PUBBLICA ISTRUZIONE

Nelle scuole 5mila esuberi tra i lavoratori dei servizi di pulizia

Da gennaio 2020 scattano 16mila procedure di licenziamento, a fronte di 11.263 riassunzioni da parte del ministero della Pubblica istruzione. Secondo le imprese alla scadenza degli appalti è a rischio la pulizia dei plessi scolastici e la didattica

di Giorgio Pogliotti


Le scuole che preparano meglio al lavoro e all’università

2' di lettura

Nei servizi di pulizia delle scuole si rischiano quasi 5mila esuberi. Da gennaio 2020 tra i lavoratori degli appalti delle pulizie delle scuole statali scatteranno circa 16mila procedure di licenziamento, a fronte di 11.263 riassunzioni da parte del ministero della Pubblica istruzione. È uno degli effetti delle cosiddette “internalizzazioni” disposte dal decreto legge 126/2019 con le “misure di straordinaria necessità e urgenza in materia di reclutamento del personale scolastico e degli enti di ricerca e di abilitazione dei docenti”.

Le aziende chiedono un confronto con il governo
Considerando che il numero attuale degli addetti alle pulizie è già adesso insufficiente a coprire il fabbisogno di oltre 30mila plessi scolastici italiani, l’operazione desta non poche preoccupazioni. In una conferenza stampa unitaria i vertici di Anip-Confindustria, Legacoop produzione e servizi, Confcooperative lavoro e servizi hanno chiesto al governo di essere convocate per aprire un tavolo istituzionale per trovare una soluzione ed «evitare un vero e proprio salto nel buio ai lavoratori e le loro famiglie».

In arrivo ricorsi delle imprese
Secondo queste associazioni nel decreto emergono profili di incostituzionalità, in contrasto con norme europee, i tempi di attuazione sono troppo stretti. «Dalla pubblicazione del decreto deriverebbero innumerevoli ricorsi - spiega Lorenzo Mattioli (Anip-Confindustria) - rendendolo inattuabile nei tempi necessari. A gennaio 2020 le scuole non saranno né pulite né manutenute, con rischio per la didattica, senza garanzie per la salute e l’incolumità di alunni e docenti».

Una criticità è l’obbligo per i candidati di presentare domanda solo nell’ambito provinciale nel quale già prestano servizio, che secondo le imprese è «in palese violazione dei principi costituzionali e comunitari», inoltre il paradosso è che «il decreto viene presentato come strumento per superare il precariato, mentre assume dipendenti che già erano a tempo indeterminato presso il privato».

Per Fabrizio Bolzoni (Legacoop), vanno piuttosto sostenuti «percorsi di corretta esternalizzazione a tutela di lavoratori e aziende che rappresentano un comparto rilevante nell’economia del Paese». Massimo Stronati (Confcooperative) sottolinea che «un’internalizzazione che crea esuberi non è un bel segnale al Paese, non ci sono solo Ilva o Alitalia. Abbiamo 5mila esuberi e imprese condannate a pagare la NaSpI per circa 80 milioni per un appalto che finisce per volontà dello Stato».

Sindacati: nuove mobilitazioni contro gli esuberi
L’operazione preoccupa anche il sindacato, che per voce di Tania Scacchetti (Cgil), pur giudicando il processo di internalizzazione avviato «utile e positivo, anche per mettere fine a comportamenti inaccettabili di alcune imprese e cooperative», evidenzia alcune criticità: «a causa delle scelte fatte dal Governo nella definizione del quadro normativo e finanziario, che prevede un taglio di 170milioni, si produrranno migliaia di esuberi». Anche la Cgil chiede di aprire un tavolo interministeriale per «individuare tutte le soluzioni utili a salvaguardare i livelli occupazionali e di reddito».

Il sindacato è pronto a proseguire «la mobilitazione messa in campo da mesi programmando ulteriori iniziative già all'inizio della prossima settimana».

Per approfondire:
Sindacati in coro: il decreto scuola va cambiato
Fioramonti in Parlamento: più risorse per le mense scolastiche

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