protocolli di sicurezza

Nelle Pa concorsi in presenza dal 15 febbraio: sindaci e dirigenti responsabili per il Covid

Gli enti organizzatori autocertificano il rispetto del protocollo di sicurezza. Obbligatori il piano, la formazione del personale e l’informazione ai candidati

di Arturo Bianco

3' di lettura

Le amministrazioni pubbliche possono dal 15 febbraio tornare ad effettuare i concorsi e le altre prove selettive (progressioni verticali, mobilità volontarie e altro) che richiedono una prova scritta o preselettiva in presenza, e gli esami orali. Ma devono rispettare rigidi vincoli di sicurezza contenuti nel Protocollo adottato dalla Funzione Pubblica in applicazione delle prescrizioni dettate dal Dpcm del 14 gennaio. La concreta applicazione di questo documento impone uno sforzo notevole agli enti: basta ricordare l’adozione di un piano, la formazione del personale, l'informazione preventiva a tutti i candidati delle condizioni per potere essere ammessi alle prove, e l’assunzione di una specifica responsabilità in capo al dirigente o al legale rappresentante, cioè al sindaco. Tutti gli enti devono infatti informare il dipartimento della Funzione pubblica dello svolgimento delle prove concorsuali in presenza, autodichiarando il pieno rispetto delle previsioni dettate dal protocollo.

Piano per garantire prove in Sicurezza

Le amministrazioni devono sia adottare un piano in cui riassumere tutte le misure di sicurezza sia garantire che il personale impegnato nei concorsi e nelle attività di supporto sia adeguatamente formato, al pari dei componenti delle commissioni concorsuali. Occorre informare preventivamente tutti i candidati delle condizioni che rendono possibile il loro accesso nella sala in cui si svolgeranno le prove scritte o preselettive, e cioè: assenza di accompagnatori, assenza di alcun tipo di bagaglio, assenza di tosse o difficoltà respiratorie o altri sintomi riconducibili all’infezione da Covid-19. Inoltre, non devono essere sottoposti a quarantena o isolamento domiciliare fiduciario o al divieto di allontanamento dalla propria dimora, devono esibire un tampone negativo (anche rapido) effettuato entro le 48 ore precedenti e devono indossare una mascherina chirurgica che, peraltro, va messa a disposizione da parte dell'amministrazione.

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Gli enti devono assicurare che in ogni sessione di esami, intesa anche come sede, siano presenti non più di 30 candidati e che ogni singola sala sia utilizzata per non più di due sessioni giornaliere, così da garantire che i locali possano essere puliti tra le prove.

Penne monouso e plexiglas

La sede in cui gli esami vengono svolti deve essere sottoposta alle rigide misure di sicurezza dettate per lo svolgimento delle attività in tutti i locali pubblici: distanza di almeno un metro che deve diventare di almeno due nella sala in cui si svolgono gli esami, sanificazione, frequente areazione, percorsi distinti per l’entrata e l’uscita con la presenza di un’adeguata cartellonistica, presenza di dispenser per l’igienizzazione delle mani, barriera in plexiglas per il personale che procede all’identificazione dei candidati, con la presenza di un’apertura per il passaggio dei documenti, disponibilità per i candidati di una penna monouso. Spetta alle amministrazioni decidere se attivare, vicino alla sede, una struttura di pre-triage e predisporre l’assistenza medica.

Il Protocollo ricorda che i candidati che hanno una temperatura corporea superiore a 37,5° non possono effettuare la prova in quanto non sono ammessi alla sala in cui si svolge. Lo stesso divieto si applica a chi è in quarantena o in isolamento fiduciario o ha sintomi riconducibili al Covid. Il che priva questi soggetti della possibilità di sostenere l’esame: circostanza che per il Tar del Friuli Venezia Giulia (sentenza numero 415/2020) non è legittima. In via prudenziale, è opportuno che le amministrazioni valutino se prevedere anche un controllo ulteriore della temperatura, oltre al termoscanner, e l’introduzione di una prova suppletiva.

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