazione nel settore ha sostanzialmente mantenuto i livelli, stabilizzandosi a 475mila addetti, con un aumento delle ore lavorate. Questo contesto ha aperto una serie di opportunità che si sono però scontrate con la carenza di personale qualificato. Di qui la scelta di Unionfood e dei sindacati di mettere a terra velocemente un percorso che dà seguito alle previsioni del contratto collettivo nazionale siglato a luglio dello scorso anno.

L’avvio della convenzione, ieri, è avvenuto nel corso di un incontro a cui hanno partecipato, tra gli altri, i segretari generali di Fai, Onofrio Rota, Flai, Giovanni Mininni e Uila, Stefano Mantegazza, insieme ad Alessandro Mele, presidente dell’associazione rete Fondazioni ITS Italia, Barbara Pozzo, direttrice del dipartimento di diritto, economia e culture, dell’Università dell’Insubria, Elena Stillavato, direttore risorse umane di Star e Marta Mastrandrea, recruiting, training & Development Specialist del gruppo Lactalis. Entrando nel merito la convenzione prevede due poli formativi. Il primo realizzerà corsi e internship aziendali in collaborazione con la rete ITS con una formazione che spazia tra i diversi ambiti aziendali, dalle tecniche di controllo qualità e valutazione ambientale, agli impianti e processi, alla certificazione nazionale e internazionale, filiere del made in Italy, legislazione alimentare nazionale e non. L’altro polo è invece una novità assoluta per l’alimentare e avrà tra gli attori l’Università degli studi dell’Insubria di Varese e Como, che ha creato un percorso formativo per addetti delle risorse umane, rappresentanze sindacali unitarie e operatori sindacali, all’interno del dipartimento di diritto, economia e culture. Si tratta, in questo secondo caso, di un percorso formativo che mira a integrare e sviluppare le relazioni industriali e sindacali in un rapporto equilibrato tra normativa sindacale, del lavoro e delle tutele. Grande la soddisfazione nel sindacato: Mininni considera la convenzione «fonte di nuove opportunità per i lavoratori e le imprese», Rota una risposta «a un modello formativo che non funziona e alla mancanza di politiche attive strutturate», mentre per Mantegazza è «una scelta innovativa, figlia di relazioni sindacali solide e ambiziose». Che non si ferma qui perché «l’obiettivo è replicare questi percorsi su tutto il territorio nazionale adattandoli, in modo mirato, alle diverse necessità aziendali - continua il sindacalista -. È questa la nuova frontiera delle buone relazioni sindacali e della bilateralità».

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