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Nelle lande desolate il Sacre crudele di McGregor

La visione apocalittica del coreografo inglese per il Ballo scaligero

di Silvia Poletti

Afterite - Alessandra Ferri e Nicola del Freo (Foto di: Brescia e Amisano - Teatro alla Scala)

3' di lettura

Al debutto un critico definì la danza di Vaslav Nijinsky per Le Sacre du Printemps “un crimine contro la grazia”.L'indignato recensore aveva centrato il nocciolo della questione: così come Stravinsky con la sua sconvolgente partitura aveva scardinato ogni regola e tradizione musicale precedente, Nijinsky aveva tentato di riportare la danza al suo grado zero: solo nell'annientamento brutale dei codici si sarebbe potuto infatti ritrovare la verità primordiale dell'istinto e dell'impulso, ben evocata dalla partitura di Stravinsky.

E da quel 1913 ciascun coreografo che abbia cercato il confronto con Le Sacre ha dovuto cercare nella danza e nel corpo dei danzatori una ragion d'essere altrettanto forte e sconvolgente quanto il granitico e insieme turbolento muro sonoro innalzato da Stravinsky, per non restarne, alla fine, schiacciato.

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AfteRite (Foto di: Brescia e Amisano - Teatro alla Scala)

La sfida di McGregor

Ultimo di una prestigiosa serie di autori, Wayne McGregor ha affrontato la sfida del Sacre quattro anni fa per l'American Ballet Theatre e vi è tornato ora, concependo per il Balletto della Scala un dittico stravinskiano, nel quale la sua lettura, intitolata AfteRite, è seguita dalla novità assoluta LORE, sulla partitura di Les Noces, andata in scena dieci anni dopo Sacre ancora ad opera di una Nijinsky, la geniale Bronislava. All'accostamento dei due titoli, pertinente fin dalle sue motivazioni storiche, McGregor, complice preziosa la scrittrice zma Hameed, ha aggiunto una tessitura drammaturgica tanto potente quanto suggestiva : se infatti in AfteRite assistiamo agli ultimi giorni della Terra e alla battaglia per la sopravvivenza del pianeta e del genere umano che porterà alla più tragica delle scelte, in LORE ( termine che allude alla trasmissione delle tradizioni di un popolo) seguiamo il destino dei superstiti dell'antica tragedia e le loro possibilità di adattamento alle regole del nuovo ordine.

Una scelta drammatica

Come già nel Sacre originale, anche AfteRite, si diceva, ha al suo centro una scelta drammatica. Nella terra desolata dove McGregor ambienta il lavoro (l'ispirazione viene dal Deserto di Atacama, la landa più arida del pianeta, dove i telescopi scrutano i cieli e le madri dei desaparecidos cileni ancora vagano alla ricerca dei resti dei propri figli) l'unica speranza di continuità della specie è intravista nella serra di vetro dove sono custodite alcune piante preziose, segni tangibili di un ciclo vitale. La custodiscono due bambine, anch'esse speranzoso segno di una continuità della specie. Ma non è così. Una dovrà essere sacrificata per questo e sarà proprio la madre in una scena agghiacciante a scegliere quale delle sue creature dovrà soccombere.

LORE (Foto di: Brescia e Amisano - Teatro alla Scala)

È lei dunque il fulcro del pathos di AfteRite, creatura disperata e rabbiosa cui Alessandra Ferri -già creatrice del ruolo con American Ballet Theatre -torna a portare la sua statura assoluta di tragédienne della danza. C'è qualcosa però che nel lavoro frena l'empatia totale del pubblico: la danza di McGregor (che curiosamente, forse unico nella storia di Sacre, fa usare le punte, concettualmente antitetiche ai temi del lavoro) risulta qui spesso ‘”frenata” scegliendo di aderire prudentemente alla ritmica stravinskiana, restando “dentro” i suoi confini e stilizzando gli inconfondibili policentrismi in movimenti più estetici che drammatici: solo nel furibondo duetto conclusivo della Ferri con il suo aguzzino forma e contenuto trovano il perfetto connubio amplificato dalla terrificante musica stravinskiana per la danza dell'Eletta.

LORE - Agnese Di Clemente, Timofej Andrijahenko e Claudio Coviello (Foto di: Brescia e Amisano - Teatro alla Scala)

La libertà di LORE

In questo senso il ritmo aguzzo e secco di Les Noces, i canti scanditi dalle sonorità senza tempo, la gravità dei canti cristallizzata dagli accenti musicali sembrano attagliarsi meglio all'autore, che vira verso una maggiore astrazione. Anche qui la fissità di blocchi che rimandano agli strutturalisti del primo Novecento evoca il muro di tradizioni che la nuova società deve stravolgere. Ma è l'inconfondibile dinamica ‘McGregor' che finalmente dilaga sulla scena, con flussi allo stesso tempo sensuali e guizzanti di energia, il ‘dissesto' del corpo dei danzatori, i duetti che esplorano complesse prese e modalità di partnering e ci raccontano le diverse possibilità dell'amore per gli esseri umani.

AfteRite+LORE coreografia W.McGregor, musica I.Stravinsky. Corpo di Ballo, Orchestra, Coro del Teatro alla Scala fino al 7 luglioArgomentiCorpo di Ballo della ScalaWayne McGregorLe Sacre du Printemps

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