Retail

Nelle vie della moda canoni di locazione verso la graduale ripresa

Il calo del tasso di sconto sul costo di partenza segnala un mercato vivace nelle strade di Verona e Cortina. A Venezia prezzi stabili o in risalita

di Valeria Zanetti

Fashion. È il Nord a trainare il comparto italiano con una percentuale di tasso di sconto in lieve diminuzione (foto, Ponte di Rialto a Venezia)

3' di lettura

Le vetrine di Cortina, Venezia e Verona, dove si trovano le più prestigiose strade del lusso del NordEst, tornano a essere più scintillanti e addobbate che mai in occasione delle Feste. L’auspicio è di vivere una stagione di riscatto dopo i momenti più duri della pandemia. Il 2020 è stato infatti molto difficile per il settore moda, che quest’anno evidenzia una ripresa timida ma costante, soprattutto nel secondo semestre, come certifica il report Fashion & High Street 2021 realizzato da World Capital Group, società specializzata nell’intermediazione, investimento e consulenza immobiliare e Federazione Moda Italia-Confcommercio.

Lo studio analizza l’impatto che la lunga frenata del comparto ha determinato sulla distribuzione e quindi anche sui canoni degli affitti dei punti vendita e sui tempi medi di locazione, condizionati dalla netta ascesa dell’ecommerce, che ha ridimensionato la fruizione e l’accesso ai negozi fisici.

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Il retail fashion concentra in Veneto circa 200mila unità, l’8% del totale nazionale. Il Friuli VG aggiunge 27mila e 500 punti vendita (1,1%). Le vetrine della moda si trovano soprattutto nei capoluoghi (69,8%). Emerge che in Italia è il Nord a trainare il comparto con una percentuale di tasso di sconto in lieve diminuzione, una forbice dei canoni di locazione (valore medio minimo -1,2% e valore medio massimo +1,2%) che si allarga e i rendimenti in lieve ridimensionamento. In sostanza, soffermandoci sui dati relativi ai rendimenti nelle High Street di Cortina, Venezia e Verona, «il trend conferma una legge fondamentale degli investimenti e cioè che il rendimento è sempre proporzionale alla rischiosità dell’impiego. È così evidente che nelle piazze più di appeal, come quelle del Nord Italia, e nelle location vicine al centro della città gli immobili commerciali rendano meno che in periferia, perché garantiscono una maggiore continuità reddituale» osserva il ceo di World Capital, Andrea Faini. Quanto al calo del tasso di sconto effettuato dal prezzo di partenza «è un segnale che indica un mercato vivace e in cui resta poco margine per le negoziazioni. Nonostante gli effetti della pandemia, quindi, l’asset class retail si conferma interessante per gli investitori», aggiunge.

Queste dinamiche caratterizzano anche la dozzina di high street venete. In Corso Italia, a Cortina, gli affitti calano, compresi tra gli 850 ed i 2.250 euro al metro quadrato l’anno. Il tempo medio di locazione è sceso e lo sconto medio praticato sul prezzo di partenza oscilla tra il 6 ed il 14,5%. A Venezia, invece, con sei location del lusso, i prezzi sono tutti stabili o in salita. Su le quotazioni degli store di calli Frezzeria e Merceria come pure della regina delle piazze, San Marco, dove il metro quadro oscilla tra i 2.350 e i 5.200 euro l’anno. Nelle calli Merceria, Vallaresso e in Campo San Bisenzio i tempi medi per affittare si dilatano fino a otto mesi, mentre a San Marco ne bastano quattro. Solo in via XXII Marzo i canoni minimi sono in discesa, a 1.400 euro al mq. Infine Verona, con cinque strade analizzate - Cappello, Mazzini, Pellicciai, Roma e corso Porta Borsari – e una situazione più fluida. In via Mazzini, i canoni più salati, tra 1.350 e 2.700 euro; sconti sul prezzo di partenza che variano tra il 4,3 e il 6% e tempi di attesa tra 4 e 6 mesi. I negozi più ampi evidenziano ovunque quotazioni in salita.

Il contesto generale, soprattutto al Centro Sud, comunque non è roseo. Federazione Moda Italia stima per fine pandemia la chiusura di 20mila punti vendita. «L’anno scorso abbiamo perso oltre 20 miliardi di consumi interni sui 60 del 2019, contenendo le perdite di fatturato con forti sconti e promozioni, che hanno ridotto la marginalità delle imprese, a vantaggio dei colossi del web», ragiona il presidente, Renato Borghi. In fumo sono andati tra l’altro 7,5 miliardi di acquisti da parte dei turisti extraeuropei, amanti del made in Italy, con uno scontrino medio di 861 euro, che a causa dell’emergenza sanitaria sono rimasti in patria. La preoccupazione torna a materializzarsi in queste settimane, secondo Giannino Gabriel, alla guida di Confcommercio Federmoda Veneto. «Le vendite hanno ripreso quota in settembre e ottobre, ma adesso c’è timore per l’aumento dei contagi, che frena il consumatore o lo indirizza sullo shopping online», riferisce. «Nelle città d’arte e turismo, come Venezia, stanno arrivando diverse disdette per Natale e mancheranno ancora russi, statunitensi e cinesi. Speriamo almeno nei clienti locali», conclude.

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