Anime

Neon Genesis Evangelion, tutto quello che c’è da sapere

I segreti della serie spiegati da Carlo Cavazzoni, responsabile del settore video di Dynit e ideatore della «Ultimate Edition»

di Emilio Cozzi

«Neon Genesis Evangelion», il cofanetto va già a ruba

4' di lettura

Quando, un anno fa, Netflix Italia lo pubblicò con un doppiaggio realizzato ex novo che, per motivi diversi, non convinse, le recriminazioni dei fan diventarono trend topic per una settimana. Le proteste furono così insistenti da costringere la piattaforma a rimuovere la nuova versione e a prometterne un ritocco definitivo. Questo è Neon Genesis Evangelion: un anime di culto, una quasi fede, qualcosa che si deve difendere dalla blasfemia, vera o presunta. E qualcosa a cui oggi, 21 anni dopo il suo arrivo sui nostri teleschermi (via Mtv) e 26 dalla sua prima messa in onda in Giappone, l’italiana Dynit dedica un «Ultimate Edition Box-Set» da mandare in sollucchero i tanti, tantissimi discepoli. Pardon, fan.

Cofanetto già a ruba

Non è un caso se l’acquisto del cofanetto in pochi giorni sia già schizzato in testa alle classifiche online. Disponibile da mercoledì (a 129 euro la versione blu-ray), contiene tutta la serie creata da Hideaki Anno per lo studio Gainax, i film classici (Death True 2 e The End of Evangelion), due dischi extra con documentari, dietro le quinte, memorabilia e la colonna sonora in 5.1. In più, un libro di circa 140 pagine, un art book di 60, poster, cartoline e oggettistica assortita. Poche altre opere vantano un affetto così diffuso e duraturo, forse Star Wars, in Occidente, e Gundam o AstroBoy dall’altra parte del mondo. D’altronde non sono molti gli anime, per giunta di «robottoni», che su Wikipedia possono permettersi di essere rappresentati da una citazione come questa: «Senza conoscere altre persone non è possibile né tradirsi né ferirsi l’un l’altro. Però non è neanche possibile dimenticare la solitudine. Gli esseri umani non potranno mai affrancarsi dalla solitudine. Del resto ogni uomo è comunque solo. Ed è soltanto poiché è possibile dimenticarlo che gli uomini riescono a vivere».

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Introspezione psicologica, filosofia, messinscena avanguardistica – a tratti lisergica -, riferimenti mistici e religiosi (con la cabala, l’ebraismo ortodosso, la Bibbia e pure l’esoterismo a far capolino fra una sequenza e l’altra), fanno del capolavoro di Anno un’opera che ha oltrepassato i confini del genere per imporsi come paradigma di un’animazione adulta, colta, narrativamente sperimentale. La sua cornice narrativa importa poco: di primo acchito sembra la solita tiritera giapponese – e post atomica – in cui a piloti adolescenti è affidato il futuro del genere umano, minacciato da entità non meglio identificate cui si contrappongono a suon di schiaffoni gli «Eva», cioè i mecha dei protagonisti. È il modo con cui Anno racconta la storia a fare la differenza: l’azione è marginale, quasi un atto liberatorio rispetto alla solitudine, alla responsabilità disperata di cui i protagonisti sono obtorto collo investiti. Neon Genesis Evangelion è quindi un epico viaggio dentro la donna e l’uomo del futuro, fra le loro incertezze e un soverchiante senso di provvisorietà. È una riflessione a tratti criptica, ma sempre senza tempo. Che non a caso, a decenni dalla sua pubblicazione, infiamma immaginazione e animi. Ne abbiamo parlato con Carlo Cavazzoni, per Dynit responsabile del settore video e ideatore della «Ultimate Edition», curata da Luca Franciosi.

Carlo Cavazzoni e Hideaki Anno

Cavazzoni, la figura di Hideaki Anno è ammantata di leggenda. Avete avuto a che fare con lui?
Non direttamente, ma tramite una compagnia, la King Records, designata da Anno alla gestione. Ho però avuto il privilegio di conoscerlo nel 2016 a Cannes, quando cenammo insieme e parlammo dei suoi progetti. Mi è sembrata una persona riservata, ma molto disponibile. Mi è capitato di incontrarlo di nuovo qualche anno dopo, a Tokyo, quando visitai gli studi della Khara, la sua società di produzione. La cosa curiosa è che non sapevo l’avrei incontrato e quando ci accompagnarono a fare il tour dello studio ce lo presentarono come un qualsiasi altro operatore: «questo è X, questo è Y, lui è Hideaki Anno». La cosa mi ha impressionato, perché evidentemente anche Anno si raffronta col suo staff alla pari. Penso sia un approccio davvero bello, un modo di lavorare che temo si sia perso oramai.

Come si spiega il successo, imponente e duraturo, di un’opera tanto difficile?
Credo che molto del successo di Evangelion sia riconducibile al mistero che aleggia per tutta la serie: dalle prime puntate si è testimoni di fatti che non sono spiegati subito. È un aspetto che conferisce alla trama un fascino irresistibile. A onor del vero molti dettagli non vengono rivelati nemmeno in seguito e anche questo contribuisce al successo, perché ognuno può farsi la propria idea, avere la propria interpretazione. Con Neon Genesis Evangelion, l’anime è diventato adulto. È improbabile che, senza di lui, sarebbero arrivate opere come Cowboy Bebop, Puella Magi Madoka Magica, o anche l’adattamento di Berserk.

Come fu possibile la rivoluzione?
Credo sia stata la naturale evoluzione del genere robotico: ha accompagnato le generazioni degli anni Settanta (tra cui la mia), che nei Novanta erano cresciute e volevano qualcosa di più. In generale, poi, gli anime si riferiscono a un target adulto: i più grandi successi, e penso ad Akira, a Ghost In the Shell o a Gundam, sono tutti destinati ai più grandi. L’anno scorso la pubblicazione con un nuovo doppiaggio su Netflix scatenò una bagarre che portò alla rimozione della serie rivista.

Le nuove generazioni, cresciute fra esport e gaming, amano i «vecchi anime» quanto quelle che ne hanno visto la prima messa in onda?
Non credo siano tanti gli anime che possono vantarsi di avere interessato più generazioni. Evangelion è uno di questi: non esiste nulla di paragonabile, perché è un’opera pressoché unica, in cui traspare tutto l’amore del suo autore per il genere. Sono certo che questo abbia fatto e faccia la differenza: il pubblico, cresciuto a gaming o no poco importa, percepisce quando un’opera è realizzata con talento e passione.


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