agroalimentare

Nell’Appennino bolognese nasce la valle delle api

Piano industriale triennale di Conapi: crescita del 30% entro il 2023 e investimenti per 3,5 milioni in un nuovo magazzino e impianti innovativi per lavorare il miele

di Ilaria Vesentini

Più valore al territorio.  Il progetto della “bee valley” è in cantiere nella vallata lungo l'Idice e il Savena, con epicentro tra Monterenzio e Monghidoro

3' di lettura

Si prepara a debuttare nell’Appenino bolognese la “bee valley”, la valle delle api. Dopo motor valley, food valley, wellness valley, un altro progetto sistemico per valorizzare territorio, specializzazione produttiva e turismo emiliano-romagnolo è in cantiere nella vallata lungo l’Idice e il Savena, con epicentro tra Monterenzio e Monghidoro. L’iniziativa è di matrice istituzionale – a lanciarla il sindaco di Monterenzio con la lista civica APErta, che già nel nome costitutivo aveva la tutela del prezioso insetto come mission – ma a fare da perno è la presenza da oltre 40 anni nel comprensorio del Conapi-Consorzio nazionale apicoltori, la più importante cooperativa di apicoltori in Italia e una delle più importanti al mondo, e dello stabilimento Mielizia, il più grande brand di filiera e produttore di miele d’Europa.

Il fermento tra le alture che da Bologna portano verso Firenze è amplificato dal lancio del nuovo piano industriale triennale di Conapi, che prevede un’ambiziosa crescita del 30% da qui al 2023 e investimenti per 3,5 milioni di euro in un nuovo magazzino e nuovi impianti per lavorare il miele italiano ed entrare in nuovi mercati esteri. «Sia il Consorzio sia l’azienda stanno crescendo molto, nonostante le difficoltà produttive legate ai cambiamenti climatici, che sommati ai pesticidi stanno provocando in tutta Europa una forte diminuzione dell’attività delle api», spiega Nicoletta Maffini, neo direttore generale del Conapi. Il Covid ha impresso a sua volta una forte spinta ai consumi.

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Il Conapi è arrivato a rappresentare oltre 600 apicoltori dal Piemonte alla Sicilia, con il nocciolo duro tra Emilia e Toscana e alcuni soci anche in Spagna e Ungheria (il cammino per diventare Consorzio europeo del miele è in nuce) e ha un patrimonio complessivo di oltre 107mila alveari, una produzione di circa 20mila quintali l’anno di miele con un fatturato alla produzione di 23,8 milioni che arriva a 65 milioni al consumo. Su un mercato nazionale che si stima valga circa 150 milioni, dove Mielizia contende ai marchi Ambrosoli e Rigoni la leadership nella Gdo, controllando però da solo il 25% del segmento biologico.

«Nonostante il calo del raccolto sia nel 2019, l’annata più avara dell’ultimo decennio, sia l’anno scorso, i nostri risultati sono in crescita: dopo il +5% del fatturato 2019 (i bilanci del settore vanno da 1° luglio al 31 giugno dell’anno successivo, ndr) nel 2020 stiamo registrando un aumento a due cifre, complice la pandemia che ha aumentato i consumi di spalmabili e ridotto le vendite dirette degli apicoltori», spiega il dg. La linea biologica Mielizia fa da motore: tra ampliamento della gamma e ingressi in nuovi mercati ha contribuito alla crescita del 40% del fatturato complessivo dei brand del Consorzio, «e sta crescendo allo stesso ritmo anche quest’anno, tanto da proiettare il fatturato complessivo oltre i 30 milioni nel 2023, a fine piano strategico», sottolinea Maffini. E dopo Francia e Giappone, Conapi e Mielizia stanno avviando test commerciali in nuovi mercati: le attuali strutture produttive a Monterenzio (6.200 mq dove lavorano 48 addetti) non bastano più: partiranno il prossimo anno i lavori per un nuovo magazzino di 2.600 mq e nuovi investimenti in tecnologie.

Uno sviluppo che può trarre grande beneficio dalla valorizzazione dell’ecosistema e della cultura apistica radicata nella vallata dell’Idice e del Savena, essendoci già a Monterenzio anche il museo-laboratorio “Il Parco delle api e del miele”: «L’ape è il più importante bio-indicatore della salute dell’ambiente e il nostro programma di istituzionalizzare una “bee valley” parte dal progetto regionale di creare biodistretti sul territorio – spiega Ivan Mantovani, da un anno e mezzo alla guida della comunità di Monterenzio con la lista civica APErta -. Vogliamo realizzare un corridoio verde tra Monterenzio, Monghioro e Loiano fino al confine toscano, dove l’assenza di pesticidi e la coltivazione di essenze stimoleranno l’impollinazione e la prolificazione delle api. Stiamo investendo in piste ciclabili e cammini per valorizzare lo “slow tourism” con il plus di incrociare nella stessa vallata anche il parco naturistico-archeologico di Monte Bibele, che stiamo già riqualificando».

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