fondazione merloni

Nelle Marche industrie alle prese con bisogno di innovazione e crescita dimensionale

Nella classifica del 2019 Ariston thermo è l’unica azienda della regione a superare il miliardo di giro d’affari (1,7 mld), seguita a grande distanza da Tod’s (916 milioni) e Conad Adriatico

di Michele Romano

Ariston Thermo (Imagoeconomica)

3' di lettura

Passare dalla resilienza al cambiamento, dalla capacità di reggere l'impatto con la crisi pandemica alla necessità pressante di riavviare gli investimenti necessari per affrontare il nuovo contesto competitivo che sta emergendo: è il monito della Fondazione Aristide Merloni contenuto nella tradizionale classifica delle imprese delle Marche, giunta all'edizione 34. Un monito che spinge a ripensare il modello marchigiano e che ha origini ben più lontane rispetto alla crisi attuale, nei cambiamenti di scenari cui abbiamo assistito negli ultimi decenni e a cui il sistema regionale non è stato in grado di rispondere adeguatamente: «Penso ai nuovi processi di globalizzazione, alla rivoluzione della digitalizzazione e, più di recente, alla sfida della sostenibilità ambientale», spiega Donato Iacobucci, coordinatore della Fondazione Merloni, che segnala anche «un relativo ritardo delle imprese nell'adozione di modelli di governance e, a cascata, di modelli organizzativi e gestionali più avanzati di quelli diffusi nelle imprese regionali, che si rifanno in larga misura alla tradizione artigiana e alla gestione familiare»; tradizioni di grande valore e che hanno consentito a molte imprese di ottenere ottime performance, «ma non sempre adatte alle nuove condizioni di mercato». Accanto a un nuovo modello sono necessari anche «nuovi indirizzi e nuovi strumenti di politica industriale, che tengano in adeguata considerazione sia gli interventi verso l'imprenditorialità e le piccole imprese sia i problemi e le esigenze delle medie e grandi imprese, valorizzandone il diverso ruolo in un'ottica di filiera e di complementarità». «Per questo non è sufficiente limitarsi agli interventi di sostegno alla sopravvivenza delle imprese, fondamentali nel breve periodo – sottolinea Francesco Merloni, presidente della Fondazione - che dovranno progressivamente essere sostituiti da interventi che promuovono o facilitino il cambiamento e l'innovazione: sia nelle imprese esistenti, sia con l'immissione di nuove energie imprenditoriali; in entrambi i casi, fattore chiave sarà il capitale umano».
A leggere i bilanci aggiornati al 2019, le posizioni della Classifica sono praticamente bloccate da anni, con Ariston Thermo Group che si conferma l'unica impresa delle Marche a superare il miliardo di euro di ricavi (1,7 miliardi e +6,1% rispetto all'anno precedente) e fra le imprese maggiormente internazionalizzate non solo nel panorama regionale ma italiano; più indietro Tod's (916 mln.); i grandi player della grande distribuzione alimentare: Conad Adriatico (878 mln.) e Magazzini Gabrielli (715 mln.); la BIESSE (706 Mmln,).
Prima della pandemia, il 2019 aveva consegnato un tessuto economico mediamente più solido e migliore rispetto alla situazione del 2009, sia sotto l'aspetto finanziario che sul piano della redditività, anche se dietro questo dato qualitativo si nascondono due criticità. La prima è legata al progressivo dimagrimento del numero delle aziende attive (dalle oltre 200.00 nel 2009 alle 180.000 attuali), con un notevole ridimensionamento delle piccole (l'avvio di nuove imprese è passato dalle 12.000 all'anno del periodo pre-crisi alle 8.000 degli ultimi anni) , e con numerose medie e grandi imprese acquisite da grandi gruppi italiani o esteri. «Fenomeno aumentato negli ultimi anni e che non è controbilanciato da un'altrettanta vivacità da parte delle medie e grandi imprese regionali nel fare le acquisizioni in Italia e all'estero», osserva Iacobucci e che ha determinato alla lunga un indebolimento del tessuto delle grandi imprese presenti nelle Marche, «comparativamente più debole di quella che osserviamo nelle regioni, come il Veneto e l'Emilia-Romagna con cui si è soliti confrontarsi». La seconda criticità è legata alla gestione degli investimenti con il freno tirato, che penalizza in particolare alcune delle principali produzioni regionali che si trovano in una fase di maturità o di declino del ciclo di vita.
«Eppure proprio questo processo di selezione – conclude Merloni - ha lasciato un sistema più solido con maggiori possibilità di resilienza agli shock di domanda e di offerta che si sono registrati nel corso del 2020; e che dovrebbe favorire la capacità di ripresa nei prossimi mesi, lungo un sentiero di crescita che dipenderà in modo cruciale anche dalla capacità di utilizzare al meglio le risorse messe a disposizione dalla UE».

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