ITS e imprese

Nella varietà produttiva l’arma in più del territorio

di Cl. T.

2' di lettura

Meccanica e Aerospazio. E poi chimica, gomma-plastica, tessile e farmaceutica, alimentare, elettronica.

In termini produttivi il territorio di Varese e Busto Arsizio è variegato, non presentando una specializzazione singola ma piuttosto una pluralità di settori, struttura diversificata che tende a smussare tanto i picchi produttivi che le crisi.

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Con un tasso di disoccupazione del 4,9% (dati 2020) è una delle aree più virtuose del Paese, presentando dati leggermente migliori anche della media lombarda. La densità media è di 48,4 imprese per ogni chilometro quadrato, dato superiore sia al 34,1 della Lombardia che al 17 dell’Italia. Imprese che spesso esportano, come testimoniano i 9 miliardi di vendite oltreconfine (erano però quasi 10 prima della crisi Covid) realizzati dalle aziende locali.

Dopo la crisi 2020 si inverte la rotta nel numero di imprese, che torna a crescere: +1,1% nel primo trimestre, il dato più alto di tutta la regione, portando il totale delle aziende attive in provincia a quota 58mila.

Vitalità che riguarda anche le nuove iniziative innovative. Se Varese, con 104 start up registrate, non ha brillato negli anni in questa classifica, le iscrizioni 2021 (ben 23) fanno intravedere un’inversione di rotta positiva.

Anche gli ultimi dati manifatturieri confermano il trend di ripresa, con una produzione industriale che nel secondo trimestre cresce di quasi il 25%, dato che tuttavia non è sufficiente per recuperare il gap accumulato.

Ad ogni modo il secondo trimestre segna un miglioramento congiunturale rispetto al trimestre precedente, continuando, da una parte, il processo di “normalizzazione” dell’attività industriale dopo la ripresa intensa dei mesi antecedenti e, dall’altra, assorbendo gli effetti dei problemi relativi a prezzi e all’approvvigionamento delle materie prime, nonché riguardanti la logistica globale. Il saldo nelle risposte (pari alla differenza tra la percentuale di risposte positive e negative) è positivo (+36,0 punti percentuali), con il 48,6% delle imprese intervistate che segnala livelli produttivi stabili e il 43,7% un’ulteriore crescita, superando notevolmente chi ha registrato un calo (7,7%). Questo dato di tenuta produttiva è confermato dal grado di utilizzo degli impianti che arriva a sfiorare il 78%, sostanzialmente stabile rispetto al trimestre precedente.

A livello settoriale la ripresa prosegue con diversa intensità rispetto ai settori analizzati: da una parte tra le imprese intervistate del chimico e farmaceutico e del gomma e materie plastiche il miglioramento congiunturale è più esteso, nel comparto moda è più diversificato, ma in fase altrettanto espansiva, mentre nel metalmeccanico appare più propenso alla stabilità.

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