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Nella piccionaia con le sorelle Macaluso

Emma Dante in concorso con la sua seconda opera cinematografica originale ed emotiva, tratta dall’omonima pièce teatrale

di Cristina Battocletti

Il film di Emma Dante tratto da una pièce teatrale

Emma Dante in concorso con la sua seconda opera cinematografica originale ed emotiva, tratta dall’omonima pièce teatrale


3' di lettura

Un salto dalle assi del palcoscenico al grande schermo: Emma Dante torna dopo sette anni al Lido con la sua seconda opera cinematografica, Le sorelle Macaluso, tratto dall’omonima pièce teatrale, già premio Ubu, come miglior regia e miglior spettacolo.

Le Macaluso sono cinque - Maria, Pinuccia, Lia, Katia, Antonella - e abitano in un appartamento all’ultimo piano di una palazzina nella periferia di Palermo. Vivono del “noleggio” per cerimonie nuziali dei piccioni che allevano poco sopra la loro testa, ma con cui condividono spesso anche la casa, perché i volatili scendono serenamente a zampettare tra cucina e soggiorno. Fanno parte dell’arredo povero, ma bizzarro, decadente e immutabile, come lo è la Palermo mostrata dalla regista. Sembrano felici le sorelle Macaluso, anche nei continui battibecchi fra di loro, perché  hanno deciso di andare al mare.

La più piccola delle sorelle, Antonella, ha nove anni; la più grande diciotto. Ciascuna, quando arriva al bagno Charleston, dove si scoprirà, attraverso l’inquadratura di una fotografia, andavano anche i genitori di cui sono rimaste orfane, si rilassa e si diverte a modo proprio. Chi si scherza in acqua, chi gioca con le bambole, chi nuota, chi trova l’amore, chi cerca di arrampicarsi sulle scalette della fatiscente palafitta del Charleston e incappa in un incidente fatale.

Emma Dante divide in capitoli la storia, che procede per progressioni e retrocessioni temporali, mostrandoci le sorelle in gioventù o infanzia, in età adulta e in vecchiaia. L’unica a rimanere immutabile è Antonella (Viola Pusateri), che vive come un fantasma buono nella fantasia delle sorelle.

Grande il lavoro di casting di Maurilio Mangano. «Le bambine non sono state selezionate per una questione di somiglianza fisica - precisa la regista -, ma di omogeneità nel modo di essere. Abbiamo lavorato a lungo nella casa per creare una comunanza di gesti».

Il film di Emma Dante in concorso a Venezia

Il film di Emma Dante in concorso a Venezia

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Nel 2013 Dante aveva portato in concorso alla Mostra del cinema di Venezia Via Castellana Bandiera, la cui protagonista, Elena Cotta, aveva vinto la coppa Volpi. «Per tornare a girare ho aspettato il momento giusto - ha spiegato Dante -. Un’artista deve avere la forza di aspettare».

Una storia molto femminile, in cui spicca la bravura di Donatella Finocchiaro, Pinuccia adulta, la più vezzosa e vivace delle sorelle, ma anche quella che si assume il carico degli anelli più deboli della famiglia. Dante è una delle otto donne che la Mostra ospita in competizione: «Le donne devono farsi più avanti - ha sottolineato la regista -. Anche nella politica, dove manca per noi la formazione. Una donna deve dimostrare di essere eccelsa per ottenere un posto di comando, quando gli uomini li ottengono nella mediocrità. Ci vorrebbero tante donne mediocri quanto lo sono gli uomini».

Il cinema è molto diverso dal teatro, dove ogni sera lo spettacolo cambia a seconda dell’umore del pubblico. «Ma è anche vero un film che può cambiare l’umore della platea. Per questo insisto che il cinema deve essere visto in sala, perché è un luogo della comunità in cui ridere o piangere insieme. Questo è un film in cui si piange perché si torna bambini».

Dante ha girato un film spettinato, originale, emotivo e pieno salti, in coerenza con il temperamento delle protagoniste. E Viola Pusateri potrebbe ambire a buon diritto al premio Mastroianni, come migliore interprete emergente.


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