Arti visive

Nell’isola dell’umanesimo

di Renata Codello

default onloading pic
Lo Scalone del Longhena della Fondazione Giorgio Cini di Venezia, restaurato con il contributo della Fondazione di Venezia e dell’ACRI

4' di lettura

Il rapporto tra la Fondazione Giorgio Cini e Venezia è storico, ricco di ogni sorta di implicazioni storiche e culturali. Questo legame sostanziale era chiarissimo a Vittorio Cini, il fondatore, che non a caso affidò, statutariamente al Patriarca di Venezia, massima autorità morale cittadina, l’ufficio del fondatore e la responsabilità di scegliere la guida della sua creatura. Il legame con la comunità di riferimento è confermato anche dai servizi culturali offerti alla popolazione residente. Mi riferisco alle biblioteche della Fondazione, che rappresentano un patrimonio inestimabile offerto gratuitamente a tutti (anche se oggi dobbiamo fare i conti con le limitazioni imposte dal Covid-19), alle mostre, convegni e concerti che ogni anno vedono la partecipazione di centinaia di migliaia di esperti e appassionati.

Va sottolineato che, anche in questi giorni, chi viene sull’Isola di San Giorgio Maggiore può visitare gratuitamente l’installazione dell’artista americano Dale Chihuly, sezione speciale della mostra Venezia e lo Studio Glass Americano prodotta grazie a Le Stanze del Vetro. Questa co-sostanzialità non esaurisce la natura della Cini, che come Venezia, ha una fortissima identità internazionale. Il Presidente Giovanni Bazoli, in una recente intervista, pur auspicando che il rapporto con la città e le sue istituzioni si rafforzi, ha sottolineato con orgoglio la dimensione costitutiva della nostra alterità, che viene anche determinata dalla sua collocazione fisica: la Fondazione è su un’Isola dell’arcipelago della Laguna. Questo la rende un’istituzione intrinsecamente veneziana, ma distinta, con una sua autonomia, una sua indipendenza, una sua vocazione. Siamo parte di un tessuto locale che dobbiamo e vogliamo contribuire a rendere più forte.

Loading...

Allo stesso tempo siamo un punto di partenza, una testa di ponte da cui prendere lo slancio per aprirsi al mondo. Coltivare, sviluppare e promuovere la dimensione internazionale della Fondazione è un dovere imprescindibile. Lo impone la sua natura, lo esige la sua vocazione, lo richiede la sua storia, perché così la volle Vittorio Cini e cosi la progettò Vittore Branca all’atto della sua costituzione. Questa sua internazionalità trova la descrizione più appropriata nelle parole di Marc Fumaroli, che nel suo libro L’Etat Culturel (1991) scrive: «Furono gli Stati Uniti, la Germania, l’Italia, l’Inghilterra (che fin dal 1933 ospitò a Londra l’Istituto Warburg in fuga dallo Stato nazista), i primi paesi a destinare grandi biblioteche e istituti scientifici allo studio della storia dell’arte, ultima nata fra le discipline umanistiche, sorella cadetta degli studi filologici e letterari, ma divenuta, dalla fine dell’Ottocento, una scienza di primo piano, sostenuta dallo spirito del tempo. Gli Stati Uniti ebbero il Getty Museum di Malibu e il Getty Institute di Los Angeles; la Germania la Biblioteca Hertziana di Roma, l’Italia, l’Istituto di Storia dell’arte della Fondazione Giorgio Cini sull’Isola di San Giorgio Maggiore a Venezia (a cui non cessiamo di tornare)». Non c’è istituzione al mondo nel settore degli studi umanistici che non guardi con interesse quello che accade a San Giorgio. Ovviamente, ci impegneremo a fondo perché questa tradizione non solo continui ma si rafforzi.

Nel 2021 la Fondazione Cini compie 70 anni. Ogni celebrazione offre l’opportunità di redigere il bilancio di ciò che è stato, ma allo stesso tempo impone la necessità di gettare lo sguardo verso il futuro. La storia della Fondazione, in particolare quella degli ultimi 20 anni, ha visto una serie di progetti di successo che hanno completamente cambiato il volto dell’Isola di San Giorgio: si pensi al facsimile delle Nozze di Cana di Paolo Veronese, alla biblioteca della Manica Lunga, alla sala da musica sull’acqua ricavata nell’ex Squero, alle Vatican Chapels costruite nel bosco. Ma la valorizzazione del passato e il focus sulla nostra storia non ci impediranno di realizzare nuovi progetti speciali: quest’anno organizzeremo una mostra in Francia (Aix en Provence, Hotel de Caumont Centre d'Art) dedicata alla collezione di capolavori di Vittorio Cini e presenteremo gli esiti di due importanti progetti di restauro che stiamo realizzando nel complesso monumentale: quello dello Scalone del Longhena (realizzato con il contributo della Fondazione di Venezia e dell’ACRI) e quello del Portale dei Buora (realizzato in collaborazione con l’UIA e con un contributo dell’Associazione «Un Amico a Venezia»). Due capolavori dell’architettura veneziana sottoposti ad attentissimi restauri per essere restituiti alla piena fruizione. Ragioneremo anche sul futuro.

Il 2020 è stato un anno drammatico che ha lasciato uno scenario ricco di incertezze. Sembra impossibile immaginare che il mondo possa tornare a essere quello che era prima, e forse questa cosa non accadrà a breve. Ci saranno grandi cambiamenti e noi dovremo farci trovare pronti, facendo leva sui nostri punti di forza. La pandemia ci ha mostrato che la cultura, pur nella sua fragilità, è un’esigenza imprescindibile dell’uomo e della società. Dobbiamo soprattutto ideare modi nuovi per valorizzare l’enorme patrimonio che abbiamo ereditato e che abbiamo la responsabilità di tutelare e rendere accessibile. Una delle chiavi di successo per questa sfida risiede nella tecnologia. La digitalizzazione del patrimonio culturale rappresenta il futuro della sua conservazione e fruizione. Riflettiamo sulle difficoltà ad accedere alle fonti incontrate dagli studiosi durante il lockdown: a come sarebbe stato più facile se questi materiali fossero stati accessibili, in modo sicuro, da remoto. La Cini è in questo settore grazie al progetto ARCHiVe e alle iniziative a esso collegate. Ma godere di un vantaggio non significa aver già vinto la partita. Dovremo perseverare lungo questa direzione e continuare ad essere quel modello d’eccellenza nella valorizzazione e promozione della cultura che Vittorio Cini ha sognato e realizzato per onorare nel mondo la memoria del figlio Giorgio e con essa la civiltà di Venezia e dell’Italia.

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti