effetto lock down

Musei senza reddito, perdono fino a 50mila euro a settimana

Dal sondaggioNemo sulla principale rete che unisce i musei europei (oltre 650) valutato l'impatto dell'emergenza sui ricavi, sul personale e sul digitale

di Roberta Capozucca

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Dal sondaggioNemo sulla principale rete che unisce i musei europei (oltre 650) valutato l'impatto dell'emergenza sui ricavi, sul personale e sul digitale


4' di lettura

Con l'annuncio il 10 aprile (nuovo Dpcm) del Presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte della riapertura delle librerie, a partire dal 14 aprile, molti si sono precipitati a chiedere l'estensione del provvedimento anche ad altri luoghi della cultura, sottolineando come ad esempio i musei potrebbero facilmente attivare i sistemi di razionamento degli ingressi richiesti, in quanto già utilizzati per tutelare i beni conservati al loro interno (Appello Associazione per l'Economia della Cultura ). Ma l'ordinanza preoccupa gli operatori di settore che prevedono delle conseguenze negative sui bilanci di queste istituzioni che, già provate dalla chiusura prolungata, non riuscirebbero a reggere lo squilibrio economico tra gli altissimi costi di gestione e il ridotto numero di accessi.

Per comprendere meglio la profonda crisi che ha colpito l'intero ecosistema culturale, il Network of European Museum Organisations (NEMO) ha lanciato la prima indagine europea sull'impatto del Coronavirus sui luoghi della cultura, offrendo uno spaccato delle principali difficoltà incontrate, ma anche delle strategie adottate per affrontare questo momento. Lo studio è stato realizzato grazie ai dati raccolti fino ad ora dal sondaggio ( survey ) promosso sul sito di NEMO, a cui sarà possibile partecipare fino al 17 aprile. L'analisi recentemente pubblicata fa dunque riferimento alle risposte raccolte nei primi 15 giorni dal lancio del sondaggio e si basa sul riscontro offerto dagli oltre 650 musei che vi hanno partecipato, provenienti sia dai 27 stati membri dell'Unione Europea che da altre parti del mondo (Stati Uniti, Filippine, Malesia, Polinesia francese, Iran).

Perdite finanziarie
Il primo dato ad essere preso in considerazione è relativo all'impatto finanziario della prolungata chiusura dei musei al pubblico. Secondo lo studio, ad eccezione di Svezia, Albania e Austria, il 92% delle istituzioni censite è stato costretto a serrare i battenti a seguito di provvedimenti nazionali, per una perdita di reddito che in alcuni casi arriva fino al 75-80% a settimana. Bisogna precisare che, per la maggior parte dei musei, le perdite non derivano solamente dalla mancate entrate di biglietteria, merchandising, bar e servizi, ma anche dal fermo ricevuto sui prestiti internazionali causato dal rinvio di quasi tutte le mostre in programma nel 2020. Sebbene non tutti i musei sono stati in grado di fornire dati sulle perdite degli ultimi 15 giorni, NEMO ha stimato che a settimana il 30% sta perdendo fino a 1.000 €, il 25% fino a 5.000 €, il 13% fino a 30.000 € e il 5% oltre 50.000 €. Per i più grandi musei europei, invece, come il Rijksmuseum di Amsterdam, il Kunsthistorisches Museum di Vienna o il Museo Stedelijk di Amsterdam si parla di perdite che vanno dai 100.000 ai 600.000 € a settimana.

LA PERDITA DI REDDITO SETTIMANALE
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Risorse interne
Anche se molti musei dichiarano di aver messo in stand-by le collaborazioni con professionisti freelance e volontari, la buona notizia è che circa il 70% dei musei partecipanti allo studio non ha ancora fatto ricorso al licenziamento di personale, impiegandolo invece in smart working e sulla base delle correnti necessità: circa il 50% dei musei ha dichiarato che oltre l'80% dei dipendenti lavora attualmente da casa. A difendere, per quanto possibile, il lavoro degli addetti museali sono subentrate, infatti, le fonti di reddito alternative o gli schemi nazionali di finanziamento per l'emergenza, anche se questi non sono disponibili in tutti i paesi coinvolti. Tali schemi comprendono principalmente la copertura degli stipendi e/o della perdita di reddito. I musei di 12 paesi riferiscono che sono in corso discussioni per un fondo per la cultura di emergenza, in otto paesi i musei segnalano che il fondo di emergenza è già in atto in altri 15 paesi non esiste un piano di finanziamento di emergenza. I sistemi di finanziamento differiscono da paese a paese: alcuni riguardano solo le organizzazioni finanziate con fondi pubblici, altri si applicano solo ai liberi professionisti.

LE DIMENSIONI DEL MUSEO
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Strategie di adattamento
Non sorprende, invece, come lo strumento maggiormente impiegato per superare questa delicata situazione sia il digitale: oltre il 60% dei musei conferma di aver aumentato la propria presenza online con una particolare predilezione per i social media (70%), ma solo il 13,4% dichiara di aver incrementato il proprio budget per le attività online. Bisogna anche ricordare che, se per molti musei si è trattato di potenziare o ampliare risorse digitali già esistenti magari attraverso il lancio di iniziative originali, per molte altre istituzioni la chiusura ha significato il dover installare quasi da zero un piano di comunicazione digitale.
La velocità d'intervento con cui le istituzioni hanno risposto all'emergenza sta già dando i suoi frutti: dallo studio emerge che il 40% dei musei ha registrato un aumento dei visitatori online, con un incremento che mediamente si attesta attorno al 20% a settimana e che, in alcuni casi, sale fino al 500%. Soprattutto alla luce di questi ottimi risultati, NEMO ha anche invitato i musei a raccontare quali iniziative digitali sono state organizzate dal o per il museo, raccogliendo le più interessanti in un documento ed esortando tutte le istituzioni europee a continuare ad investire sul digitale anche quando l'emergenza sarà superata.

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