Rapporto Fondazione Migrantes

Nell’anno del Covid (e della Brexit) crescono del 33,5% gli italiani che si trasferiscono nel Regno Unito

Ai primi posti, come accade ormai da diversi anni, vi sono, oltre alla Gran Bretagna (33.293), la Germania (13.990) e la Francia (10.562) che, da sole, coprono il 52,8%

di Andrea Carli

(foto Epa)

4' di lettura

Che il Covid-19 abbia completamente stravolto i piani di molti, anche e soprattutto per quanto riguarda gli spostamenti in un altro Paese, c’era da aspettarselo. Non si può dire lo stesso del fatto che nel 2020, l’anno in cui la partita contro la pandemia è stata più dura, il Regno Unito si sia confermato nel ruolo di destinazione maggiormente raggiunta, e ciò nonostante alla grande incognita del coronavirus si sia aggiunta, il 31 dicembre 2020, l'uscita definitiva del Regno Unito dall'Unione europea.

Lo “strano” caso del Regno Unito

È quanto emerge dal “Rapporto Italiani nel mondo 2021. La mobilità italiana ai tempi del Covid”, redatto dalla Fondazione Migrantes e presentato a Roma. Anzi proprio il fatto che, rispetto ai decrementi di tutti gli altri Stati, il Regno Unito registri un aumento del +33,5% induce ad approfondire le motivazioni. Delle oltre 33 mila iscrizioni in quel paese, il 45,8% riguarda italiani tra i 18 e i 34 anni, il 24,5% interessa i minori e il 22,0% sono giovani-adulti tra i 35 e i 44 anni. Si tratta, quindi, della presenza italiana tipica in Gran Bretagna: giovani e giovani adulti, nuclei familiari con minori che la Brexit ha obbligato a far emergere – da qui la spiegazione dell'incremento registrato anche nell'ultimo anno nonostante la pandemia – attraverso la procedura di richiesta del “settled status”, un permesso di soggiorno a tempo indeterminato per chi può comprovare una residenza continuativa su territorio inglese da cinque o più anni, arco temporale che non deve essere stato interrotto per più di sei mesi su dodici all'interno del quinquennio di riferimento.

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Incidenza europea sul totale delle prime posizioni oltre il 60%

Nel loro complesso, le destinazioni scelte lungo il corso del 2020 sono state 180 e, tra le prime dieci, ben sette sono nazioni europee. Ai primi posti, come accade ormai da diversi anni, vi sono il Regno Unito (33.293), la Germania (13.990) e la Francia (10.562) che, da sole, coprono il 52,8%. Se a queste aggiungiamo la Svizzera (8.189), che quest'anno, diversamente dal 2020, precede il Brasile (7.077), l'incidenza “europea” sul totale nelle prime posizioni arriva al 60,3%.

Con il Covid ridimensionata la mobilità degli italiani

La mobilità degli italiani con la pandemia non si è arrestata, ma ha sicuramente subito un ridimensionamento. Da gennaio a dicembre 2020 si sono iscritti all'Aire 222.260 cittadini italiani, il -13,7% dall'anno prima quando erano, in valore assoluto, quasi 258 mila. Il 49,3% si è iscritto per espatrio (nel 2020 era 50,8%); il 36% lo ha fatto per nascita all'estero (nel 2020: il 35,5%); il 5,9% per reiscrizione da irreperibilità (nel 2020: il 6,7%); il 3,2% per acquisizione di cittadinanza (nel 2020: 3,6%); lo 0,5% per trasferimento dall'Aire di un altro Comune (nel 2020: lo 0,7% nel 2020) e il 5% per altri motivi (nel 2020: il 2,7%).

Il ridimensionamento - mette in evidenza il report - non riguarda le nuove nascite all'estero da cittadini italiani, ma piuttosto le vere e proprie partenze, il numero cioè dei connazionali che hanno materialmente lasciato l'Italia recandosi all'estero da gennaio a dicembre 2020. In valore assoluto, si tratta di 109.528 italiani, -21.408 persone rispetto all'anno precedente (variazione del -19,5%). Il 54,4% (59.536) sono maschi, il 66,5% (72.879) celibi o nubili, il 28,5% (31.268) coniugate/i, il 2,2% divorziate/i (2.431).

Oltre 5,6 milioni di italiani residenti all’estero, +3% in anno Covid

Al 1° gennaio 2021, la comunità strutturale dei connazionali residenti all'estero è costituita da 5.652.080 persone, il 9,5% degli oltre 59,2 milioni di italiani residenti in Italia. Mentre l'Italia ha perso quasi 384 mila residenti sul suo territorio (dato Istat), ne ha guadagnati 166 mila all'estero (dato AIRE): un aumento di presenza all'estero del 3% nell'ultimo anno. Degli oltre 5,6 milioni di iscritti, il 45,5% ha tra i 18 e i 49 anni (oltre 2,5 milioni), il 15% è un minore (848 mila circa di cui il 6,8% ha meno di 10 anni) e il 20,3% ha più di 65 anni (oltre 1,1 milione di cui il 10,7%, cioè circa 600 mila, ha più di 75 anni).

Argentina, Germania e Svizzera le comunità più numerose

Sono tre le grandi comunità di cittadini italiani iscritti all'Aire: nell'ordine, Argentina (884.187, il 15,6% del totale), Germania (801.082, 14,2%), Svizzera (639.508, 11,3%). Seguono, a distanza, le comunità residenti in Brasile (poco più di 500 mila, 8,9%), Francia (circa 444 mila, 7,9%), Regno Unito (oltre 412 mila, 7,3%) e Stati Uniti (quasi 290 mila, 5,1%).

Sicilia prima per partenze, seguono Lombardia e Campania

La Sicilia, con oltre 798 mila iscrizioni, è la regione con la comunità più numerosa di residenti all'estero. La seguono, a distanza, la Lombardia (+561 mila), la Campania (quasi 531 mila), il Lazio (quasi 489 mila), il Veneto (+479 mila) e la Calabria (+430 mila).

Mattarella, italiani all’estero valore inestimabile

In un messaggio inviato in occasione della presentazione del rapporto, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricordato che «la comunità di italo-discendenti nel mondo viene stimata in circa centottanta milioni di persone, cui si aggiungono gli oltre sei milioni di cittadini italiani residenti all’estero. La portata umana, culturale e professionale di questa presenza - ha aggiunto il Capo dello Stato - è di valore inestimabile nell’ambito di quel soft-power che consente di collocare il nostre Paese tra quelli il cui modello di vita gode di maggior attrazione e considerazione».

Le pensioni all’estero sono il 2,4% del totale

Nel corso del 2020, l'Inps ha pagato in tutto 13.816.971 pensioni e quelle all'estero (330.472) rappresentano circa il 2,4% del totale. Questa percentuale, che può sembrare poco significativa, per l’ente di previdenza ha un valore molto importante perché si è ben consapevoli che si tratta di un fenomeno in continua espansione considerando il costante aumento di partenze di italiani per l'estero. Questo trend genererà nuove pensioni da liquidare in regime di totalizzazione internazionale e da erogare non solo per chi torna in Italia dopo l'esperienza maturata altrove, ma anche a favore di chi decide di rimanere nel paese estero che l'ha ospitato. Non si tratta di una previsione a lungo termine: molti degli attuali emigrati, infatti, rientrano nella fascia d'età 40-50 e 50-60 anni. Solo l'anno scorso gli emigrati tra i 35 e i 64 anni di età hanno rappresentato il 35% del totale, con un incremento del 24% negli ultimi 5 anni. Ciò vuol dire che il numero delle pensioni interessate dalla totalizzazione internazionale è destinato ad aumentare in maniera considerevole.

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