Industria

Nell’autobiografia dell’industria si fa largo l’arte contemporanea

di Filomena Greco

3' di lettura

Comunicare attraverso la storia industriale e l’héritage di imprese e società storiche. Si tratta di una tendenza che sta prendendo piede e sta spingendo le aziende a investire per allestire spazi espositivi o avviare iniziative artistiche e culturali. «Le aziende sono sempre più sensibili a questo tema, vogliono comunicare anche attraverso la loro storia industriale, senza timore di commistioni ad esempio con l’arte contemporanea e di creare luoghi di produzione culturale» racconta Domenico Papa, curatore d’arte e direttore artistico di Art Site Fest. Iniziative che fanno capo a grandi nomi dell’industria, ma anche alle imprese più piccole. «Non conta la dimensione dell’impresa o la quantità di oggetti da esporre, conta piuttosto il racconto che c’è dietro, la creatività che può essere celebrata».
«Le imprese per loro natura sono portate a prendere consapevolezza del patrimonio di creatività al loro interno. Qualsiasi azienda che produce beni, soprattutto in Italia, ha sviluppato – spiega Domenico Papa – nel corso del tempo una progettualità che rappresenta la cifra più profonda dell’azienda stessa. E allora sta capitando che le aziende prendano coscienza di queste risorse e decidano di valorizzarle». La chiave in molti casi è rappresentata dal dialogo che può nascere tra la creatività delle aziende e quella esterna, che arriva dal mondo dell’arte. Papa cita come esempio di questa “scintilla” la mostra allestita nel Centro comunale di cultura di Valenza, distretto orafo di lunga tradizione. «Abbiamo chiesto a 14 artisti – spiega – di dialogare con le aziende del comparto orafo, sono venute fuori visioni molto interessanti, frutto di un dialogo profondo e di una progettualità alta».
Domenico Papa ha fondato l’Art Site Fest, sette edizioni alle spalle, nato nel Vercellese. «Nel corso delle edizioni il Festival si è esteso, fino ad arrivare quest’anno a 12 sedi tra le quali il Museo Lavazza e il nuovo polo Heritage Lab di Italgas. Da tre anni infatti coltiviamo la strada dei musei d’impresa ritagliando delle proposte specifiche all’interno del Festival. Abbiamo avuto in passato Reale Mutua e Casa Martini, tra gli altri». Il filo conduttore è quello di mettere insieme le creazioni di artisti contemporanei in contesti legati alla storia d’impresa. «Chiediamo a artisti, danzatori, attori, scrittori di immaginare qualcosa per i luoghi individuati – spiega Papa – con un focus sul site specific, per valorizzare le caratteristiche dei luoghi. Abbiamo un dialogo con le amministrazioni che gestiscono le diverse sedi e lavoriamo ad un programma». Con Lavazza ad esempio si è puntato su una installazione scultorea di Carlo Gòria e un percorso immersivo e multimediale curato da Progettò – duo di artisti torinese – all’interno della basilica paleocristiana che si trova al di sotto della Nuvola Lavazza. «Un luogo straordinario, dove la modernità dell’architettura si sposa con la radice più antica della città» spiega. Tutto ruota intorno al tema della prossimità, vera urgenza di questi tempi e al contempo strumento per la trasmissione della cultura.
Quello dell’Heritage Lab di Italgas è una vera e propria new entry nel panorama dei musei d’impresa del Piemonte. «Per quel luogo – racconta Papa – abbiamo immaginato una mostra dedicata al tema della sostenibilità. Un tema molto caro all’azienda, da cui è nata una call internazionale di fotografia nell’ambito della quale abbiamo selezionato 22 artisti su un centinaio di proposte arrivate da 14 paesi». Ne è emersa una visione internazionale sulla condizione del pianeta caratterizzata da una grande sensibilità al tema.
La curiosità dei visitatori paga. E in questo contesto di dialogo aperto tra creatività industriale e arte, si genera un modello innovativo di Museo. «I musei tradizionali hanno una caratteristica organizzativa chiara a cui le diverse collezioni di arte poi si adattano, nel caso invece dei musei d’impresa è esattamente il contrario, abbiamo dei contenuti sulla base dei quali bisogna poi progettare e costruire una realtà museale. Un luogo dove non necessariamente vengono esposte delle cose, ma è un luogo di produzione culturale». Storie aziendali che incrociano i destini di famiglie di imprenditori, come per Lavazza, le generazioni e le acquisizioni fatte nel tempo, le tecnologie sviluppate e i macchinari, come per Italgas. «I musei d’impresa sono esposizioni o somigliano più ad archivi – aggiunge Papa – a seconda del materiale da valorizzare. Pensiamo ai musei di Menabrea, la birra, o della Piaggio o ancora di Ferrari o Dalmine. Per ogni tipologia di museo va costruito un racconto, una narrazione, questo il compito più importante di chi crea i musei d’impresa, con la storia come punto di partenza».

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