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Nella Ue inquinare è sempre più caro: permessi per la CO2 al record dal 2008

di Sissi Bellomo


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2' di lettura

Inquinare costa sempre più caro in Europa. Il prezzo dei permessi per l’emissione di CO2 scambiati nel sistema Eu-Ets ha dato un nuovo strappo al rialzo, spingendosi fino a 28,84 euro per tonnellata, su livelli che non si registravano dall’estate 2008, alla vigilia della recessione globale.

Il rally dei certificati scambiati nello schema Eu-Ets non è cominciato ieri. Nonostante la volatilità – accentuata dalla crescente presenza di speculatori sul mercato dei futures – il valore delle emissioni di anidride carbonica è aumentato del 250% dall’inizio dell’anno scorso.

A risvegliare i prezzi, rimasti depressi per quasi un decennio, era stata la decisione politica di Bruxelles di avviare un graduale ritiro del surplus di permessi che si era accumulato nel periodo della crisi economica, mediante il meccanismo della Market Stability Reserve (Msr), in funzione da quest’anno. E la politica – con l’avvio del valzer delle poltrone nelle istituzioni Ue – ha probabilmente innescato anche l’attuale fase di rincari.

L’impennata più significativa, che ha spinto il prezzo della CO2 a superare di slancio la soglia dei 28 euro, era avvenuta mercoledì. Proprio mentre la candidata alla guida del Parlamento europeo, Ursula von der Leyen, illustrava il suo programma.

La tedesca apprezza l’Emission Trading Scheme (Ets) come strumento per incoraggiare la transizione energetica, ma punta a promuovere regole più stringenti, tra cui l’estensione degli obblighi a una platea di soggetti molto più ampia:  «Bisognerebbe discutere di estenderlo al settore marittimo, all’aviazione, al traffico e alle costruzioni».

Von der Leyen, che potrebbe essere nominata presidente dell’Europarlamento la settimana prossima, promette anche di battersi per alzare dal 40 al 50% l’obiettivo di riduzione delle emissioni al 2030 e per promuovere la «carbon neutrality» nel 2050.

Anche il Governo tedesco sembra andare nella stessa direzione. Il ministro dell’Ambiente pochi giorni fa ha dichiarato che Berlino valuterà il ritiro di permessi di emissione per accelerare il phase out del carbone, altro elemento che probabilmente ha influenzato i prezzi della CO2.

Ad alimentare i rialzi contribuiscono comunque, più banalmente, anche fattori stagionali. Con l’arrivo dell’estate il numero dei permessi di emissione collocati in asta si riduce: in poche parole, c’è meno offerta. Inoltre le quotazioni del petrolio e del gas di recente hanno rialzato la testa (benché il gas rimanga su valori storicamente bassi). La CO2 ha corso, in parte, al traino del comparto energia.

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