Opinioni

Nello scacchiere post covid l’Asia ha fatto la prima mossa

di Enrico Letta

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(REUTERS)


3' di lettura

Nei giorni in cui un Occidente sempre più scosso da fratture sembra prossimo allo stallo, da Oriente arrivano segnali di dinamismo e ricomposizione.

La fotografia dell’ordine mondiale oggi è contrassegnata da questo contrasto ed è quantomeno straniante. Di certo, desta impressione la sincronia tra l’annuncio della firma, ad Hanoi, della Regional Comprehensive Economic Partnership (Rcep), il più grande accordo economico-commerciale della storia recente, e le cronache sulle convulsioni post elettorali negli Stati Uniti o quelle che raccontano le divisioni tra Unione europea e Regno Unito che su Brexit, di fatto, congelano l’Europa.

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Il Rcep – firmato tra i Paesi dell’Association of Southeast Asian Nations (Asean) e i leader di Cina, Giappone, Australia, Corea del Sud e Nuova Zelanda – dà vita alla più vasta area di libero scambio del mondo. Una volta in vigore, dopo i circa due anni previsti per le ratifiche, raccoglierà in un’unica “casa economica” circa un terzo della popolazione e del Pil mondiale.

La portata dell’accordo è enorme anche sotto il profilo politico; per la prima volta Cina, Giappone e Corea del Sud – rispettivamente la prima, terza e quinta potenza manifatturiera del mondo – sono collegate da un accordo le cui ambizioni vanno ben al di là del libero scambio. Il trattato si estende a commercio, servizi, investimenti ed e-commerce, stabilisce regole per la concorrenza, semplifica procedure doganali.

È il primo grande salto di scenario del post Covid: arriva, significativamente, dall’Asia e va sotto il segno del multilateralismo e del rilancio degli scambi. Soprattutto è un messaggio positivo a livello globale, potenzialmente in grado di generare un effetto emulativo e, dunque, di indirizzare scelte nella stessa direzione.

La verità è che ci saremmo aspettati che una ripartenza simile, caricata della medesima forza visionaria, fosse appannaggio anzitutto del mondo occidentale. O meglio è così che siamo stati abituati a leggere le grandi cesure che nei tornanti più delicati hanno scandito la storia delle relazioni internazionali. Stavolta è andata diversamente e la svolta è arrivata da Est. Ora spetta a noi europei misurarci con questa novità e con il profondo impulso a favore del multilateralismo. Un impulso che giunge, non a caso, proprio dopo la sconfitta di Trump.

Per l’Europa non sarà facile. L’emergenza sanitaria e la crisi economica sembrano condizionare tutto il resto, spingendo in direzione esattamente contraria: più rilocalizzazioni, più protezionismo, meno scambi commerciali. Sarebbe un drastico e dannoso ritorno al passato, una evoluzione che l’annuncio del Rcep può contribuire a rallentare e poi arrestare.

Per qualcuno, con l’accordo si avvera la profezia del “secolo asiatico”, dello spostamento del baricentro dell’economia mondiale verso l’Asia. Al di là dei trionfalismi o delle letture troppo a caldo, di certo c’è che i Paesi Rcep diventano imprescindibili interlocutori di qualsiasi prospettiva di sviluppo mondiale.

Estremamente significativo è stato il ruolo dell’Asean, all’origine e al centro di questo processo, avviato nel novembre 2011 al summit di Bali. Non deve sorprendere che i negoziati si siano protratti per oltre otto anni, vista la complessità e l’ambizione dell’accordo e gli ostacoli nel frattempo frapposti. Solo lo scorso anno, ad esempio, il ritiro dell’India ha fatto temere che il processo si arenasse, ma ancora una volta proprio i Paesi Asean hanno spinto per andare avanti, lasciando la porta aperta per un futuro ingresso di New Delhi.

Per la comunità internazionale, l’accordo conferma che gli equilibri mondiali stanno cambiando. Per l’Europa e per l’Italia invece rappresenta un monito: in futuro la nostra prosperità non potrà più prescindere da questa area del mondo.

Infine, per l’Associazione Italia-Asean, la firma di Hanoi è la prova che l’intuizione alla base della sua fondazione era quella giusta e che occorre proseguire con la stessa determinazione nel costruire ponti con i 10 Paesi Asean. Esattamente cinque anni fa, in questi giorni, il Presidente Mattarella apriva la strada dei rapporti con l’Asean, primo leader italiano a visitarne la sede a Jakarta. Seguirono la nascita del’Associazione Italia-Asean e un lavoro proficuo svolto dalle istituzioni italiane fino al risultato del raggiungimento, quest’anno, dello status di partner strategico Asean per l’Italia. Siamo, tra gli Stati europei, uno dei meglio posizionati per cogliere i frutti di questo dinamismo asiatico. Ciò può e deve ora essere una delle priorità strategiche del nostro Paese.

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