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Nerone, il populista che (non) incendiò Roma

Il British Museum di Londra riapre i battenti dopo sei mesi con una mostra sull’imperatore romano, smontandone tutti i luoghi comuni arrivati nei secoli fino a Hollywood

di Simone Filippetti

Busto in marmo di Nerone. Italia, intorno al 55 dC. Foto di Francesco Piras. Su autorizzazione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo ̶ Museo Archeologico Nazionale di Cagliari

6' di lettura

Dimenticate lo spaccone Donald Trump, peraltro già dimenticato dai radar dei mediar; lo spettinato e pasticcione Boris Johnson, o il comico-politico Beppe Grillo. Sono tutti epigoni: il primo vero populista della storia è stato Nerone. Odiato dalle elite, che fecero di tutto per denigrarlo e consegnarlo alla Storia come un diavolo, ma osannato dalla plebe, l'imperatore ragazzino, che salì al trono a soli 17 anni, è l'incarnazione del motto “Panem et Circences”, la grande verità storica per governare su masse di ignoranti. Duemila anni dopo, l'imperatore più controverso della storia di Roma sbarca a Londra.

Il Signore del Male

Incarnazione del male assoluto, Nerone è stato consegnato ai posteri come una persona malvagia, persecutore dei cristiani, imperatore isterico e dannoso. Ma niente di tutto ciò è vero, o lo è solo in parte o è stato esagerato. Ma come già sapeva lo storico Tito Livio, della generazione precedente a Nerone, la Storia la scrivono sempre i vincitori. E nell'antica Roma il vincitore per secoli è stato SPQR, il Senato. E siccome i senatori non avevano mai gradito la nascita dell'impero, che toglieva loro potere, convivevano, sopportandoli, con quegli imperatori che li blandivano, come Augusto. Mentre congiuravano, disprezzavano e denigravano tutti gli altri. Usando il linguaggio moderno si potrebbe dire che Nerone è la vittima di una campagna d'odio dell'antichità; un bersaglio delle elite, un politico stritolato dalla macchina della propaganda.

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Nerone “incendia” Londra

Nerone “incendia” Londra

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Nerone brucia Roma, ma riapre Londra

Dopo quasi sei mesi di chiusura infinita, a Londra riaprono i musei da metà maggio. E' un evento eccezionale e il British Museum, l'istituzione culturale più importante del paese ha deciso di riaccogliere i visitatori con un omaggio a Nerone. Ennesima dimostrazione del grande fascino che gli inglesi nutrono per la cultura classica e per l'Italia. Nessun popolo ama la storia romana come i britannici, nemmeno i medesimi italiani. “Siamo felici di riaprire le porte del museo con l'imperatore romano Nerone” ha esordito il direttore-decano Neil MacGregor, da venti anni ormai alla guida del British Museum. “Nero the man behind the myth” (Nerone, l'uomo dietro al mito), che debutta il 27 maggio e chiude il 24 ottobre, è un'ottima e originale ricostruzione storica che coniuga il rigore britannico con il grande patrimonio italiano.

Dalla Britannia a Hollywood

Siamo attorno al 50 dopo Cristo, che in realtà per l'antica Roma è quasi l'anno 800 dalla sua fondazione. L'impero, creato pochi decenni prima da Augusto, è alla sua massima potenza: l'imperatore Claudio ha indicato come suo erede il giovane Lucio Domizio Enobarbo, per tutti Nerone. E' un ragazzo dotato, ha il migliore educatore dell'epoca, Seneca (il più grande filosofo di tutta la storia di Roma), ma è un impegno troppo difficile da gestire per un adolescente: il neo imperatore, 17enne e molto succube della ambiziosa madre, si ritrova a capo di un impero, peraltro freschi della recente annessione della provincia Britannia proprio da parte del padre putativo, già scosso da forti tensioni, tanto che poi sfociarono in rivolte, come quella della Regina Budicca che saccheggiò Londinium, e quelle dei Parti (Persiani), in Asia.

All'interno, la plebe di Roma è una massa di nullafacenti che crea problemi di ordine pubblico. All'esterno, le tribù di barbari iniziano a dare preoccupazioni. Sotto Nerone compaiono i primi segni del declino, militare, morale e sociale, che porteranno, secoli dopo all'implosione dell'impero. Nerone era l'ultimo discendente della dinastia giulio-claudia, quella che creò l'impero e con il pazzo incendiario finisce, anche se l'impero romano durerà ancora per altri quattrocento anni, dopo Nerone non ci sono stati più imperatori in linea dinastica, eredi al trono tramandati da una gens, poiché i successivi imperatori erano per lo più solo militari che si impossessavano del potere, se si eccettuano i Flavi o gli Antonini. L'Impero Romano, a suo modo, finisce con Nerone. E' una tesi affascinante che emerge dalla mostra: la scelta espositiva è fresca e veloce con una struttura a concetti. La controversa figura di Nerone è raccontata attraverso 200 pezzi, molti dei quali inediti perché arrivano da scavi recenti e altrettanti esposti per la prima volta nel Regno Unito, grazie al sostegno dello sponsor Bp, la compagnia petrolifera inglese, e di molti musei italiani (l'Archeologico Nazionale di Napoli e di Venezia).

I curatori della mostra, Thorsten Opper e Francesca Bologna, hanno però pescato anche dalla ricca iconografia del cinema. Nerone è stato forse l'imperatore più gettonato da Hollywood, cosa che ne ha diffuso la fama anche tra la gente comune. Non a caso, la mostra si apre con un fotogramma dal celeberrimo “Quo Vadis”, dove Peter Ustinov è Nerone con lo sguardo da maniaco che suona la cetra mentre Roma brucia, a immortalare la tremenda fama che Lucio Domizio si trascina da secoli. L'immagine di Nerone come un dissoluto esteta, dedito solo a lussi e mollezze, un imperatore debosciato, è distorta e uno degli effetti della mostra è di smontare i pregiudizi e la cattiva fama: di certo Nerone era un gaudente, con tratti di perversione, il primo imperatore a salire su un palcoscenico per recitare, ma è stato anche un capo militare, come un bellissimo bronzo da Oderzo, che lo raffigura in divisa militare, testimonia.

Tiranno o Statista

Nei suoi 14 anni di regno, Nerone è tristemente famoso per l'incendio di Roma: nel 64 dopo Cristo ha dato fuoco alla Città Eterna, per un capriccio estetico reso ancora più odioso dal divertirsi a comporre versi durante la tragedia. Questo lo fa finire di diritto nella lista dei cattivi nella storia degli imperatori romani. La realtà, però, è meno propagandistica e netta: ad andare a fuoco furono solo dei quartieri plebei che andavano rasi al suolo per essere ricostruiti. Non fu il gesto di uno squilibrato, in piena mania di onnipotenza, ma pianificazione urbanistica. Dopo l'incendio, o meglio “bonifica”, Nerone utilizzò 80 ettari tra i colli Palatino e Celio per erigere la strabiliante Domus Aurea, il più grande palazzo imperiale mai costruito e ancora oggi il monumento più importante dell'antica Roma, nonostante la fama del Colosseo. L'immagine di Nerone tramandata nei secoli, dal Senato fino a Hollywood, è quella di un tiranno pazzo e sanguinario. La verità storica è probabilmente quella di uno statista che incarnava i suoi tempi.

Donne & Potere

Il tiranno Nerone era in realtà succube delle donne: mai nella storia di Roma le donne hanno avuto un peso decisivo come nel suo regno. La grande “manipolatrice” era la madre Agrippina, spregiudicata e lussuriosa tanto da diventare la moglie del figlio: gli storici si interrogano se l'incesto fosse una perversione patologica di Nerone o un diabolico piano della madre. Altre donne, ugualmente spregiudicate e lussuriose, plasmarono la vita di Nerone: la seconda moglie Poppea e la terza Messalina, nessuna delle quali definibili come esempi di virtù muliebre. I gioielli in mostra, tra cui una squisita testa di Agrippina in pietra verde, proveniente da Salonicco, sono un esempio del lusso e dello sfarzo in cui le donne vivevano, al pari degli uomini.

Qualis Artifex Pereo

La mostra “Nero, the man behind the myth” ha un grande merito: togliere la figura di Nerone dal macchiettismo per renderle dignità storica. E, soprattutto, rivelare l'impressionante modernità di un imperatore che ha anticipato di secoli atteggiamenti e fenomeni del mondo contemporaneo: la spettacolarizzazione della politica, l'esibizione del proprio ego, e la cultura della performance come una dote di governo. Più che trovare nell'antica Roma dei tratti precursori della società attuale, il dato storico della mostra su Nerone è che tutte le epoche con alti livelli di benessere, che precedono una decadenza, hanno caratteristiche analoghe. La Roma del I secolo dopo Cristo era una civiltà molto simile all'attuale: una elite che godeva di un eccessivo consumismo, una società guidata dalla spasmodica ricerca del consenso (il circo e l'anfiteatro erano i social media dell'antichità), una classe dirigente persa in miopi lotte di potere; e una classe lavoratrice sempre meno motivata. Tutto questo porta inesorabilmente a un declino. Quando fu costretto a suicidarsi, racconta Svetonio, che nemmeno in quel tragico e fatale momento l'imperatore perse la sua propensione allo showbiz: “Qualis Artifex Pereo” (che grande artefice che muore”) disse mentre beveva il veleno. “Una vita per il cinema” avrebbero cantato secoli dopo Elio e le Storie Tese, dedicandola all'attore del porno John Holmes, ma sarebbe calzata a pennello per Nerone. Dopo la morte, il Senato decise che il suo nome sarebbe stato cancellato: la Abolitio Memoriae prevedeva la cancellazione di ogni ricordo, dalle statue ai ritratti. Una mossa puramente ideologica che duemila anni dopo ricompare pari pari nell'abbattimento delle statue, altrettanto ideologico, del movimento BLM. Nerone morì a soli 37 anni, ma oggi, grazie alla “riscoperta” del British Museum appare come un concentrato di modernità.


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