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Nell’area del terremoto una tecnologia geospaziale per superare le calamità naturali

Il progetto ReStart promosso dall’Autorità di bacino dell’Appennino centrale dopo gli eventi del 2016 e 2017 nell’area del cosiddetto “cratere sismico”

di Davide Madeddu

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(ANSA)

Il progetto ReStart promosso dall’Autorità di bacino dell’Appennino centrale dopo gli eventi del 2016 e 2017 nell’area del cosiddetto “cratere sismico”


2' di lettura

Tecnologia geospaziale, un supercomputer e un’app per prevenire i disastri provocati dai terremoti ma anche seguire passo per passo la ricostruzione. E capire dove si può rimettere in piedi una casa e dove, invece, è meglio lasciar perdere. Alla base una rete di 138 comuni e un sistema di informazioni con flusso costante in continuo aggiornamento.

Il progetto

Il progetto si chiama ReStart ed è l’iniziativa che ha promosso l’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino centrale dopo gli eventi del 2016 e 2017 nell’area del cosiddetto “cratere sismico”, ossia il territorio compreso tra le regioni Marche, Umbria, Abruzzo e Lazio, su cui sorgono i comuni che fanno parte della rete e in cui risiedono circa 575 mila abitanti. Un’area di circa 8.000 chilometri quadrati che ricade interamente nel Distretto idrografico dell’Appennino centrale (che comprende anche alcune zone delle regioni Emilia Romagna, Toscana e Molise per un’estensione complessiva di oltre 42 mila chilometri quadrati).

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Tecnologia geospaziale e sensoristica

All’interno della piattaforma raggiungibile all'indirizzo www.restartgis.it cartografie digitali interattive e database «finalizzati alla prevenzione e alla pianificazione territoriale più sostenibile». I dati vengono raccolti, analizzati e inseriti dal team che sta lavorando al progetto attraverso l’utilizzo di tecnologie geospaziali, sensoristica, modellistica e sopralluoghi sul campo. Un vero e proprio patrimonio di informazioni consultabile sia dai tecnici sia dai professionisti impegnati nelle opere di ricostruzione oltre che dai cittadini che vogliono conoscere meglio il territorio in cui risiedono.

Oltre la fase emergenziale

«La piattaforma tecnologica è uno strumento fondamentale per difenderci dai grandi rischi naturali, finalmente possiamo ragionare per andare oltre la fase emergenziale, ricostruire e mettere al centro il tema della prevenzione anche grazie all’uso delle moderne tecnologie - chiarisce Erasmo D’Angelis, segretario generale dell’Autorità -. Abbiamo deciso di investire il massimo della conoscenza e della tecnologia, e oggi grazie a questo nuovo strumento chi deve ricostruire sa dove poterlo fare e sa qual è invece il territorio da lasciar perdere, perché ad esempio è a rischio frane o alluvioni. Le popolazioni del Centro Italia hanno vissuto dolori incredibili e ora hanno bisogno di vivere nella massima sicurezza possibile».

Risultato? Dal Pc o smartphone, «sarà possibile consultare i primi servizi WebGis tematici con le mappe della microzonazione sismica, della morfologia del territorio, delle aree a rischio idrogeologico, e anche di insediamenti, aree protette, beni archeologici e culturali».

I tre obiettivi

Tre gli obiettivi del progetto: si va dal «supporto tecnico per la ricostruzione post sisma in condizioni di sicurezza idrogeologica da fenomeni pregressi e sismo indotti (frane e alluvioni) alla riprogrammazione delle risorse idriche, sino ad arrivare al modello pilota della governance e aggiornamento costante e continuativo del quadro conoscitivo dei fenomeni di rischio, ossia la pianificazione urbanistica e modello di governance».

Quanto ai tempi: entro la metà del 2022 saranno infatti messe in campo «azioni e tecnologie per la prevenzione e la pianificazione idrogeologica e antisismica».

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