il dato istat sul pil

Nella trappola della stagnazione

l’Italia è l’unico grande Paese dell’Eurozona mai uscito dalla recessione di dieci anni fa

di Davide Colombo

Fmi, +0,1% pil Italia nel 2019, solo +0,8% nel 2020

l’Italia è l’unico grande Paese dell’Eurozona mai uscito dalla recessione di dieci anni fa


2' di lettura

Prima di leggere il dato Istat sul secondo trimestre ripensiamo al fatto che l’Italia è l’unico grande Paese dell’Eurozona mai uscito dalla recessione di dieci anni fa. Il Pil del 2018 è 3 punti più basso di quello del 2008, mentre in Germania è cresciuto del 13%, in Francia del 10%, in Spagna del 4%. In compenso è aumentato il debito pubblico, quest’anno atteso al 132,6% del Pil. Solo la Grecia ci supera in questa classifica, Spagna e Francia sono sotto il 100%, la Germania sotto la soglia del 60%. L’Italia è inoltre il solo Paese dell'Eurozona in cui il differenziale tra il tasso di interesse medio pagato sul debito (I) cresce più del Pil nominale (G), il che ci impone di mantenere un avanzo primario tra i più elevati.

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Lo si impara all'università: se I-G è positivo, allora solo con un buon avanzo primario si può ridurre il rapporto debito/Pil. E più elevato è il valore di I-G più elevato dev'essere l'avanzo primario (entrate in eccesso sulle spese, al netto degli interessi). Il nostro I-G è positivo da lungo tempo: tra il 2000 e il 2001, quando l'euro è entrato in circolazione, fino al 2018 non è mai andato sotto lo zero. In questo ventennio il Pil italiano è cresciuto del 3% circa, contro il 22,2% dell'Eurozona o il 27,1% dell'Ue28.

È in queste condizioni che il nostro Paese vive la sua stagnazione economica: pagando molti interessi sul debito senza mai riuscire ad impostare una politica di bilancio veramente espansiva. E chi sostiene che uno choc fiscale possa fare la differenza sa in realtà che basta uno spread Btp-Bund troppo elevato per annullare ogni effetto.

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I numeri di oggi sulla congiuntura ci dicono che i rischi di rientrare in una nuova recessione (sarebbe la terza in dieci anni) crescono. Mario Draghi teme uno choc idiosincratico del manifatturiero tedesco e italiano, la nostra produzione industriale è calata dello 0,7% nel trimestre aprile-giugno. Anche i segnali che arrivano dai prezzi al consumo non dicono niente di buono, visto che a luglio la variazione annuale dell'indice dei prezzi si è fermata a 0,5%, dallo 0,7% di giugno, segnando il terzo calo consecutivo e un nuovo minimo da 15 mesi, mentre la buona notizia del calo al 9,7% del tasso di disoccupazione si scolora se ricordiamo che era al 5,8% prima della crisi del 2008.

Dice oggi Istat che il Pil non si è mosso in primavera, che per il quinto trimestre consecutivo l'oscillazione è attorno allo zero, come è zero la crescita tendenziale e quella acquista per l'anno. L'Eurozona ha segnato un +0,2 (dal +0,4% del primo trimestre) e si proietta su un tendenziale dell'1,1% (+1,3% l'Ue28). La cronica distanza che continua a separarci dall'Europa non muta, anche quando il rallentamento del ciclo assume un respiro globale.

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