nuova bancarotta nei cieli

Nella notte fallita Monarch Airlines, 110mila passeggeri bloccati a terra

di Enrico Marro


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Reuters

2' di lettura

Dopo Alitalia e Air Berlin, un’altra compagnia aerea , stavolta inglese, ha gettato la spugna: nella notte la Civil Aviation Authority britannica ha annunciato che la low cost Monarch Airlines ha cessato le operazioni, lasciando a terra tutti i velivoli (trentacinque, quasi tutti Airbus) assieme a 110mila passeggeri, in buona parte ora bloccati all’estero. Oltre 300mila prenotazioni sono state cancellate.

Il Governo britannico ha subito iniziato la più grande operazione di rimpatrio del dopoguerra, mobilitando una trentina di aerei per poter riportare a casa i passeggeri Monarch rimasti bloccati all’estero.

Monarch, compagnia charter fondata cinquant’anni fa nel Regno Unito, aveva la sua base nell’aeroporto di Luton, non lontano da Londra. Il gruppo comprendeva anche un tour operator e una divisione ingegneristica. Dalle sue quattro principali basi britanniche trasportava circa sei milioni di passeggeri l’anno su oltre quaranta destinazioni, cinque delle quali in Italia (Roma Fiumicino, Napoli, Torino, Venezia e Verona).

L’ultima iniezione di capitale nella società risale a circa un anno fa, quando il socio di maggioranza Greybull Capital assicurò una nuova linea di credito da 165 milioni di sterline (oltre 187 milioni di euro). In difficoltà dal 2009 per l'avvento delle low cost, la compagnia charter britannica venne acquisita nell'ottobre 2014 proprio da Greybull Capital per pochi spiccioli appena qualche ora prima che la licenza commerciale con l'ente dell'aviazione civile inglese scadesse.

Il nuovo piano industriale prevedeva il ridimensionamento di rotte e flotta (da 42 a 34 aerei) e la conversione a modello low cost. Ma il crollo della domanda su tratte cruciali per la compagnia, come quelle per Egitto e Turchia, ha fatto sprofondare di nuovo il modello di business di Monarch nelle sabbie mobili.

Un anno fa il vettore era di nuovo a un passo dalla bancarotta, e solo grazie all’iniezione di denaro di Greybull ha ottenuto il rinnovo annuale della licenza a operare. Ma negli ultimi dodici mesi la situazione non è migliorata. Il maggior azionista della compagnia ha rifiutato di ricapitalizzare di nuovo, e a mezzanotte precisa di oggi l’ente dell’aviazione civile britannico ha deciso di non rinnovare la licenza al vettore. Lasciando a terra 100mila persone, parte delle quali anche in Italia.

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