il paradosso

Nell’Olanda senza governo record di crescita dal 2007

di Michele Pignatelli

Il re dei Paesi Bassi, Willem -Alexander, e la regina Maxima durante il Discorso del Trono che ha inaugurato l’attività parlamentare

2' di lettura

Una crescita stimata al 3,3% quest’anno e al 2,5% nel 2018, quando il surplus raggiungerà lo 0,8% del Pil, il debito pubblico scenderà al 54,4% e la disoccupazione al 4,3 per cento. Benvenuti in Olanda, Paese in cerca di governo da ormai oltre 185 giorni, ennesimo caso in cui la politica e l’economia sembrano seguire percorsi diversi.

I numeri sono emersi dal Budget 2018, presentato ieri dal governo ad interim di Mark Rutte. Un nuovo esecutivo si attende ormai dal 15 marzo, quando le elezioni politiche hanno riconsegnato ai liberal-conservatori del premier uscente la maggioranza relativa, riducendone però il vantaggio e affossando i partner laburisti; da allora, i leader politici stanno trattando alla ricerca di una nuova coalizione di governo, che dovrebbe - il condizionale è ancora d’obbligo - affiancare al partito del premier i liberali progressisti del D66, i cristiano-democratici e l’Unione cristiana.

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«Importa qualcosa il fatto che abbiamo un governo ad interim? Sinceramente no», ha dichiarato a Bloomberg Marieke Blom, capo economista di Ing. Del resto, come ha sottolineato il re Willem-Alexander nel Discorso del trono che ha inaugurato ieri l’attività parlamentare, il Paese «è in condizioni nettamente migliori rispetto al 2012 (quando si insediò il governo ancora in carica, ndr), grazie alla svolta nell’economia internazionale ma anche alla capacità di adattamento e alla resilienza del popolo olandese».

La buona congiuntura, mondiale ed europea, è certamente uno dei fattori trainanti per un’economia export oriented come quella olandese, che ricava un terzo del suo reddito proprio dalle esportazioni (dirette per il 79% in Europa). Non a caso, forse, uno dei fattori alla base della sconfitta di marzo del Pvv, il partito populista di Wilders, sono state le sue crociate anti-euro e la prospettiva di una “Nexit”. Pesa inoltre la performance di veri e propri motori del Paese, come il settore hi-tech. Ma i conti beneficiano anche di alcune riforme, come l’innalzamento dell’età pensionistica e il contenimento della spesa sanitaria, e del progressivo ritiro dello Stato da gruppi bancari o assicurativi nazionalizzati nel periodo di crisi, come Abn Amro (il governo ha ulteriormento ridotto questo mese la sua quota di partecipazione) e Asr Nederland.

Qualche incertezza economica naturalmente rimane, ma è legata più a fattori esterni - il rafforzamento dell’euro, l’andamento dei prezzi delle materie prime e di alcuni mercati chiave - che alle incertezze politiche interne. Tanto più che, al di là delle differenze tra i partiti emerse nelle trattative di questi mesi, tra gli operatori economici del Paese prevale la convinzione che il futuro esecutivo non si discosterà dal precedente sui grandi temi, in grado di influenzare il trend economico.

L’Olanda dunque archivia i timori legati alle ripercussioni commerciali di Brexit e le incertezze politiche sulla possibile avanzata populista in Europa - che ne hanno a malapena scalfito l’economia, cresciuta dell’1,5% congiunturale nel secondo trimestre - e si proietta verso la migliore performance dell’ultimo decennio: una crescita superiore a quella stimata per Germania, Spagna, Francia e Italia. Con o senza un nuovo governo.

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