Università

Nelle cascine tech dove sperimentazione e ricerca fanno scuola

A Landriano, Arcagna e Cornaredo per le tre aziende agricole della Statale di Milano in arrivo fondi per 1,7 milioni per l'innovazione

di Raffaella Ciceri

Insilato tubolare di soia con Mauro Colnago e Davide Reginelli

3' di lettura

Il silos, le stalle, la casa padronale con i balconcini e il comignolo. Dall’esterno, per chi passa in auto lungo la strada provinciale a poca distanza dalla statale della Val Tidone, sembra una tradizionale cascina lombarda. Dentro, tra gli infilati di soia e le sale mungitura, ti ritrovi catapultato nel cuore della nuova agricoltura di precisione, che combina storia rurale e innovazione tecnologica per rispondere a quella che è riconosciuta ormai come la vera sfida dell’agricoltura contemporanea: nutrire il pianeta producendo di più ma consumando di meno.

L’azienda agricola Menozzi, nella Cascina Marianna a Landriano, nel Pavese, è una delle tre aziende agrarie dell’Università degli Studi di Milano, insieme all’azienda Dotti di Arcagna, nel Lodigiano, e alla Cascina Baciocca di Cornaredo, alle porte di Milano. A loro è dedicata un’ampia fetta del finanziamento da quasi 1,7 milioni di euro (pari al 50% del costo degli interventi previsti), accordato da Regione Lombardia per la Statale di Milano, nell’ambito di un progetto per la riqualificazione e il potenziamento di infrastrutture per la ricerca, l’innovazione e il trasferimento tecnologico.

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«La nostra facoltà di Agraria in virtù della sua storia è tra le poche in Italia (e l’unica in Lombardia, ndr) a disporre di aziende agricole. Sono un’enorme risorsa perché ci permettono di migliorare il trasferimento di conoscenze agli studenti e di sperimentare e fare ricerca», spiega Antonio Ferrante, docente di Orticoltura e Floricoltura della Statale e sovrintendente delle due cascine di Landriano e Cornaredo.

I finanziamenti della Regione serviranno in prima battuta a ristrutturare foresterie e mettere a norma magazzini e aule per la didattica, ma soprattutto a dotare le aziende agricole di tecnologie innovative. A Cornaredo, per esempio, due sistemi evoluti di mungitura robotizzata verranno integrati con il sistema già impiegato per le analisi online del latte, che permette la rilevazione in continuo di parametri per valutare lo stato di salute dell’animale. L’esame dei dati consente di prevenire problemi come la mastite o la subchetosi e di diminuire per esempio il ricorso agli antibiotici o agli ormoni, somministrandoli solo quando ce n’è davvero bisogno.

Limitare i farmaci, ridurre il ricorso a fertilizzanti, antiparassitari, diserbanti e il consumo di acqua ed energia, sembrano le parole d’ordine in tutta la filiera agrozootecnica testata a Landriano e, con specializzazioni diverse, nelle altre due cascine di Cornaredo e Arcagna: «Le scienze agrarie nell’ultimo secolo hanno vissuto profonde trasformazioni – spiega Ferrante -. Se nel Dopoguerra l’unico obiettivo era aumentare la produzione, dagli anni Ottanta è cresciuta la percezione della qualità dei prodotti e dei processi. Oggi il consumatore chiede cibo che possa non solo sfamarlo ma fargli bene, e si sta diffondendo la consapevolezza che la sostenibilità economica deve andare di pari passo con la sostenibilità ambientale se vogliamo nutrire il pianeta preservando l’ambiente e il benessere animale». Largo quindi all’agricoltura integrata e all’agricoltura di precisione. «Abbiamo appena concluso un progetto Life, Forage4Climate, per sperimentare le buone pratiche di coltivazione in ottica di adattamento ai cambiamenti climatici – spiega Mauro Colnago, il responsabile dell'azienda agraria di Landriano -. Con il progetto Benco, condotto dalla facoltà di Agraria, coltiviamo le cosiddette cover crop per creare nei campi una difesa vegetale contro alcuni particolari infestanti, rendendo meno necessari gli antiparassitari. Altre ricerche della facoltà di Biologia riguardano la coltivazione di camelina, ricca di omega 3 per integrare l’alimentazione dei pesci di allevamento».

Non solo bovini e foraggio insomma, anche se i 200 capi di bestiame restano i protagonisti della Cascina Marianna (a Cornaredo si allevano capre, mentre ad Arcagna la specializzazione è negli alberi da frutto), e a loro è dedicata la produzione di cereali sui 52 ettari di superficie agricola. Le stalle di Landriano producono 27 quintali al giorno di latte di qualità, che attraverso la cooperativa Santangiolina concorrono alla produzione del Grana Padano.

È la fonte di reddito costante dell’azienda agraria, che così può coprire una parte dei costi di gestione della struttura attorno a cui ruotano ogni anno circa duecento tra studenti universitari, ricercatori o tirocinanti. Ma l’obiettivo è aprire sempre più cascina e stalle al territorio: «È la terza missione delle università – conclude Colnago -. Il Covid ci ha costretto a sospendere le visite delle scuole e i progetti di alternanza scuola-lavoro, ma alcuni interventi previsti, come la realizzazione di un’aula didattica attigua alle sale mungitura, puntano ad accrescere nei cittadini la consapevolezza di questi temi per orientare meglio le scelte quotidiane e capire cosa sta in un litro di latte».

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