ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùTensioni sullo Stretto

Scatta l’allerta, 150 caccia cinesi in quattro giorni sui cieli di Taiwan

La Cina rivendica Taiwan come proprio territorio, da prendere anche con la forza. Taiwan dichiara che difenderà la sua sovranità e la sua democrazia

di Rita Fatiguso

Articolo aggiornato il 5 ottobre alle 09:29

4' di lettura

Altre 56 incursioni di jet cinesi segnalate nottetempo nello spazio aereo di difesa di Taiwan. Salgono a 150 in soli quattro giorni, Taipei è in stato di allerta. Il Consiglio per gli affari continentali (Mac) accusa Pechino di «danneggiare gravemente lo status quo di pace e stabilità nello stretto di Taiwan». Il portavoce Mac Chiu Chui-cheng chiede «alle autorità cinesi di interrompere immediatamente le sue azioni provocatorie non pacifiche e irresponsabili». In una nota scrive che «la Cina è la colpevole di aver causato tensioni tra i due lati dello stretto di Taiwan, e ha ulteriormente minacciato la sicurezza e l’ordine regionali», aggiungendo che Taipei «non scenderà mai a compromessi e non cederà alle minacce».

Le proteste del Governo di Taiwan

Ben 150 incursioni in quattro giorni sono troppe. «Taiwan deve essere in allerta. La Cina è sempre più sopra le righe», ha puntualizzato il premier Su Tseng-chang. La Cina rivendica Taiwan come proprio territorio, che dovrebbe essere preso con la forza se necessario. Taiwan difende la sua sovranità e dichiara che difenderà le sue libertà e la democrazia.

Loading...

Il presidente di Taiwan, Tsai Ing-wen, al potere dal 2016, ha fatto della modernizzazione delle Forze armate una priorità, concentrandosi sull’uso di nuove armi mobili per rendere più costoso possibile qualsiasi attacco della Cina, trasformando Taiwan in un “porcospino”.

Tsai sostiene che la caduta di Taiwan in Cina provocherebbe conseguenze «catastrofiche» per la pace in Asia. Taiwan non cerca uno scontro militare, ha detto Tsai, «ma se la sua democrazia e il suo stile di vita sono minacciati, Taiwan farà tutto il necessario per difendersi».

La richiesta di Taiwan di entrare nel CpTpp, l’accordo di libero scambio transpacifico, a distanza di nemmeno una settimana dall’identica mossa di Pechino, ha innalzato inevitabilmente il livello delle frizioni sullo Stretto. Simili spedizioni, non nuove a Pechino, sono realizzate per «proteggere la sua sovranità» e contrastare la «collusione» tra Taiwan e gli Stati Uniti.

La Cina sta costruendo un aeroporto su una lingua di terra rivendicata nel mare tra le isole Dasha e Xiaosha, al largo della costa a Est della contea di Pingtan. E ha avvisato che se ci saranno truppe americane sull’isola di Taiwan, «le schiacceremo con la forza».

La miccia dell’adesione al CpTpp

Pechino non riconosce la sovranità di Taipei e, quindi, qualsiasi adesione a organismi internazionali è una provocazione. Come l’adesione di Taiwan al Comprehensive and Progressive Agreement for Trans-Pacific Partnership (Cptpp), a una settimana dalla lettera inviata dalla Cina, peraltro nel pieno della crisi dell’accordo dei sottomarini Aukus.

La mossa ha irritato profondamente i cinesi. Il CpTpp è il patto commerciale siglato nel 2018 da Australia, Brunei, Canada, Cile, Giappone, Malesia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore e Vietnam, nato sulle ceneri del Trans-Pacific Partnership (Tpp) voluto da Barack Obama, ma disertato clamorosamente dal successore, Donald Trump.

Il ministro del Commercio cinese Wang Wentao in carica dall'inizio del 2021, ha sottoposto la lettera scritta al collega neozelandese Damien O'Connor, depositario legale dell'accordo di libero scambio, avviando così la procedura ufficiale, sull'esempio dell'ultima arrivata in coda, la Gran Bretagna. Qualche giorno dopo Taiwan ha fatto altrettanto. Per Pechino Taiwan politicamente non esiste, nè giuridicamente. Accettare la lettera di adesione è stato considerato un fatto gravissimo.

Gli effetti della nuova politica Usa

Gli Stati Uniti, il principale fornitore militare di Taiwan, hanno descritto le crescenti attività militari della Cina vicino all’isola come destabilizzanti e hanno ribadito il loro impegno «solido come una roccia» nei confronti di Taiwan. La Cina dà la colpa agli Stati Uniti per le tensioni dovute alla vendita di armi e al sostegno all’Isola.

Il Giappone spera che Taiwan e Cina possano risolvere le loro divergenze pacificamente, attraverso i colloqui. «Il Giappone crede che sia cruciale che la situazione intorno a Taiwan sia pacifica e stabile», ha detto il ministro degli Esteri Toshimitsu Motegi. «Inoltre, invece di limitarci a monitorare la situazione, speriamo di valutare i vari possibili scenari che potrebbero sorgere per considerare quali opzioni abbiamo, nonché i preparativi che dobbiamo fare».

Mezzi dellla Marina giapponese, statunitense, britannica, olandese, canadese e neozelandese hanno tenuto esercitazioni congiunte vicino a Okinawa durante il fine settimana, comprese le portaerei statunitensi e britanniche.

Davanti a queste continue pressioni Taiwan cerca l’appoggio di Washington, la cui immagine è uscita appannata dalla svolta afghana con Kabul abbandonata nel caos.

Gli Usa devono decidere se attuare fino in fondo un'altra eredità dell'era di Donald Trump, il Taipei Act (Taiwan Allies International Protection and Enhancement Initiative Act), diventato legge nel marzo 2020 con il voto bipartisan degli schieramenti.

Lì si scrive a chiare lettere che gli Stati Uniti interverranno «contro chi compromette sicurezza e prosperità di Taiwan» e che gli Usa sosterranno «il crescente ruolo nell'area dell'Asia-pacifico».

Sosterranno anche l’adesione a organismi internazionali e quindi eventualmente al CpTpp, anche se gli Usa al momento non ci sono (e nemmeno nel Rcep, l’accordo alternativo che copre 17 Paesi asiatici). Un bel problema.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti