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Nelle auto sportive e nei bus il carbonio lavorato a Treviso

Per Novation Tech fatturato a 56 milioni (+41%): dalla plastica per stivali da motociclisti ai sedili monoscocca

di Marcello Frisone


Fibra di carbonio, la marcia in più per sport e atleti

3' di lettura

Un sedile monoscocca in carbonio delle fuoriserie sportive pesa 2 chili, quello “tradizionale” montato sulle auto normali oltre 10 chili. Sta anche in questo confronto il motivo del grande valore che il carbonio sta acquisendo nel mondo dello sport e, più in generale, nella produzione industriale. Scocche di auto, ruote lenticolari (quelle piene montate nelle bici da gara a cronometro su pista), racchette, occhiali, suole delle scarpe da calcio e da running (il 31 gennaio scorso la World Athletics , la Federazione mondiale di atletica, ha stabilito le regole sull’utilizzo della piastra rigida in fibra di carbonio per le scarpe da utilizzare anche alle prossime Olimpiadi di Tokyo 2020). Insomma, tutti sport accomunati dalla necessità di materiali leggeri ma molto resistenti.

I player nella lavorazione

La fibra di carbonio viene prodotta quasi esclusivamente in Giappone mentre la lavorazione è soprattutto europea, con pochi player nel settore. Se a livello europeo l’austriaca Mubea Carbo Tech è leader con un fatturato superiore ai 100 milioni di euro, a livello italiano il primato spetterebbe alla modenese Cpc (per il 44% di Mitsubishi Chemical) che ha un giro d’affari di circa 90 milioni, seguita da Novation Tech di Montebelluna (56 milioni) e da Hp Composites di Ascoli Piceno con un fatturato di 38 milioni.

La Novation Tech
L’azienda trevigiana sta vivendo anni di grande crescita: il fatturato 2019 ha superato, come detto, i 56 milioni, contro i 39,8 del 2018 (+40,7%). Ottimi risultati, merito soprattutto dei sedili per le fuoriserie sportive (Bmw, McLaren e Lamborghini o quelle che gareggiano nel Ferrari Challenge e Formula Abarth), ma merito anche delle selle per bici quali le «Specialized» del 3 volte Campione del Mondo Peter Sagan.
L’azienda impiega 330 persone (erano 270 a fine 2018) nella sede di Montebelluna (Treviso) a cui se ne aggiungono 450 in uno stabilimento di proprietà in Ungheria (370 a fine 2018). Un terzo stabilimento dovrebbe aprire in Croazia il prossimo aprile. «Siamo un’azienda ad alto tasso di manodopera - spiega l’amministratore delegato Luca Businaro - perché la lavorazione del carbonio richiede un particolare connubio di prodotto high tech e capacità manuali di stampo artigianale. A Treviso gli operai specializzati modellano manualmente il carbonio sugli stampi: costruire un sedile in carbonio monoscocca richiede in media 10 ore di lavoro, ma può arrivare a 16. Il settore si caratterizza per una cura maniacale del dettaglio perché la caratteristica trama del carbonio è un elemento dal grande valore anche estetico, che spesso viene lasciato “a vista”. Servono diversi mesi - conclude Businaro - per imparare il lavoro. Lo sviluppo a Montebelluna non è casuale: qui troviamo manodopera specializzata nel tessile e nel plastico, che aveva perso il lavoro con la crisi del settore e adesso viene ricollocata in un ambito completamente diverso eppure affine».

Storia di una riconversione
Così come altre aziende italiane, dunque, anche la stessa Novation Tech si è adattata alle “esigenze” dello sport. Nel 2006 era un’azienda di materie plastiche, specializzata in suole per scarpe da calcio,pattini da ghiaccio, attacchi da snowboard, stivali da motociclismo; una volta realizzato che la plastica aveva fatto però il suo tempo - e la produzione di qualità andava verso materiali compositi a base di fibra di carbonio (più leggeri e prestazionali) - non ha perso tempo a riconvertirsi.

Da Montebelluna al Canada
I sistemi brevettati dall’azienda per la creazione dei sedili hanno attirato l’attenzione anche del National research council canadese (un’agenzia governativa con un budget di 1 miliardo di dollari per condurre ricerche scientifiche e sviluppo contro l’inquinamento) che ha selezionato Novation Tech per far parte di un team di 10 aziende impegnate nel progetto Snap (Short novel affordable processes for composite manifacturing) dedicato allo sviluppo di processi per la produzione di materiali compositi in tempi brevi e a prezzi accessibili.
Il Canada, infatti, è particolarmente sensibile all’inquinamento del traffico su strada. Per esempio, è stato stimato che una riduzione del 10% nel peso dei veicoli fa risparmiare carburante dal 5 all’8%, e quindi delle emissioni. Nel progetto Snap, oltre alla Novation Tech, fanno parte diversi soggetti della filiera; dal produttore di carbonio (la giapponese Teijin ) al costruttore di autobus ( Prevost , del gruppo Volvo).

Le previsioni sui “compositi”
Tra i settori più interessanti per il futuro dei materiali compositi l’automotive ha quindi un ruolo di primo piano, anche in funzione della “rivoluzione elettrica” in corso: le batterie delle auto (e non solo) alla spina sono molto pesanti e questo influisce sui consumi e l’autonomia delle vetture. I progettisti devono dunque lavorare per alleggerire il più possibile il resto dell’auto.

Riproduzione riservata ©
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    Marcello FrisoneRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Italiano, inglese, francese

    Argomenti: Sport-Risparmio-Finanza-Norme-Tributi

    Premi: 31 marzo 2017 - Menzione d'eccellenza giornalista economico al premio Loy, banking and finance award

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