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Nella domenica senza Inter solo il Milan si rialza. Ko Juve a Torino: addio al sogni scudetto

È un campionato sincopato. Che va su e va giù come un elettrocardiogramma impazzito. Una domenica ti spacchi in mille pezzi, quella successiva risorgi senza nessuna garanzia di continuità

di Dario Ceccarelli

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4' di lettura

Vai a capirci qualcosa. È un campionato sincopato. Che va su e va giù come un elettrocardiogramma impazzito. Una domenica ti spacchi in mille pezzi, quella successiva risorgi senza nessuna garanzia di continuità.
Con l’Inter bloccata dal covid, i riflettori erano puntati su Milan e Juventus. Condizionate da un imperativo categorico: non perdere il famoso treno dello scudetto. Restare agganciati al convoglio sperando che qualcosa prima o poi succeda. E qualcosa è successo: il Milan, in trasferta contro Fiorentina, centra l’obiettivo riuscendo a rimanere nella scia dell’Inter. È un 3-2 strappato con le unghie e coi denti grazie anche al ritorno in attacco del vecchio Ibra che apre le marcature realizzando il suo 15 gol in campionato. Una vigorosa reazione, quella del Milan, dopo l’eliminazione dall'Europa League.

La Juve perde la faccia

Tutt'altro film per la Juventus, che perdendo in casa col Benevento (0-1), perde probabilmente le sue ultime speranze di scudetto. E perde anche la faccia perchè questa sconfitta casalinga è pesante. Molto pesante. Una caduta che fa male perchè rimette in discussione tutto il progetto bianconero. Non solo Pirlo è sotto accusa, ma anche la società, responsabile di un nuovo ciclo fallimentare su quasi tutti i fronti.
Una realtà difficile da accettare e che già suscita un mare di polemiche. Due dati : rispetto alla Juventus di Sarri, quella di Pirlo ha undici punti in meno. E venti, sempre in meno, rispetto a quella di Allegri. Tanti, soprattutto pensando al futuro visto che la società non prevede un piano B.

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Il Napoli va a mille

Chi va a mille dopo aver tanto tribolato, è il Napoli. La squadra di Gattuso, dopo aver battuto il Milan, salta in scioltezza anche la Roma battendola all’Olimpico con una doppietta di Mertens. Una doppietta d’autore, quella dell’attaccante belga, che va in gol prima su punizione e poi di testa sfruttando un prezioso assist di Politano.
Tanto Napoli, soprattutto nel primo tempo, e poca Roma, come sempre timorosa quando s’incrocia con una pari grado. Un momento d’oro per Gattuso che rilancia il Napoli, quinto a due punti da Juventus e Atalanta, in zona Champions. Stanno bene i partenopei, sempre più convinti dei loro mezzi. Il contrario dei giallorossi, pavidi e senza personalità. «Una squadra senza coraggio» ha detto il tecnico Fonseca dimenticando che, di solito, il coraggio a una squadra dovrebbe darlo proprio l’allenatore.


Si rialza il Milan

Diverso il discorso per il Milan che si rialza dopo il ko col Napoli e l’eliminazione in Europa League. L’Inter, anche se ha una gara da recuperare, ora è a sei punti. Psicologicamente più vicina. La squadra di Pioli approfitta inoltre del passo falso della Juventus allungando a + 4 dai bianconeri e dall'Atalanta.
Non è un Milan risorto, però è combattivo e reattivo: con Ibrahimovic nel ruolo di capotribù che realizza un nuovo record: quello di essere il giocatore più vecchio (39 anni e 170 giorni) ad aver segnato 15 reti in campionato. Dopo il primo gol dello svedese, Pulgar e Ribery riaprono il risultato, ma Brahim Diaz e Calhanoglu chiudono la partita.
«Vinciamole tutte e undici» aveva detto Pioli alla vigilia. Un obiettivo ambizioso e piuttosto complicato. Comunque, mai demordere. Se il commissario straordinario per il Covid, Paolo Figliuolo, dice che entro la terza settimana di aprile si può arrivare a 500mila vaccinazioni al giorno, perchè allora non credere al buon Pioli che i suoi risultati finora li ha raggiunti?

Schianto Juve contro il Benevento

Tornando alla Juventus, altro che rimonta! La squadra di Pirlo collassa su se stessa proprio in una di quelle domeniche che, una volta, quando la Juventus era la Juventus, si sarebbe definita di routine, una sgambata in leggerezza per riprendere la rincorsa scudetto.E invece, proprio contro il Benevento, che non vinceva da 11 giornate, la Juve si schianta rovinosamente frantumando le residue speranze di salvare la stagione. A decidere è una incongrua leggerezza di Arthur che regala all’argentino Gaich la palla dell'uno a zero, ma quello che fa più colpisce è l'inadeguatezza dei bianconeri: lenti, fragili, poco determinati, quanto mai imprecisi e svagati. E poi tutti quei passaggi orizzontali, quel continuo andar avanti e indietro senza costrutto. Un gioco noioso che lascia Ronaldo inoperoso e sempre più intristito. Probabilmente anche Messi, Maradona e Pelè, dopo dieci minuti di questa solfa, sarebbero usciti per fare subito la doccia.

Per la Juventus è il quarto ko, il secondo a Torino, ma non è questo il punto. Il punto è che non si vede la luce. Non c’è anima, non c’è continuità. Dopo la sconfitta, per metterci una toppa, Fabio Paratici ha parlato come un generale sconfitto consapevole che il peggio deve ancora arrivare: «Una brutta gara. In passato ai tifosi abbiamo dato tante gioie, oggi vi diamo una grande amarezza. Il campionato va avanti, dobbiamo abbassare la testa e lavorare, capire i nostri errori e pedalare».

Chiaro che a caldo non si può gettare tutto alle ortiche, però sul piatto restano tante ombre. A partire dalla scelta di Pirlo, grande giocatore fin che si vuole, ma che in vita sua non si era mai seduto su una panchina. Sarebbe ingeneroso prendersela solo con il tecnico, che ha tutti i diritti di imparare sbagliando, resta però la solita domanda: chi affiderebbe a uno studente appena uscito dall’università la dirigenza di una società quotata in borsa? Allenare una squadra, soprattutto di questi tempi, condizionati da mille mansioni e mille pressioni, non è un mestiere che si inventa. Anche nel calcio le competenze contano. Di Pippo Inzaghi, come tecnico, si possono nutrire opinioni diverse. Ma la sua bella gavetta l’ha fatta. In Italia siamo fatti così: ci piace molto invocare la parola competenza, a casa degli altri, però.

Recupero Atalanta e Lazio

Due parole infine per Atalanta e Lazio. La squadra di Gasperini, tartassata in Champions dal Real, reagisce nel modo migliore superando (2-0) brillantemente il Verona di Juric, ambizioso allievo del vecchio Gasp che però deve arrendersi all'arrembante superiorità dei bergamaschi. Che marciano a ritmi altissimi, avendo accumulato 19 punti nelle ultime 8 partite. Superato lo choc europeo ora l’Atalanta riprende la sua corsa per prenotarsi un nuovo posto in Europa. E chi la ferma più? Anche la Lazio, elaborato il lutto dell’uscita dalla coppa, riparte col piglio giusto battendo Udinese, squadra in casa poco addomesticabile. Vince di misura (1-0), ma non perde il passo delle big.

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