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Nell’ultimo miglio la fantasia (4.0) al potere

di Giovanna Mancini


3' di lettura

Massima precisione, flessibilità e semplificazione dei servizi di consegna delle merci a casa e ritiro di eventuali resi. Ma anche diffusione di «locker» e «pick-up points» all’interno delle città, collocati in luoghi ad alta frequenza di passaggio, come stazioni o supermercati, facilmente raggiungibili dai cittadini nella loro routine quotidiana .

Le nuove strategie delle aziende per coprire il cosiddetto «ultimo miglio» della catena del Delivery vanno in questa direzione, in Italia come nel resto del mondo, e fanno leva sulle tecnologie più avanzate – dai Big Data all’Intelligenza Artificiale – per rispondere a una domanda in continua crescita, sempre più esigente, e gestire una rete di conseguenza sempre più vasta e capillare di operatori che consegnano le merci a qualunque ora del giorno e della notte.

Il tema è complesso, spiega Damiano Frosi, direttore dell’Osservatorio Contract Logistics del Politecnico di Milano, perché l’esplosione dell’e-commerce nel nostro Paese come in tutto il mondo rende necessario da un lato potenziare l’industria delle consegne, dall’altro evitare che questo porti alla congestione nei centri urbani, con conseguente perdita di efficienza per il servizio stesso, oltre a disagi per i cittadini e inquinamento. Da qui il diffondersi di soluzioni di «logistica 4.0» che riguardano sia il «software» della catena (la gestione dei flussi), sia l’«hardware» (veicoli elettrici o a metano, bici o motorini, fino alla sperimentazione di droni e piccoli robot), con l’obiettivo di rendere l’intera filiera più efficiente e sostenibile.

«Il mondo della logistica è in grande fermento – conferma Frosi –: nascono nuove start up, gli operatori tradizionali crescono, sia alleano o si fondono tra di loro, sperimentano nuovi servizi e nuove tecnologie». Tutti si stanno attrezzando per rinnovare le flotte con mezzi ibridi o più adatti a muoversi nei centri storici. È il caso del colosso tedesco Dhl Express, che in Italia ha investito circa 70 milioni di euro tra il 2014 e il 2018 per rinnovare la flotta di mezzi terrestri: a oggi 2.900 unità di cui oltre 1.600 tra veicoli elettrici, biciclette, furgoni a basso impatto ambientale e auto ibride. Anche Number1 – gruppo italiano da 306 milioni di euro, specializzato nel trasporto merci per il mercato del Grocery – scommette sulla sostenibilità e dovrebbe deliberare a breve «un investimento di circa 10 milioni per rinnovare la flotta dell’ultimo miglio» (500 mezzi), spiega l’amministratore delegato Gianluca Calanchi, ricorrendo all’uso di gas metano, una scelta ritenuta efficace sul piano ambientale e non troppo onerosa per l’azienda e i partner trasportatori.

L’altoatesina Fercam (811 milioni di fatturato consolidato nel 2018 e 2.100 dipendenti diretti) utilizza per le consegne dell’ultimo miglio mezzi a gas naturale liquido –spiega il presidente Thomas Baumgartner – mentre per le piccole spedizioni legate all’e-commerce si affida a operatori specializzati che consolidando la merce anche per altri operatori, all’interno di appositi centri di smistamento, in modo da saturare gli automezzi e massimizzare i giri di consegna.

Anche un protagonista dell’e-commerce come Amazon si è aperto al business del Delivery, cruciale per garantire la «customer satisfaction» di chi acquista sul proprio portale. «Per rendere più efficiente e sostenibile il servizio è necessario radicarsi in modo capillare sul territorio nazionale», osserva Marco Ferrara, responsabile Delivery Service di Amazon Logistics per l’Italia. Oltre a quattro grandi hub, infatti, Amazon nel nostro Paese ha aperto anche 13 stazioni di consegna (Delivery Stations) nelle principali città italiane, dove i pacchetti in arrivo dai magazzini principali vengono smistati e divisi per microzone, e due hub intermedi («Sortation center») a Piacenza e Bergamo, dedicati a collegare più efficacemente la rete dei magazzini europei con le stazioni italiane. Non mancano le sperimentazioni di veicoli non inquinanti e alternativi, tra cui i droni, per ora negli Stati Uniti, in Gran Bretagna, in Austria e Israele. Anche Dhl sta sperimentano l’uso di droni, al momento in Cina.

Ma in Italia ci sono ancora diversi limiti, legati alla normativa sul traffico aereo, che non rendono per il momento appetibile questa frontiera. «L’uso di droni sembra poco indicato per le consegne in città – osserva Damiano Frosi –, mentre potrebbe avere senso in luoghi scarsamente accessibili, ad esempio in montagna o in mezzo al mare, o per consegne di emergenza, ad esempio in caso di incidenti o calamità naturali».

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